domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Cgil, 3 milioni di firme
per 3 referendum
Pubblicato il 14-07-2016


Cgil. RACCOLTE 3,3 MILIONI DI FIRME SU 3 REFERENDUM

Sono oltre 3,3 milioni le firme raccolte dalla Cgil sui tre referendum (cancellazione voucher, nuovo reintegro in caso di licenziamento illegittimo e piena responsabilità solidale negli appalti) che accompagnano la proposta di legge di iniziativa popolare ‘Carta dei diritti universali del lavoro’ dello stesso sindacato. La scorsa settimana sono state depositate in Cassazione. “È un risultato straordinario e importante, che testimonia il consenso che le proposte della Cgil incontrano nel Paese”, ha commentato il leader Susanna Camusso.

La raccolta, fa sapere la Cgil, è di oltre 1,1 milioni di firme per ognuno dei tre quesiti referendari. I referendum riguardano: la cancellazione del lavoro accessorio (voucher), la reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti, una nuova tutela reintegratoria nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo per tutte le aziende al di sopra dei 5 dipendenti (il ‘vecchio’ articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, di fatto superato dal Jobs act, è per quelle sopra i 15 dipendenti). Per il leader della Cgil, il numero delle firme raccolte, che recentemente sono state depositate in Corte di Cassazione, è “il frutto del lavoro volontario dei militanti e dei delegati della Cgil, oltre che dell’impegno di tutti i dirigenti, funzionari e collaboratori dell’organizzazione, ai quali vanno il mio ringraziamento e quello di tutta la Cgil”. “Ora attendiamo con fiducia – ha aggiunto Camusso – che la Corte di Cassazione si pronunci sull’ammissibilità dei nostri quesiti referendari e siamo pronti per la prova del voto, convinti delle nostre ragioni”. Il segretario generale della Cgil ha poi ricordato che nei prossimi tre mesi proseguirà invece la raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare ‘Carta dei diritti universali del lavoro’. “Abbiamo raccolto oltre un milione di firme per ciascuno dei tre referendum abrogativi, possiamo fare ancora di più con le firme a sostegno della Carta. La #SfidaXiDiritti continua”, ha concluso Camusso.

Commercianti invece tengono

INPS: SEMPRE MENO GLI ARTIGIANI

Sempre meno artigiani in Italia, mentre i commercianti resistono. Le cifre dell’Inps, che ha appena aggiornato l’Osservatorio sui lavoratori autonomi, parlano chiaro: “nell’anno 2015 risultano iscritti alla gestione speciale dell’Inps 1.781.666 artigiani”, l’1,8% in meno rispetto al 2014. Se si fa il confronto con il picco raggiunto nel 2007, si tratta di quasi 200 mila in meno (precisamente -192 mila). Le donne sono una netta minoranza e ancora meno sono i giovani: “solo” il 6,4% ha meno di 30 anni. Guardando ai commercianti iscritti alla gestione speciale, nel 2015 sono “2.295.571”, numero che, sottolinea l’Inps, “si mantiene sostanzialmente stabile rispetto al 2014 (0,02%) e al 2013 (-0,002%)”. Anche in questo caso gli under30 rappresentano una piccola fetta (l’8,4%).

Tornando ad analizzare la situazione degli artigiani, l’Inps fa notare come “il 92,0% è rappresentato da titolari, in prevalenza maschi, i quali costituiscono l’82% del totale” contro il 18% delle titolari. Insomma l’identikit risponde a quello del lavoratore in proprio sulla quarantina, visto che “la classe di età più rappresentata è quella tra i 40 e i 49 anni (32,2%), mentre il 15,0% ha un’età pari o superiore a 60 anni”. L’Istituto di previdenza traccia anche una mappa per aree geografiche, spiegando che “il 31,6% delle aziende artigiane è ubicato nell’area geografica Nord Ovest, il 24,9% nel Nord Est, il 20,8% nel Centro, il 15,2% nel Sud e il 7,5% nelle Isole”. La regione più rappresentata è la Lombardia. Passando ai commercianti, anche qui la stragrande maggioranza, il 90,5%, è titolare e “prevalgono gli iscritti di sesso maschile, che costituiscono il 64,5% del totale: il 66,9% dei titolari sono uomini, mentre tra i collaboratori prevalgono le donne con il 58,4%”. Anche tra i commercianti la maggior parte degli iscritti (29,8%) si concentra nella fascia che copre i 40 anni, mentre il 25,5% ha un’età compresa tra i 50 e i 59 anni e il 16,3% è over60. Dal punto di vista territoriale, il 26,9% delle aziende commerciali si ritrova nel Nord Ovest, il 20,1% nel Nord Est, il 21,1% al Centro, il 22,4% al Sud e il 9,5% nelle Isole. La regione con il maggior numero di commercianti è la Lombardia con il 15,5% del totale (seguono Campania, Lazio e Veneto).

