sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ammortizzatori sociali e Regioni, una partita aperta
Pubblicato il 06-07-2016


Ammortizzatori sociali e Regioni, una partita aperta

Gli ammortizzatori sociali in deroga hanno rappresentato un forte impegno istituzionale delle Regioni, quindi lavoriamo con il Governo alla soluzione dei problemi derivanti dal cambio della normativa con grande senso di responsabilità”. Lo ha recentemente dichiarato Lucia Valente (assessore della regione Lazio) coordinatore vicario della commissione Istruzione e Lavoro della Conferenza delle Regioni in un’audizione della Conferenza delle Regioni presso la commissione Lavoro della Camera in merito all’andamento dell’utilizzo a livello territoriale degli ammortizzatori, con particolare riferimento a quelli in deroga alla normativa vigente, anche in vista del loro superamento. “E’ stata ridotta la durata massima delle prestazioni – ha spiegato Valente – ed è stata istituita una nuova disciplina delle causali per la concessione del trattamento di integrazione salariale in deroga. Si ricorda inoltre che prima i criteri di concessione erano stati disciplinati da ciascuna Regione in virtù di appositi accordi sottoscritti con le parti sociali. La nuova normativa ha prodotto una diminuzione delle domande e quindi della spesa. Nel frattempo è intervenuto il Jobs Act che ha riscritto la disciplina degli ammortizzatori sociali”. “In questo rinnovato contesto normativo – ha commentato – le Regioni si trovano a dover dare risposte alle centinaia di migliaia di lavoratori che hanno terminato o che stanno per terminare ogni forma di ammortizzatore sociale e che non hanno alcuna opportunità di essere rioccupati nel breve periodo. Da una prima stima effettuata, emerge che l’ulteriore fabbisogno di risorse necessario per soddisfare le competenze 2016, è di circa 140 milioni di euro. Nel 2016 i finanziamenti per gli ammortizzatori sociali in deroga ammontano a 650 milioni di euro. Le Regioni ritengono che le residue risorse (pari a circa 300 milioni di euro) debbano essere redistribuite alle Regioni per finanziare politiche attive del lavoro per favorire il reinserimento dei lavoratori”. In particolare, “si chiede che le risorse possano essere utilizzate per i seguenti interventi: rafforzare lo strumento dell’Asdi; finanziare lavori di pubblica utilità sulla base di quanto previsto dall’art. 26 del dlgs 150/15; finanziare l’indennità di partecipazione alle misure di politica attiva programmate dalle Regioni”. “Altrimenti – ha sottolineato – le Regioni ritengono necessario utilizzare i 300 milioni residui del 2016 per finanziare un incremento della quota del 5% prevista già in deroga al D.I. dell’agosto 2014 e ribadito nella legge di stabilità per il 2016”. “Le richieste della Conferenza delle Regioni – ha evidenziato Valente – si giustificano in relazione ai ritardi delle misure nazionali previste. Siamo ancora in prima linea nel dare le risposte a tutti quei lavoratori che hanno diritto a essere tutelati con politiche attive”. La regione Veneto ha espresso considerazioni positive al superamento della mobilità in deroga e ritiene, invece, opportuno dare continuità all’istituto della cassa integrazione in deroga, visto il permanere della crisi economica delle piccole imprese. La regione Puglia ha consegnato ulteriori precisazioni sull’utilizzo delle risorse disponibili, con particolare riferimento all’incremento della quota del 5%.

Residenti all’estero
INPS, NOVITA’ PER LE DETRAZIONI D’IMPOSTA

A seguito delle modifiche apportate nel quadro normativo fiscale – influenti sulle pensioni erogate a non residenti – a partire dal periodo d’imposta 2014 e le successive prodotte per il periodo di imposta 2015 è intervenuto il Decreto 21 settembre 2015 del Mef in attuazione del comma 3-bis dell’articolo 24 del Tuir, che stabilisce i requisiti che i richiedenti residenti all’estero devono possedere per il riconoscimento delle deduzioni e delle detrazioni d’imposta da parte dei sostituti e che devono essere attestati con dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà. A tal fine l’Istituto ha messo a disposizione un apposito servizio online accessibile dal portale per l’acquisizione e la registrazione negli archivi informatici dell’attestazione necessaria al riconoscimento delle detrazioni di cui trattasi. Il servizio è accessibile ai soggetti dotati di Pin e agli Istituti di Patronato, seguendo i percorsi di accesso alla procedura di seguito indicati:

Cittadino: Sito Istituzionale www.inps.it\Accedi ai servizi\Servizi per il Cittadino\Fascicolo previdenziale cittadino\ D.21/09/2015 Rich. Detr. Res. Estero.

