mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Enrico Maria Pedrelli
Vince il Socialismo municipale
Pubblicato il 08-06-2016


Non è l’ora delle analisi dicono, e forse è vero: i conti definitivi si fanno dopo i ballottaggi. Se però i destini delle grandi città sono ancora in pendenza, e chissà davvero come andrà a finire, noi socialisti intanto ci possiamo permettere il lusso di fare qualche considerazione e parlare un po’ di politica.
Se c’è un dato che emerge con sconfortante evidenza, è che il PSI non riesce a sfondare nelle grandi città. Questo ovviamente salvo qualche magnifica eccezione e le dovute differenze. Non riusciamo ad eleggere, né a raggiungere significative percentuali in città come Roma, Bologna, Torino, Napoli e così via, dove però è stato fatto un magnifico lavoro durante la campagna elettorale, e i compagni si sono dati da fare con passione e determinazione.
Il punto secondo me è proprio questo: il buon lavoro sul territorio in campagna elettorale non basta, e forse non basterà mai. Certamente ho scoperto l’acqua calda. Ma allora che cosa ci vuole? Lascio a questo articolo le mie perplessità e una possibile prospettiva.
Nella mia inesperienza mi sono sempre chiesto che senso abbia lavorare ed intervenire nel dibattito pubblico come “partito socialista” per cinque anni, e poi cambiare nome e “volto” qualche mese prima delle elezioni: agli occhi dell’elettore si ha così sempre poco tempo e risorse per ricostruirsi una credibilità politica, senza contare che in quel momento c’è decisamente più concorrenza. Poi è vero, ci sono tanti altri fattori che spingono a prendere certe decisioni, ma certamente è innegabile che la continuità e soprattutto la chiarezza di un progetto politico che da tempo si fa sentire sulla scena pubblica premia in quanto a voto di opinione.
Perché è questo che bisogna colpire nelle grandi città, dove gli elettori sono tantissimi e i modi per stabilire un contatto diretto e personale sono pochi e difficili. Inoltre bisogna sempre contare che la visibilità nazionale che ha il nostro partito, in quanto a comunicazione su tv e web, non è tale da poterci permettere di raccogliere consenso, e quasi sempre nemmeno di essere “riconosciuti” dai cittadini, in queste situazioni dove invece ciò è fondamentale. Insomma più grande è il contesto e meno vale l’unica cosa su cui noi possiamo fare affidamento: i rapporti personali, i mezzi di comunicazione locali, e l’incisività che hanno le nostre tante iniziative.
E’ dove invece queste cose sono fondamentali per la vittoria che il PSI raggiunge un buon risultato: nei piccoli e medi comuni. Non solo, ma il lavoro che si compie in questi contesti, con il risultato di creare una solida comunità e credibilità politica, si proiettano anche nelle elezioni regionali o nazionali, dove è da queste parti che arrivano maggiormente i voti. I grandi mezzi di comunicazione, inaccessibili per i poveri e i reietti, l’opinionismo da talk show, i salotti che contano e il carisma dei leader, non incidono molto nei contesti medio/piccoli. Altra acqua calda scoperta. Eppure spesso sfugge una naturale conclusione.
La corruzione ideale e materiale della politica non ha infettato i piccoli contesti, dove questa invece mostra il suo volto più puro e sincero. L’antipolitica e l’individualismo non vincono in una comunità coesa dove il dialogo esiste (basta guardare i dati dell’affluenza!). Ma questo è un discorso che si estende a tantissimi altri argomenti, che costituiscono gli esempi di una generale verità su cui riflettere: è il capitalismo globale ad avere nei piccoli particolarismi, nella coesione delle culture e delle comunità, il suo più grande ostacolo; è la bellezza del piccolo che si oppone alla tracotanza del grande. E l’Italia è bella perché formata da tanti comuni dalle identità forti.
Comuni che si vogliono rendere vuoti, trasformarli in “città dormitorio”, favorendo grandi centri politici e di produzione dove per vincere alle elezioni devi essere ricco e per essere imprenditore devi avere migliaia di dipendenti. Non è questo che si raggiungerà a furia di fusioni e città metropolitane? Si può dire che togliendo la propria autonomia politica ai comuni essi non perderanno la propria identità di comunità: è vero solo se si assume che per mantenerla bastano le parrocchie!
Io credo che il partito socialista abbia una carta da giocare fondamentale, capace veramente di darci una ragione d’essere e un progetto credibile a lungo periodo: è il socialismo municipale. L’idea che si può costruire una società più giusta e socialista partendo proprio dai nostri comuni, ma anche che è solo grazie all’esistenza e al buon governo delle piccole/medie comunità che si può contrastare quella “internazionale capitalista” che da anni distrugge i diritti sociali, le economie locali, e ci rende sempre meno liberi. Comune dopo comune, potremo costruirci con questo progetto una base solida capace di proiettare poi sul nazionale un peso maggiore, con il quale puntare allora sul voto di opinione ed aiutare “dall’alto” i compagni nelle grandi città: è un metodo riformista!
Queste elezioni ci hanno dimostrato che il socialismo municipale è una prospettiva possibile, che il socialismo municipale vince: i numeri finalmente li abbiamo, e io credo anche la volontà. Al contrario ci metteremo per l’ennesima volta i bastoni tra le ruote, propagandando come fanno tutti la scomparsa di quegli unici contesti dove siamo in grado di incidere, e non capendo l’enorme potenzialità che può avere un’idea che è nata nell’Ottocento e che può decollare nel Duemila.

