venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

A Tunisi il primo “Giardino dei Giusti” in un Paese arabo
Pubblicato il 11-07-2016


tunisiVenerdì 15 luglio, all’interno dell’Ambasciata d’Italia a Tunisi, lo storico e giornalista Gabriele Nissim, presidente di Gariwo (la ONLUS che dal 1999 diffonde nel mondo la storia dei tanti Giusti che, dal ‘900 in poi, han cercato d’opporsi ai genocidi), l’avvocato Abdessatar Ben Moussa, membro del Quartetto nazionale tunisino per la Pace, organismo Nobel per la Pace 2015, e l’Ambasciatore italiano, Raimondo De Cardona, dedicheranno i primi alberi del giardino a cinque Giusti arabi e mussulmani che, a rischio della vita, hanno lottato contro la persecuzione, il terrorismo e per la difesa dei diritti umani. “Quest’inaugurazione – rileva Janiki Cingoli, direttore del CIPMO, Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente – avviene a pochi giorni dalle tragiche stragi effettuate da terroristi legati all’ISIS. Ed è significativo che gli organizzatori dell’avvenimento abbiano deciso di piantare anche un albero in memoria di Faraaz Hussein, il giovane musulmano che a Dacca poteva salvarsi, ma s’è sacrificato pur di non abbandonare le sue due amiche, vestite all’occidentale. Il giardino di Tunisi acquista perciò un nuovo importante significato, quello, appunto, della lotta dei Giusti contro la disumanità del terrorismo jihadista”.
“Tra gli oratori che interverranno il 15 – prosegue Cingoli – c’è anche Hamadi ben Habdesslem, la guida tunisina che, a rischio della sua vita, salvò decine di italiani durante l’attacco terroristico al Museo del Bardo di Tunisi del marzo 2015. Gabriele Nissim, Presidente di Gariwo, ha scoperto che a quest’eroe non è stato conferito alcun riconoscimento dallo Stato italiano (proprio come, in passato, a Giorgio Perlasca, il salvatore italiano di ebrei a Budapest, N.d.R.), e che dagli stessi salvati non gli son pervenute attestazioni di riconoscenza. Ci uniamo alla richiesta di Nissim, rivolta a Mattarella e a Renzi, che venga posto riparo a quest’ imperdonabile omissione”.
Questo “Giardino dei Giusti” tunisino, il primo in un Paese arabo, rispondeva, già di per se, a un fine importante: commemorare, in un Paese arabo, Giusti arabi che hanno salvato la vita di ebrei durante il nazifascismo.
“Rimuovendo così – osserva Sumaya Abdel Qader, consigliere comunale a Milano – un tabù ancora diffuso nel mondo arabo, causato dalla sovrapposizione con l’irrisolto conflitto israelo-palestinese: l’ammissione, cioè, che, durante la Shoah, vi furono effettivamente arabi, mussulmani, che salvarono ebrei” (del tema, in passato, s’era già iniziata ad occupare la mostra ” I Giusti dell’ Islam”, organizzata a Milano, nel 2008, dal Centro di Cultura e Attività Missionarie, N.d.R.).
I cinque Giusti del nuovo Giardino sono: Faraaz Hussein, l’eroe di Dacca; Mohamed Bouazizi, lo “Jan Palach di Tunisi” , immolatosi per difendere la dignità umana, dando così inizio, nel 2011, alle “Primavere arabe”; Hamadi Ben Abdesslem, l’eroe del “Bardo”; Khaled Abdul Wahab, lo “Schindler tunisino” che a Mahdia, durante l’occupazione nazista della Tunisia, nascose parecchi ebrei nella sua fattoria; Khaled al-Asaad, archeologo siriano trucidato dall’ISIS nel 2015 per aver difeso in Siria il patrimonio archeologico di Palmira, memoria della civiltà umana.
“Come presidente di Co-mai, Comunità del mondo arabo in Italia, e del movimento ‘Uniti per Unire’, e come ‘Focal Point’ in Italia, per l’integrazione, dell’UNAoC, Alleanza delle civiltà, organismo
ONU che s’occupa appunto di dialogo interreligioso e interculturale”, aggiunge Foad Aodi, medico fisiatra, “non posso che accogliere positivamente quest’iniziativa: come tutte quelle che possono favorire il dialogo e la conoscenza reciproca tra popoli e civiltà. Noi mussulmani, infatti, già addirittura da prima dell’ 11 settembre 2001, siamo costantemente bersaglio di attacchi mediatici e di movimenti d’ estrema destra, parti d’un preciso disegno politico volto a discreditare e destabilizzare i Paesi islamici. Per questo ringraziamo tutti gli organizzatori di quest’iniziativa; e, visto che l’ Islam è una religione di pace, e che noi riteniamo la nostra civiltà nè superiore, nè inferiore alle altre, speriamo di non dover continuare, in futuro, a fare sempre comunicati per difenderci e spiegare”.

Fabrizio Federici

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