sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Aodi: Un fermo “No”
al “franchising del terrore”
Pubblicato il 05-07-2016


Foad Aodi

Foad Aodi

“Condanniamo fermamente, senza “se” e senza “ma”, questo terrorismo cieco che colpisce ovunque, in Paesi occidentali in crisi economica e d’identità come, invece, in un Paese mussulmano (magari in via di sviluppo come appunto il Bangladesh, N.d.R.): facendo vittime a casaccio, cristiani, ebrei, mussulmani. E condanniamo questo “franchising del terrore”: i cui affiliati, a volte, vengono da zone davvero remote (come gli attentatori di Istanbul, originari dell’area caucasica ex-sovietica), e magari utilizzano il “brand” ISIS o altro senza aver alcun effettivo legame con esso, solo per usufruire della cassa di risonanza mediatica. Mentre porgiamo le nostre più sincere condoglianze ai familiari di tutte le vittime di Istanbul, di Dacca e di Baghdad; e in particolare ai familiari delle 9 vittime italiane di Dacca”.

Parla Foad Aodi, medico fisiatra, presidente dell’ Associazione Medici Stranieri in Italia (AMSI, comprendente 16.000 medici, 4.000 farmacisti, 3500 fisioterapisti, e molte migliaia di infermieri), della Comunità del Mondo Arabo in Italia (CoMAI), e del movimento “Uniti per Unire”, attivo sul fronte del dialogo inter-religioso e interculturale (cui aderiscono, attualmente, circa 400 associazioni professionali).

Prof. Aodi, come mai quest’ultima, triplice esplosione del terrorismo islamico proprio nel momento in cui ISIS e Daesh, dall’ Iraq alla Siria, sono ormai obbiettivamente sulla difensiva, incalzati da forti (anche se tardive) controffensive occidentali?
È tipico, in realtà, di “Consorzi del terrore” come questi scatenare azioni ancor piu’ violente appunto quando sentono ormai mancare il terreno sotto i piedi (un po’ come i nazisti con l’ ultima, disperata “offensiva delle Ardenne” del ’44, N.d.R.). Quando vedono ormai fallire i loro sogni, che in questo caso erano destabilizzare i Paesi euromediterranei, e scatenare ben 2 conflitti: uno tra Occidente e Islam, e l’altro all’interno dello stesso Islam, tra mussulmani sunniti e sciti. Ma resta l’interrogativo di base: chi sono i veri mandanti, e i veri finanziatori? E purtroppo, questa è ormai una terza guerra mondiale  “a puntate”, non tra un Paese e l’altro ma trasversale, tra religioni e civiltà: proprio per questo, forse peggiore, in certi aspetti, delle prime due.

Intanto, l’Europa si divide…
La scarsa reazione dell’ Europa conferma la sua grave debolezza come soggetto politico unitario: che prima non ha saputo andare incontro, come UE, alla domanda di democrazia, di veri cambiamenti sociali, che saliva dalle “Primavere arabe”; e poi, negli ultimi cinque anni, si è impantanata sempre più nella gestione delle ondate migratorie provenienti, in gran parte, da quegli stessi Paesi, lasciata in mano a criminali senza scrupoli, mercanti di esseri umani (più di 10.000 bambini immigrati sono scomparsi, in Europa, nel 2015, vittime, probabilmente, di sfruttamento sessuale, lavoro minorile e mercato nero degli organi: dove sono finiti?). Ora, il Regno Unito sceglie d’uscire dalla UE, confermandosi Paese che non ha saputo affrontare il suo malessere interno, rispondere efficacemente alle campagne viscerali anti Europa, anti-immigrazione e anti-islam fatte dai partiti xenofobi. In tutta questa situazione, bisogna dire che l’Italia ha fatto tanto, ma il suo peso nel Mediterraneo risente inevitabilmente di questo fallimento della coesione europea.

