domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ttip, l’accordo arranca e fa discutere
Pubblicato il 15-06-2016


Ttip ItaliaÈ toccato al ministro dello Sviluppo Economico fare un po’ di luce sul Ttip, il Trattato di partenership sugli investimenti e il commercio tra Ue e Usa. Il Ttip è un mistero per gli europei eppure, se dovesse andare in porto, avrebbe la forza di modificare profondamente il sistema economico del Vecchio Continente e perfino le sue abitudini alimentari. “Un recente sondaggio – ha ricordato la capogruppo socialista Pia Locatelli – ha rivelato che il 50% della popolazione italiana non ne ha mai sentito parlare e soltanto il 15% risulterebbe a favore”.

Sincero interesse dunque oggi pomeriggio a Montecitorio per le parole del ministro Carlo Calenda (il testo dell’intervento) convocato apposta per informare il Parlamento su un negoziato che a tutt’oggi viene tenuto accuratamente sotto chiave e i cui atti possono essere letti solo su richiesta da un ristretto numero di parlamentari, con un tetto temporale (portato da 1 a 4 ore) e senza poter copiare alcunché. Una segretezza che già da tempo è fonte di illazioni e proteste perché il Ttip assomiglia più a un patto tra nazioni che si preparano a una guerra che non a liberoi Stati democratici che stipulano un accordo, per quanto complesso e delicato, solo di natura commerciale.

Carlo CalendaIl ministro ha spiegato che l’obiettivo del Ttip è inanzitutto quello “di riportare il timone della globalizzazione nelle nostre mani”, che è “un indispensabile antidoto agli squilibri causati dalla globalizzazione” e ha poi sottolineato che “gli USA sono oggi per noi il terzo mercato per volume di interscambio e in assoluto il più promettente in termini di crescita”. Il trattato “potrebbe essere particolarmente vantaggioso per l’Italia, anche perché i dazi e le barriere non tariffarie, oggi presenti negli USA, colpiscono, in particolare, i settori di nostra specializzazione; dal tessile alle calzature, dall’agroindustria alla ceramica, molti dei nostri prodotti sono oggi fortemente penalizzati dalle protezioni americane”.
Calenda ha poi risposto ad alcuni timori diffusi non solo in Italia, ma anche in francia e Germania, ricordando che “non fanno parte del negoziato il principio di precauzione, che ci differenzia dagli USA e sulla base del quale, tra l’altro, sono oggi tenuti fuori dal mercato UE molti OGM e altri prodotti alimentari ritenuti dalle autorità europee non completamente sicuri, i servizi pubblici, la cultura, i diritti e i servizi audiovisivi”.Ttip

Due ostacoli alla conclusione
Ma il Ttip potrebbe non vedere mai la luce perché ci sono due scogli ancora insuperati, “gli appalti pubblici e le indicazioni geografiche”. Sugli appalti pubblici “l’offerta USA è stata ritenuta dalla Commissione europea inaccettabile; nella proposta americana non vi sono novità rispetto a quanto presentato tre anni fa, ossia agli inizi del negoziato; permane l’impianto protezionista che governa da quasi un secolo la disciplina degli appalti USA, dove vigono le norme del Buy American Act; senza una liberalizzazione significativa del sistema degli appalti a livello federale e a livello statale, in particolare quando i fondi sono federali, per noi sarà impossibile raggiungere un accordo. Il secondo punto riguarda le indicazioni geografiche, fondamentali per la nostra agroindustria. Il TTIP dovrà fornire risultati concreti in questo settore per poter essere approvato. Agli USA chiediamo, quindi, di essere pragmatici e di trovare soluzioni”.

Il parmesan
La paura in questo caso dei produttori italiani, soprattutto per quanto riguarda i beni di qualità nel settore agrolimentare, è che dagli Usa arrivino imitazioni del made in Italy di scarso valore in grado di invadere il mercato grazie al loro basso prezzo, distruggendo quello che per noi è un settore di strategico. Tra i punti che fanno storcere il naso agli italiani c’è in particolare quello che riguarda una lista di nomi che “negli Stati Uniti sono considerati nomi comuni generici, cioè impossibili da proteggere”, ma che invece vengono usati per spacciare come ‘italiani’ prodotti locali. “In questo caso riteniamo che debba essere introdotto un divieto di evocazione che contrasti l’italian sounding. Occorre impedire l’uso di simboli come il tricolore e altri segni grafici, ma anche diciture in italiano o forme colorate con tinte comunemente accostate al nostro Paese. Questo schema di accordo ricalca quello fondamentale raggiunto con il Canada sulle indicazioni geografiche. I negoziatori USA e UE auspicano che si arrivi al momento della decisione politica, l’end game, entro fine anno”.

“Nessun pregiudizio, ma nemmeno carta bianca” ha detto Pia Locatelli intervenendo in aula a nome di parlamentari socialisti (il testo dell’intervento). Locatelli ha messo l’accento sulla necessità di dare più trasparenza al negoziato e poi ha sottolineato come non ci debba essere “nessun abbassamento degli standard UE e nessuna diminuzione della potestà legislativa degli organi democratici”.

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