martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

TTIP. L’Accordo diventa pubblico, ma restano i dubbi
Pubblicato il 01-06-2016


ttipDal 30 maggio parlamentari e funzionari governativi italiani hanno la possibilità di consultare i documenti del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) presso la sala di lettura del Ministero dello Sviluppo economico purché non si faccia uso di telefoni cellulari per fotografare il contenuto dei testi negoziali. Lo scopo è quello di rispondere alle continue e crescenti contestazioni, al fine di rendere l’accordo il più trasparente e democratico possibile, ovviando alla segretezza iniziale. La contestazione all’accordo commerciale in corso d’opera dal 2013, che creerà la più grande aerea di libero scambio al mondo eliminando i dazi doganali tra Nord America ed Europa, non proviene solo dal basso.

Oggi Huffington Post ha pubblicato le 8 ragioni del settore agroalimentare europeo per bloccare il TTIP, secondo il Commissario europeo all’agricoltura Phil Hogan. Tra queste, Hogan sottolinea che un TTIP solo commerciale farebbe guadagnare poco l’Europa, dal momento che il nostro export avviene già a tariffa zero o bassa. Aggiunge poi che finché l’Europa non accetterà il trattamento di ormoni e di promotori alla crescita, il commercio agricolo tra i due continenti non crescerà. Il Commissario si sofferma infine sul rifiuto americano di introdurre controlli, per noi semplici, sui prodotti alimentari da esportare in Europa.

Di avviso completamente opposto è il Ministro dello sviluppo economico, Carlo Calenda, secondo cui l’export agroalimentare e tessile italiano si gioverebbe enormemente dell’abbassamento di dazi e barriere non tariffarie. Anche il prossimo round negoziale, che si terrà a luglio a Washington Dc, si aprirà quindi tra incertezze e contestazioni. La campagna Stop TTIP Italia continua ad organizzare incontri in varie città italiane per aprire un dibattito su quella che, secondo la campagna, è la vera mole del partenariato: costruire un blocco geopolitico offensivo nei confronti di Paesi emergenti come Cina, India e Brasile.

La questione è certamente controversa, presenta pro e contro di cui, soprattutto da un anno a questa parte, si discute. Tra le proposte americane, la fermezza europea sugli standard e le contestazioni dei cittadini del vecchio continente, il dibattito pubblico, libero e aperto risulta essere, ad oggi, il primo grande dato soddisfacente.

Francesca Fermanelli

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Commenti all'articolo
  1. Ma vi sembra normale che un trattato commerciale di tale importanza venga gestito alla stregua di un segreto di Stato. Ma come socialisti non ci vergogniamo? E sulla sostanza speriamo proprio che non venga firmato.

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