Come presidente di queste tre associazioni, e “Focal Point” in Italia, per l’integrazione, dell’Alleanza delle Civiltà, organismo ONU che da anni promuove il dialogo tra culture e religioni, cosa propone per affrontare questi problemi?
Le nostre proposte si compendiano essenzialmente in due progetti: “Buona immigrazione e “Buona sanità”. Per il primo, noi anzitutto chiediamo, alle autorità comunitarie, una vera normativa europea sull’immigrazione: con una politica basata su una disciplina europea del diritto d’asilo (in grado, quindi, di prevenire truffe e abusi), su adeguate politiche sovranazionali d’accoglienza dell’immigrazione e – terzo essenziale aspetto – su accordi bilaterali fra singoli Paesi UE e Paesi del Terzo Mondo, per un’immigrazione il più possibile programmata e qualificata. Per cui concordiamo, ad esempio, con misure come il “Migration Compact”, la recente proposta del Governo italiano alla UE per una profonda revisione delle politiche per l’immigrazione. Basata sulla fornitura ai Paesi del Terzo mondo, soprattutto africani, di progetti di finanziamento e di appositi bond euro-africani, che consentano a quei Paesi di promuovere piani di formazione professionale e sviluppo dell’occupazione “in loco”(non dimentichiamo che le primavere arabe sono nate in parte, anche da problemi simili a quelli europei, disoccupazione giovanile anzitutto). Questo vuol dire anche sviluppo della cooperazione economica e professionale con questi Paesi (dai quali arrivano ogni anno molti professionisti, a lavorare in nostre strutture): riducendo, così, quelle sacche di miseria e degrado che rappresentano il primo brodo di coltura di ISIS, Al Qaeda “and Company”.

E sul piano della sanità?
Per la sanità, dal 2000 ad oggi, come AMSI, anzitutto abbiamo organizzato più di 436 convegni d’aggiornamento professionale, tutti accreditati ECM, appunto per soddisfare la domanda di formazione che c’è oggi in Italia, da parte di medici e altri operatori sanitari, per tutelare meglio la salute di tutti, italiani e immigrati (in linea, del resto, con la nostra Costituzione, art. 38, e con la Carta Sociale Europea). Quest’ultima esigenza comporta, da un lato, la crescita , anche qui, d’una cooperazione internazionale fondata sullo scambio socio-sanitario e la realizzazione di specifici, mirati progetti (vedi, ad esempio, la costruzione di un ospedale in Burkina Faso, della quale, insieme all’ ONLUS “Emergenza sorrisi”, che si occupa d’assistenza all’infanzia nel Terzo Mondo, abbiam discusso recentemente in un convegno con la Giunta comunale di Pescara). Dall’altro, il potenziamento dei servizi sanitari in genere; e l’attuazione di campagne informative trai i cittadini, per combattere fobie ingiustificate. Gli immigrati non diffondono tra noi pericolose malattie infettive (come sostenuto, negli ultimi tempi, da forze politiche irresponsabili): su questi temi, mi sto impegnando anche come consigliere della Fondazione Ordine dei Medici di Roma, cercando appunto di promuovere, tra i colleghi, aggiornamento sulle patologie che gli immigrati stessi contraggono generalmente durante il viaggio (ortopediche, pediatriche, ginecologiche, psicologiche, psichiatriche,ecc..:).

Veniamo infine ai problemi di Roma. Secondo Lei, quali sfide dovrà affrontare, su questi terreni, la nuova Amministrazione capitolina?
In tutta Italia ci sono oggi 1.600.000 mussulmani, di cui più del 60% laici:posso garantire che, a Roma, i mussulmani son stanchi di vedere l’immigrazione trattata il più delle volte illegalmente. Vogliamo individuare al più presto una serie di punti critici, da discutere con la nuova Giunta. Il rapporto tra cittadini di fede islamica e istituzioni capitoline va reinventato: in queste ultime elezioni comunali abbiamo visto le comunità straniere fuggire veramente dalla politica, con nessun cittadino d’origine straniera eletto al Comune. Ad ogni modo, come cittadini italiani d’origine straniera aspettiamo risposte concrete dalla nuova Giunta, ma intanto siamo fortemente contrari alle moschee “fai da te” (che nascono, in realtà, per coprite interessi economici o d’altro genere), agli imam improvvisati, o che non tengono i loro sermoni in italiano, così che tutti possano capire. Sì al dialogo interreligioso, e quindi ad accordi precisi tra Comunità mussulmane e Governo italiano, a livello nazionale e comunale; sì al dovere, per tutti i cittadini di fede islamica, anche di segnalare eventuali movimenti sospetti nei pressi delle moschee; no alle campagne, a sfondo razzistico, contro islamici e contro l’ immigrazione.

Fabrizio Federici

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