mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

BRICS e Paesi mediterranei.
Nodi e prospettive
Pubblicato il 18-07-2016


bricsPer la prima volta, a Roma, s’ è parlato di BRICS: cioè di quei 5 Paesi emergenti (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica), che, ricorda Anil Wadhwa, ambasciatore indiano in Italia, “da soli, con 3 miliardi di abitanti, rappresentano il 42% della popolazione mondiale, con un PIL, 16 trilioni di dollari, pari al 20% di quello complessivo del pianeta”. Se n’è parlato appunto all’ambasciata indiana a Roma, in Via 20 Settembre: per la tavola rotonda organizzata, sul rapporto tra BRICS e area Mediterranea, dall’Ambasciata stessa insieme alla “Rivista di Studi Politici Internazionali”, in collaborazione con l’ente di ricerca EURISPES, l’associazione “Prospettive Mediterranee” (da tempo attiva nel dialogo interculturale e interreligioso tra i Paesi del “Mare Nostrum”) e la RIDE, Rete Italiana per il Dialogo Euromediterraneo (comprendente parecchie istituzioni ed enti di ricerca di tutta l’area da Gibilterra al Medio Oriente).

“Arduo definire esattamente cosa rappresentano i BRICS sul piano del diritto internazionale”, hanno osservato, in apertura, il ministro plenipotenziario della Farnesina Giorgio Bosco, e Maria Grazia Melchionni, direttrice della “Rivista”. “Ma più che a disquisizioni giuridiche, guardiamo a come concretamente s’è evoluto l’organismo di collegamento tra questi Paesi: da quel 2006 in cui esso, per iniziativa dei 4 ministri degli Esteri (mancava ancora il Sudafrica), in un mondo non ancora multipolare come adesso, si autodefinì ufficialmente come strumento flessibile della creazione d’un ordine internazionale economicamente e finanziariamente più giusto”.
Dieci anni dopo, i BRICS guardano fortemente proprio al Mediterraneo; da tempo, ad esempio, la Cina (che, comunque, sin dai tempi degli imperatori ha avviato una penetrazione economica in Asia occidentale ed Africa Orientale) vince gare d’appalto in Egitto, mentre l’India domina il settore delle costruzioni in Tunisia. “La loro politica complessiva, che può svilupparsi fortemente sullo scacchiere mediterraneo”, ha ricordato l’ambasciatore indiano Wadhwa, “è focalizzata su progetti e investimenti infrastrutturali, cooperazione culturale, iniziative per ambiente, energia, agricoltura e alimentazione, nuove strategie commerciali, cyber security e lotta al terrorismo. Allora proseguiamo, verso gli altri obbiettivi d’una Banca BRICS per lo Sviluppo, d’una vera e propria Agenzia di rating, del coordinamento di ferrovie e dogane”. “La parola d’ordine della comunità internazionale”, ha aggiunto Niu Dun, ambasciatore rappresentante di Pechino alla FAO, “oggi non può essere che “Cooperazione”. E questo, per i nostri Paesi, vale soprattutto nei confronti del Mediterraneo (lungo il tracciato, anzitutto, della storica via della seta, N.d.R.): ecco allora l’importanza della RIDE, per lo sviluppo di quel dialogo tra Mediterraneo e il resto del mondo che anche il vostro Premier Renzi, nel 2015, ha riconosciuto come doveroso”.

Ma quale linea adotteranno, i BRICS, nei confronti del resto d’Europa, dei Paesi del G-20, delle Nazioni Unite? “Per definirla – ha osservato Ricardo Neiva Tavares, ambasciatore brasiliano in Italia, ripercorrendo la storia di questi primi 10 anni del ‘Quintetto’ – sarà molto importante, quest’anno, la presidenza indiana dei 5 Paesi”. ”Sia chiaro, comunque”, ha precisato Alexsandr Zezyulin, ministro consolare della Federazione Russa, “ che il BRICS non è contro nessuno, né tantomeno l’ Occidente; tant’è vero che, nel recente meeting BRICS negli USA, s’è parlato a fondo d’una sua evoluzione sul piano geopolitico, come meccanismo per rafforzare il diritto internazionale, e risolvere le controversie fra Stati senza usare la forza e senza più erigere muri”. Sulla necessità di fare del BRICS un importante mezzo di lotta contro povertà e sottosviluppo, s’è soffermata poi Anna-Marie Moulton, consigliere rappresentante dell’ Unione Sudafricana: ricordando come sin dal G-7 del 1977, in realtà (ad apartheid imperante!), il Sudafrica aveva proposto di creare un gruppo ristretto di Paesi per coordinare la lotta internazionale alla povertà.

“Questa ricerca sui BRICS, realizzata da un gruppo di lavoro EURISPES, coordinato dal segretario generale, Marco Ricceri, ed esposta appunto nell’ultimo numero della “Rivista di Studi Politici Internazionali”, ha permesso – ha sottolineato, in chiusura, Enrico Molinaro, presidente di ‘Prospettive Mediterranee’ – di sviluppare le attività di ricerca all’interno dello stesso BRICS. E di contribuire anche – sul piano delle relazioni Italia-India – al superamento, che direi ormai avviato, d’un periodo difficile”. “Secondo il nostro studio, condotto col consueto metodo interdisciplinare e sistemico”, ha concluso Gian Maria Fara, presidente dell’ EURISPES, nel 2050 i BRICS, insieme ad altri Paesi emergenti come Messico, Turchia, Indonesia, esprimeranno un PIL superiore addirittura a quello di tutti i Paesi del vecchio G-7; la Cina potrà essere la prima economia mondiale, e l’India quella che crescerà più veloce. Penso che l’India, da anni già ricoprente un ruolo importante nello sviluppo del Terzo mondo, potrà contribuire fortemente all’impegno del BRICS per definire nuovi processi di “governance” democratica di quella che oggi è la caotica Globalizzazione. Quell’India che, durante la Seconda guerra mondiale, contribuì fortemente alla liberazione dell’Italia: inviando ben 30.000 soldati, che combatterono per liberare città come Firenze e Ferrara, ed ebbero 6.000 morti”.

Fabrizio Federici

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