Bar ristoranti e stabilimenti balneari

BOOM DI LAVORATORI IN NERO

Bar, ristoranti e stabilimenti balneari, nelle località turistiche, puntano tutto sull’incasso estivo. A luglio e agosto si giocano il 70-80% del fatturato annuale e non possono fallire. Così, con l’alta stagione, cresce la necessità di manodopera, che arriva in molti casi a triplicarsi rispetto al resto dell’anno. Il problema è che cresce anche la quantità di lavoratori in nero: si calcola che siano in media il 50% di quelli impiegati in questo periodo e che la quota di personale non in regola sia salita almeno del 10% rispetto alla scorsa estate. E’ quanto emerge da un’indagine dell’Adnkronos che ha interpellato associazioni di categoria e rappresentanti sindacali nelle principali località turistiche italiane. Il fenomeno è diffuso in tutta Italia ma registra punte di sommerso vicine all’80% in diverse realtà meridionali. Si segnalano, in particolare, aree di grande evasione contributiva in Campania e Calabria. In queste realtà sono comunque frequenti i controlli e le sanzioni da parte della Guardia di Finanza, così come è costante l’azione degli ispettori del ministero del Lavoro su tutto il territorio nazionale. Ma, segnalano i sindacati, non basta. Per fronteggiare veramente il sommerso, fanno notare, servirebbe una maggiore disponibilità a denunciare lo sfruttamento, sia da parte dei lavoratori sia da parte degli operatori onesti, che subiscono una concorrenza sleale. D’altra parte, a incidere sul fenomeno, secondo quanto ritengono le associazioni di categoria, sono anche i margini di guadagno ridotti dalla crisi e il peso delle tasse che gli esercenti continuano a lamentare. Né le ultime novità normative sembrano essere risolutive. Nella quota del lavoro nero vanno considerati anche quei lavoratori che hanno solo una piccolissima parte della retribuzione che percepiscono coperta dai voucher, lo strumento introdotto dal Jobs Act per assicurare una corretta formalizzazione al lavoro occasionale. Lo schema che si ripete, segnalano i sindacati, è piuttosto semplice: con un voucher ogni tanto si pensa di rispettare le regole, quando invece l’80-90% di quanto viene percepito dal lavoratore resta sommerso.

Economia

IL FISCO FAI DA TE CONQUISTA GLI ITALIANI

Niente commercialista e nemmeno Caf: cresce il numero dei cittadini che sceglie il fai da te’ per la dichiarazione dei redditi precompilata. A fronte dei milioni di dichiarazione ‘scaricate’ in modo massivo da Caf e intermediari, c’è un plotone di 1.523.764 contribuenti che ha dichiarato direttamente i propri redditi. Anche se la scadenza per l’invio è fissata per il 22 luglio è già superata la soglia degli 1,4 milioni di ‘self-dichiarazioni’ registrate lo scorso anno e all’Agenzia delle Entrate sono fiduciosi che il numero cresca ancora perché sono molti i contribuenti – oltre 400 mila – che hanno elaborato la ‘precompilata’ ma l’hanno solo salvata e non ancora inviata. Già così, comunque, la percentuale di coloro che hanno scelto il fai da te ha superato il 10% in regioni come la Lombardia e il Friuli Venezia Giulia, con con punte del 13,4% nella provincia di Monza, del 12,9% a Lecco e del 12% a Trieste.

Cresce dai-da-te: La fotografia degli ‘invii’ della precompilata a fine giugno mostrano un buon andamento, a 20 giorni dalla scadenza sono stati inviati ed elaborati autonomamente un numero di 730 precompilati pari a 1.453.825 precompilati, ai quali si aggiungono 70mila le dichiarazioni Unicoweb precompilate. A questi invii potrebbero presto aggiungersi circa 386mila 730 e 35mila dichiarazioni Unicoweb, che risultano già salvati a sistema dai contribuenti. Sempre al 30 giugno, inoltre, Caf e intermediari hanno chiesto di scaricare il 730 precompilato per conto di circa 14 milioni di cittadini.

Lombardia e Friuli guidano classifica fisco-self: La “geografia” della precompilata 2016 vede – al momento – al primo posto per numero di 730 precompilati già trasmessi online dai singoli cittadini la Lombardia (10,5% di modelli già spediti), seguita dal Friuli Venezia Giulia (10,2%) e dal Veneto (8,8%). Tra le province italiane, invece, il podio spetta alla provincia di Monza e della Brianza (13,4%) di Lecco (12,9%) e di Trieste (12%).

Fisco telematico per 5,3 mln cittadini: Dalla precompilata arriva una spinta a tutti i servizi telematici del fisco: al 30 giugno gli utenti sono 5,3 milioni, contro i 4,5 milioni abilitati al 28 luglio 2015. A questi si aggiungono altre 269 mila utenze Entratel. Ma per elaborare la dichiarazione dei redditi i cittadini scelgono anche le altre password disponibili: certo sono 1,8 milioni quelli che usano le credenziali Fisconline, ma ci sono anche 1 milione che accedono con le password Inps e 15 mila che hanno optato per lo Spid, il nuovo Sistema Pubblico di Identità Digitale, che permette di accedere con credenziali uniche a tutti i servizi online delle pubbliche amministrazioni e delle imprese aderenti.

Precompilata quest’anno per 30 mln cittadini: Per la dichiarazione precompilata ha compiuto il secondo anno ed è cresciuta nel numero di potenziali beneficiari ed anche nel numero dei dati che contiene: sono circa 30 milioni i cittadini interessati, di cui 20 milioni di contribuenti titolari di redditi di lavoro dipendente o di pensione ma anche a circa 10 milioni di soggetti che utilizzano il modello Unico persone fisiche. E i dati inseriti ‘valgono’ 14,5 miliardi di euro di sconti fiscali.

Carlo Pareto

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