Patronati: Sito Istituzionale www.inps.it\Accedi ai servizi\Per tipologia di utente\Patronati\Servizi per i Patronati\Servizi\Gestione Residenti Estero\ D. 21/09/2015 Rich. Detr. Res. Estero.

Per il periodo d’imposta 2016 e per diffondere la conoscenza della procedura da parte dell’utenza interessata sarà data comunicazione ai Patronati e sarà inserito un apposito link di collegamento anche nella pagina informativa presente sul sito seguendo il percorso: INPSHome> Informazioni> Lavoratori Migranti> Normativa fiscale residenti all’estero> Applicazione delle detrazioni fiscali per i residenti all’estero. La suddetta procedura è disponibile anche per gli operatori delle strutture territoriali dell’Istituto per l’acquisizione di eventuali dichiarazioni che pervengano in forma cartacea attraverso il seguente percorso in ambiente intranet: Processi\Assicurato Pensionato\ Gestione reddituale e servizi fiscali.

Relazione annuale Inail

NEL 2015 INFORTUNI IN CALO

Il presidente dell’Inail, Massimo De Felice, ha presentato recentemente, a Roma, presso la Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, i dati 2015 relativi all’andamento degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali in Italia e i dati di bilancio dell’Istituto. Nel corso dell’evento sono stati illustrati anche i risultati più rilevanti conseguiti dall’Inail sul fronte degli investimenti, delle politiche in materia di cura, riabilitazione e reinserimento e le attività e i piani della ricerca.

Sono poco meno di 637mila le denunce di infortunio registrate.  Si ratifica l’andamento decrescente nella serie storica del numero degli infortuni. Sono poco meno di 637mila le denunce di infortuni accaduti nel 2015 registrate dall’Inail, in diminuzione del 4% rispetto al 2014 e del 22,1% rispetto al 2011. Gli infortuni riconosciuti sul lavoro sono stati poco più di 416mila (-6,6% rispetto al 2014), di cui il 18,2% avvenuto “fuori dell’azienda”, cioè “con mezzo di trasporto” o “in itinere”. Il dato “fuori azienda” è rilevante per la valutazione accurata delle politiche e delle azioni di prevenzione.
Gli infortuni mortali “accertati” sono stati 694. Delle 1.246 denunce di infortunio con esito mortale (erano 1.152 nel 2014), gli infortuni accertati “sul lavoro” sono stati 694 (di cui 382, il 55%, “fuori dell’azienda”), con una riduzione del 2% circa rispetto al 2014 e del 23,4% rispetto al 2011. Il dato tuttavia non è consolidato perché sono ancora in istruttoria 26 infortuni: se tutti fossero riconosciuti come casi mortali avvenuti “sul lavoro”, si avrebbe un aumento complessivo di circa l’1,7% rispetto al 2014, mentre la riduzione rispetto al 2011 sarebbe del 20%.

Circa 11 milioni le giornate di inabilità. Gli infortuni sul lavoro hanno causato circa 11 milioni di giornate di inabilità con costo a carico dell’Inail. In media circa 82 giorni per gli infortuni che hanno provocato menomazione e 20 giorni in assenza di menomazione.

Malattie professionali: le denunce sono state 59mila. Si conferma il trend crescente nella serie storica del numero delle malattie professionali. Le denunce di malattia sono state circa 59mila (circa mille e 500 in più rispetto al 2014), con un aumento di circa il 24% rispetto al 2011. Ne è stata riconosciuta la causa professionale al 34%, il 3% è ancora “in istruttoria”. Il 63% delle denunce è per malattie del sistema osteomuscolare (cresciute del 46% rispetto al 2011). E’ importante ribadire che le denunce riguardano le malattie e non i soggetti ammalati, che sono circa 44mila, di cui circa il 39% per causa professionale riconosciuta. Sono stati poco meno di 1.600 i lavoratori con malattia asbesto-correlata. I lavoratori deceduti nel 2015 con riconoscimento di malattia professionale sono stati 1.462 (il 27% in meno rispetto al 2011), di cui 470 per silicosi/asbestosi (l’85% è con età al decesso maggiore di 74 anni).

