domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

CAMBIARE L’ITALICUM
Pubblicato il 22-07-2016


Italicum-voto-CameraProsegue il tour socialista per la modifica della legge elettorale e per il SI al referendum costituzionale. Il segretario del PSI, Riccardo Nencini, dopo l’Umbria e la Sicilia è stato a Firenze e in Emilia Romagna. “La modifica della legge elettorale – ha detto – si rende necessaria perché un grande paese non può rischiare di essere governato da forze politiche – da nessuna forza politica – che godano del consenso di appena un quarto dei cittadini e che al ballottaggio potrebbero fare cappotto”.  “Un sistema tripolare – ha aggiunto Nencini – è molto diverso da un sistema politico dove si confrontano due blocchi contrapposti. Va garantita la stabilità dei governi ma non può essere gettata in un cestino la rappresentanza. Quanto al referendum, stanno sorgendo in tutta Italia i comitati per il SI. Una buona riforma è’ meglio di nessuna riforma” – ha concluso Nencini. A chiedere modifiche del sistema elettorale anche i centristi dell’Ncd. Ne parliamo con il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto.

Onorevole partiamo dalla legge elettorale. È intervenuto anche l’ex presidente della Repubblica Napolitano auspicando che si arrivi a una modifica condivisa. Pressioni arrivano da più parti. Anche dall’interno del Pd. Renzi al momento dice che non è contrario ma non vede una  maggioranza per farlo. Lei che ne pensa?
La legge elettorale è un argomento che si connette con una posizione politica. La posizione politica di Alfano e di fare ogni sforzo per andare in controtendenza a un particolarismo folle. È l’idea di aggregare tutta l’area di centro che sostiene il governo e che è distinta dal Partito democratico.  Una seconda correlazione è come conseguenza al Sì al referendum sulle riforme su cui l’Ncd si è impegnato fortemente.

fabrizio-cicchittoSiamo in un tripolarismo e la legge elettorale è immaginata per un bipolarismo. Anzi un bipartitismo…
Infatti. Questo è un elemento su cui tutti dobbiamo fare autocritica.  Le  riforme e anche la legge elettorale sono stati votati anche da Forza Italia. La legge elettorale ricalca una convinzione non dichiarata: cioè che il  tripartitismo non ci fosse o che fosse un episodio effimero e di breve durata, basato sulla convinzione che il Movimento 5 Stelle fosse imploso.

Invece tutto questo non è successo…
Esattamente. E in questa impostazione si trova sottotraccia nascosta anche la convinzione che dava per scontato e acquisito l’obiettivo del 40% ottenuto dal Pd alle elezioni europee. Un risultato che sarebbe arrivato dal collasso del centrodestra. Tutto questo non c’è stato. Un errore di valutazione. Anzi ora c’è una fluidità estrema. Basta vedere cosa è successo alle elezioni amministrative. È stato messo in moto un meccanismo micidiale secondo il quale la forza che rimane fuori, per reazione, decide chi vince i ballottaggi. Quindi un meccanismo tripolare che rende necessario un aggiornamento della legge elettorale.

Quale cambiamenti proponete?
Quello più ragionevole è di cambiare la destinazione del premio di maggioranza da premio alla lista a premio a coalizione.

Ma nel Pd le posizioni sulla legge elettorale sono diverse…
La politica è fatta di posizioni molteplici. Guai ritenere che le cose possano semplificarsi in una linea unica.

Se l’Italicum venisse bocciato dalla Corte Costituzionale? Quali scenari si aprirebbero?
Proprio per questo la scelta più razionale vorrebbe che il referendum scorresse il più in là possibile. Fare prima la modifica alla legge elettorale e poi una legge di stabilità che si misuri con la necessità di dare un segnale di crescita. Non una questione demagogica, ma una operazione coraggiosa con tagli di spesa pubblica per liberare le risorse necessarie per una riduzione del carico fiscale.

Il nuovo centro destra lavora per la costruzione di un nuovo progetto politico. L’appuntamento è a settembre. Da dove partire? E Forza Italia è in questo progetto?
Allo stato attuale no. Per un motivo molto semplice. Il nodo della discussione è incentrato sulla rottura con la Lega. Da quello che vedo questo elemento non c’è. L’obbiettivo è quello di aggregare tutte le forze che stanno al centro e che si collocando al di fuori del Pd.

Daniele Unfer

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Commenti all'articolo
  1. a noi vecchi riformisti di sinistra non piacevano nè Craxi nè Berlusconi nè ora piace Renzi. Siamo per una democrazia partecipativa e responsabile, senza concezioni leaderistiche ormai superate sia in politica che in economia.
    Ergo, egr.Cicchitto, voteremo NO al referendum sulle de-forme costituzionali di Renzi & Verdini .Con la vittoria del NO in novembre (?) si potrà cassare in toto la bruttura dell’Italicum e scegliere tra le tre o quattro leggi elettorali possibili. In primis il maggioritario di collegio a doppio turno alla francese o in subordine un Mattarellum corretto. P.S. Dopo Renzi il diluvio? Ma per favore..

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