Enrico Maria Pedrelli

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Commenti all'articolo
  1. Carissimo Enrico
    Oltre che un piacere, i tuoi interventi sull’Avanti mi alimentano ancora la speranza per un futuro in cui il Socialismo continui a vivere e, con una riacquisizione della sua vitalità, possa riuscire a incidere nella Società con le sue proposte originate dalla sua tradizione a difesa dei più deboli e nella lotta alle diseguaglianze. Questa speranza mi viene dettata dalla tua giovanissima età, ed avere un rappresentante socialista nella generazione del futuro, rappresenta il seme che può riprodurre i fecondi raccolti del passato.
    Sono delle validissime considerazioni le tue, che possono consentire tra l’altro a chi è sprovvisto di mezzi finanziari e mediatici come noi di potere avere più possibilità di creare delle comunità socialiste e di avvicinare così più facilmente i cittadini.
    Una casa si costruisce iniziando dalle fondamenta e mattone dopo mattone si può arrivare a renderla abitabile. Ci vorrà più tempo per costruirla ma chi ha solo un progetto e pochi mezzi non ha alternative.
    Il tuo Progetto di un Socialismo Municipale è bello, a misura d’uomo e pertanto da continuare ad edificare, mattone dopo mattone.
    Un abbraccio da Nicola

  2. L’espressione “socialismo municipale” mi sembra pertinente e indovinata, perche’, mi viene da dire, richiama il riformismo delle origini, e fa nel contempo comprendere il legame col territorio, ossia la dimensione comunale, la quale mi pare esser stata un po’ trascurata, forse perche’ si identifica abbastanza con il localismo, e il campanilismo, non da tutti amati, per usare un eufemismo, specie da chi vira verso la mentalita’ “nichilista”.

    Io credo invece che il municipalismo possa essere un importante elemento di identita’, che puo’ fare da giusto contrappeso rispetto alla globalizzazione, secondo la logica degli equilibri che dovrebbe governare il vivere di una comunita’, e del resto, a ben vedere, la storia la storia del nostro Paese e’ fatta di campanili e di municipalita’, e dunque la “vincita del socialismo municipale” puo’ essere un segnale di riscatto del “piccolo” e di continuita’ con le nostre radici di popolo.

    Paolo B. 10.06.2016

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