lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Terrorismo e shootings: ideologie per menti labili
Pubblicato il 17-06-2016


armiLa ricerca empirica dimostra che non c’è un collegamento diretto tra malattia mentale e comportamento criminale. Ciò nonostante, sussistono dei fattori indiretti che influenzano notevolmente il comportamento dell’individuo afflitto da problematiche mentali, per esempio e l’isolamento sociale, l’abuso di farmaci e di altre sostanze, l’assenza di supporti psicologici efficaci. Questo significa che le persone malate di mente potrebbero commettere atti criminali laddove sussistano degli elementi indiretti, inoltre, il fattore di rischio aumenta nei casi di psicosi e schizofrenia, che risultano essere, ad oggi, particolarmente difficili da gestire e portano spesso all’abuso di sostanze, proprio perchè i pazienti tendono a cercare la strada più semplice per alleviare i sintomi. Qualora invece i sintomi non venissero adeguatamente trattati, gli individui affetti da tali problematiche potrebbero sviluppare tendenze aggressive. Mettere a disposizione programmi di supporto e trattamenti efficaci è dunque fondamentale, sia per la salute dell’individuo, sia per la riduzione dei crimini violenti.

Considerando inoltre la facilità con cui è possibile reperire un’arma negli Stati Uniti, è palese che le opportunità di commettere i “mass-shootings” aumenti, basti pensare al fatto che, nel Dicembre 2015, si contavano 64.747 armerie e venditori individuali di armi (Misra, 2016). Nello stesso anno, nella città di Chicago (Illinois), dove si contavano 101 armerie, si sono verificati 13 mass-shooting (Misra, 2016). Un dato ancora più allarmante arriva dalla città di Charlotte (North Carolina), nella quale i venditori di armi erano 264 e superavano di gran lunga gli “Starbucks”, che erano solamente 79 (Misra, 2016). Ciò non significa che gli statunitensi preferiscano le armi ai Cappuccini, ma, tralasciando i metodi illeciti per reperire le armi, in alcune aree ottenerle potrebbe essere facile quanto bere un caffè. Certamente la licenza per la detenzione gioca un ruolo fondamentale, ma bisogna anche tenere in considerazione che non viene effettuata una valutazione del rischio quando la licenza viene conferita al cittadino. Inoltre, bisognerebbe sempre tenere a mente che non tutti coloro che hanno problemi mentali hanno anche alle spalle trattamenti psicologici o psichiatrici, pertanto per molti individui potenzialmente pericolosi, non sussistono delle documentazioni in grado di provare le loro condizioni.

A posteriori, è inutile per parenti ed amici pronunciare frasi come “Non avrei mai detto che sarebbe stato capace di farlo”. Una parte di responsabilità è anche di coloro che vedono, ma non agiscono: poiché non è possibile non notare i cosiddetti “campanelli d’allarme” di una situazione psicologica o psichiatrica difficile, che si aggrava proprio per la mancanza di un trattamento efficace. Infatti, anche prima di arrivare a compiere una sparatoria “di massa”, la mente dell’individuo era labile. Sono proprio la condizione psicologica difficile ed i fattori indiretti che possono spingere la persona a sposare ideologie di ogni tipo, per sentirsi parte integrante di una micro-società e per trovare motivazioni di vita dietro obiettivi comuni. Questo riguarda anche coloro che abbracciano le idee dell’Isis compiendo stragi in nome di un gruppo terroristico che nulla ha a che fare con la religione. Per capire il motivo della guerra del terrore, basterebbe pensare al fatto che i terroristi chiedono dazi ai Paesi non musulmani (o non conformi alla loro idea di Islam) in cambio della loro “protezione”, proprio come avveniva nei tempi antichi. Per ovvie ragioni, l’Isis ha dovuto fornire delle motivazioni per le quali sarebbe “necessaria” questa sorta di protezione. I terroristi, però, si coprono dietro alla religione per poter assodare più “soldati”, facendo così gioco-forza sul senso di appartenenza ad un gruppo e sulla necessità dell’essere umano di perseguire obiettivi comuni per sentirsi integrato.

Si tratta dello stesso meccanismo che viene utilizzato da quelle sette che plagiano persone labili. È proprio così che avviene il reclutamento, al quale tendono a rispondere positivamente quelle persone che, proprio per le loro problematiche psicologiche/psichiatriche e sociali, sentono la necessità di dare “uno scopo” alle proprie vite. La facilità con cui le armi sono messe a disposizione negli Stati Uniti, rende il tutto ancora più semplice per questi soggetti. Riflettendo sull’argomento, viene dunque da chiedersi quanto possa essere importante prevenire il tutto lavorando sulla salute mentale e sull’integrazione delle persone che presentano problemi psicologici. La risposta potrebbe sembrare ovvia, ma garantire trattamenti adeguati non è così semplice, poiché le persone tendono a negare i dati di fatto, a partire alcuni genitori che sottovalutano, o non accettano le problematiche che potrebbero avere i figli.

Per poter ridurre i “mass-shooting” è necessario, prima di tutto, cambiare approccio nei confronti delle devianze psicologiche e psichiatriche, tenendo a mente che i trattamenti potrebbero anche risolvere i problemi. In secondo luogo sarebbe opportuno fare un’adeguata prevenzione e preparare i terapeuti ad affrontare le metodologie con cui gruppi come Isis e affini reclutano potenziali terroristi. Infine, è fondamentale rendere le armi meno accessibili ai cittadini, riducendo così in modo notevole le opportunità di compiere crimini violenti. A tal proposito, sarebbe anche importante effettuare d’ufficio, prima di conferire le licenze di detenzione, delle valutazioni del rischio tramite gli strumenti specifici, insieme ad una valutazione psicologica approfondita ed imparziale.

Alessia Malachiti

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