Prevenzione: aumentano le imprese che hanno usufruito della riduzione dei premi. Il numero delle imprese che negli ultimi anni hanno usufruito della riduzione dei premi Inail per meriti di prevenzione è in crescita: sono state 41mila nel 2012, 46mila nel 2013 e 52mila nel 2014, mentre le istanze presentate nel 2015 per interventi effettuati l’anno precedente sono circa 66mila. A ottobre 2015, inoltre, è stata disposta la riduzione dell’8,16% dell’importo del premio per le imprese artigiane che non hanno denunciato infortuni nel biennio 2013-2014, cui sono stati destinati 27 milioni di euro. Lo sconto ha interessato oltre 267mila ditte. Altre riduzioni hanno riguardato il settore edile, la pesca e la navigazione.

Circa 7,5 milioni di prestazioni sanitarie effettuate. Nel 2015 sono state effettuate circa sette milioni e mezzo di prestazioni sanitarie. Le prestazioni per “prime cure” effettuate presso i 131 ambulatori dell’Inail sono state circa 690mila, di cui il 93,2% richieste a seguito di infortuni e il restante 6,8% per malattia professionale. Negli 11 centri di fisiochinesiterapia attivi in cinque regioni sono state fornite circa 127mila prestazioni riabilitative e oltre 10mila visite fisiatriche a 3.700 pazienti. Il Centro Protesi di Vigorso di Budrio ha registrato l’afflusso di circa 13mila assistiti. In coerenza con le previsioni del Piano sanitario sociale integrato della Regione Toscana, è stato approvato il piano di sviluppo per il Centro di riabilitazione motoria di Volterra.

Lavoro e sicurezza

PROTOCOLLO DI INTESA TRA INAIL E FEDERMECCANICA

Il presidente dell’Inail, Massimo De Felice, e il presidente di Federchimica, Cesare Puccioni, hanno recentemente sottoscritto un protocollo d’intesa che ha l’obiettivo di tutelare la salute e sicurezza dei lavoratori del settore chimico. L’intesa, di durata triennale, intende sviluppare la cultura della sicurezza sul lavoro, realizzando attività e progetti diretti alla riduzione sistematica degli infortuni e delle malattie professionali, anche attraverso specifiche attività di ricerca. Il protocollo punta in particolare a:

valorizzare gli studi, le soluzioni e le buone pratiche già sviluppate in precedenti accordi quadro, anche al fine di realizzare interventi di informazione e formazione di specifico interesse per le imprese chimiche;

realizzare approfondimenti statistici specifici per l’industria chimica per migliorare la conoscenza del fenomeno infortunistico e delle malattie professionali del settore e individuare soluzioni pratiche di miglioramento continuo delle prestazioni;

realizzare con specifiche convenzioni eventuali percorsi formativi e valutare lo sviluppo di iniziative di diffusione della cultura della sicurezza nel mondo scolastico;

sperimentare, anche mediante esperienze pilota, strumenti gestionali già realizzati da Inail e Federchimica per condividere conoscenze e metodologie volte al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, come il progetto Observer 2.0 e i software Co&Si e Agile 2.0;

valutare la partecipazione a progetti di ricerca e sviluppo, anche finanziati dall’Unione europea;

approfondire temi che riguardano l’approccio alla sicurezza dei lavoratori esposti ai rischi emergenti legati all’utilizzo di macchine che sfruttano tecnologie additive in ambito industriale e all’impiego di bioagrofarmaci e fertilizzanti di origine naturale in ambito agroalimentare.

Le forme di collaborazione nei singoli ambiti di intervento saranno regolate attraverso la stipula di specifici accordi attuativi. Il compito di predisporre i piani semestrali e annuali delle attività e dei progetti spetterà a un Comitato paritetico di coordinamento, composto da tre referenti per ciascuna parte, con la possibilità di coinvolgere anche esperti e referenti di altre amministrazioni. Il protocollo appena sottoscritto consolida la collaborazione avviata nel 2013 tra Inail e Federchimica, anche grazie ai risultati ottenuti dall’Industria Chimica nell’ambito di Responsible Care, il programma volontario che impegna le imprese chimiche al continuo miglioramento della sicurezza e della salute delle persone e della protezione dell’ambiente.

Carlo Pareto

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