venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Che fatica…
Pubblicato il 11-07-2016


Ho fatto il militante di base e ho raccolto le firme per la convocazione del referendum costituzionale, come previsto dall’articolo 138 della Magna carta, su libera scelta del nostro partito, parlando con i nostri, diciamo gli iscritti al Psi della mia provincia, nonchè con diversi militanti del Pd. Naturalmente ho cercato di spiegare le ragioni del sì, ma senza cercare la contrapposizione con coloro che sostenevano quelle del no. Per i nostri, per una parte dei nostri, sarebbe assai utile, al fine di convincerli a optare per il sì, il cambio della legge elettorale. Si tratta, parlo del combinato disposto tra riforma costituzionale e Italicum, di una giusta preoccupazione. Finire per accreditare l’esistenza di un dominus, con la maggioranza assoluta nella sola Camera che ha il potere della fiducia, anche se al primo turno tale lista ha solo raggiunto il 30 per cento, è non solo politicamente, ma anche costituzionalmente, assai discutibile. Se ne occuperà la Corte e vedremo il risultato. E’ vero che col Porcellum il premio alla Camera andava alla lista arrivata prima, a prescindere dalla sua percentuale (e questo fu un rilievo della Corte), ma c’era appunto il cuscinetto amortizzatore del Senato, eletto, come prevedeva l’articolo 57 della Costituzione, “su base regionale” e che quasi mai consentiva alla maggioranza uscita dalla Camera di dormire sonni tranquilli.

Si fa tuttavia strada nel Pd l’idea di una riforma dell’Italicum e lo stesso Renzi ha aperto la porta ad una opportuna riflessione. Non si tratta soltanto di reintrodurre le coalizioni. Sostengo dall’inizio che il doppio turno nazionale (altra cosa è quello di collegio alla francese) è una soluzione anomala, iniqua, pericolosa. Questo soprattutto in un sistema tripolare con i due poli tradizionali che, se non vanno al ballottaggio, preferiscono votare il terzo incomodo. Questo è già avvenuto ovunque alle comunali e i sondaggi prevedono che la stessa cosa possa avvenire alle politiche. Secondo gli ultimi rilievi il movimento Cinque stelle sarebbe la prima forza politica del paese con circa il 30 per cento e vincerebbe al ballottaggio sia contro il centro-destra, sia contro il centro-sinistra. Col 30 per cento di elettori governerebbe l’Italia (al secondo turno si gioverebbe del voto degli elettori che più stanno lontano dal suo programma) e dal nono scrutinio si potrebbe eleggere anche il presidente della Repubblica.

Evidente che una legge elettorale non si possa cambiare solo perché favorisce un avversario. Nè solo perchè convincerebbe più elettori a votare sì al referendum costituzionale. L’errore di averla approvata, in funzione dell’incoronamento di Renzi a vincitore assoluto, è evidente. Se uno strumento di democrazia è sbagliato lo è sempre, qualsiasi sia la posizione dell’elettorato. Nel merito della riforma costituzionale ho invece riscontrato la più totale disinformazione. Anche per questo, per discutere nel merito di ogni passaggio rilevante della riforma, sarebbe meglio il cosiddetto spacchettamento. Gli elettori dovrebbero potersi esprimere sulla riforma del Senato, sulla riforma del Titolo V, sulla questione dei referendum, sulla abolizione del Cnel. I radicali lo hanno proposto ufficialmente depositando una proposta che potrebbe essere firmata da un numero sufficiente di parlamentari.

Ho ascoltato posizioni le più difformi. Oltre a quella, che condivido, rispetto al combinato disposto Italicum-legge elettorale, tutto il resto mi è apparso frutto o di disinformazione o di strumentalità. Dall’idea che la Costituzione non si tocca (dopo che è già stata toccata 35 volte e questa obiezione è invero fuori luogo in un partito che con Craxi chiese per primo di toccarla nel 1979), a quella che il Senato non sarebbe eletto (non è vero, ma anche se cosi fosse, sono forse elette in Europa le seconde Camere, dove?), a quella secondo la quale la riforma sottrarrebbe poteri alle regioni (ma non era ora, dopo la riforma del Titolo V approvata dall’Ulivo che introdusse la sciagurata categoria delle materie concorrenti?). Se spieghi trovi ascolto e attenzione, ma dietro riscontri anche un atteggiamento di scarsa fiducia nei confronti del presidente del Consiglio. Purtroppo il suo logoramento di credibilità è stato più veloce del previsto ed è andato di pari passo con lo sbilanciamento tra narrazione dell’Italia da parte del governo e percezione della realtà da parte dei cittadini. Bisognerebbe subito rimettersi in sintonia e approvare misure concrete che vadano nella direzione dello sviluppo, dell’occupazione, della povertà. Magari con una legge di stabilità che preceda lo svolgimento del referendum. Conterebbe, nella posizione degli italiani, assai piú di qualsasi ritocco istituzionale.

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Commenti all'articolo
  1. Direttore, chapeau! Darsi da fare per un si alla riforma costituzionale voluta da Renzi a suon di voti di fiducia è un segnale di forte dedizione alla causa. Ognuno ha le sue ragioni per non gradire questa riforma e ciascuno ha la possibilità di darsi da fare per confutare queste ragioni.
    Colgo comunque, un po’ dappertutto, non solo dalle colonne dall’Avantionline, un certo appesantimento nella difesa delle metodiche renziane di governo e degli effetti di due anni e mezzo del suo governo. Levò di torno Letta “per uscire dal pantano” e lui mi pare in ritirata dall’inverno russo.
    Onestamente, la riforma è stata concepita senza criterio, vagheggiando un “democrazia veloce ed efficiente”, mettendo però tutto il sistema in un turbine di centralizzazione che lascia perplessi moltissimo sui risultati “politico-programmatici”.
    Meglio pazientare, dopo un NO che fa tabula rasa di tanti principi claudicanti, e riconsiderare il da farsi sulla scorta di una situazione politica più chiara, sia per l’analisi un po’ più approfondita e consapevole del pericoloso movimento 5 stelle, sia per esaminare cosa va fatto della residuale sinistra italiana
    (dai radicali ai comunisti) e per discernere dentro la galassia dell cosiddetta destra, nel momento in cui si va verso il superamento del primato berlusconiano.
    Il NO apre le vie della politica, il SI forse a situazioni critiche e difficilmente favorevoli ad un progresso democratico e di giustizia sociale ed economica.

  2. D’accordo con te, ma per ritrovare la sintonia con il paese bisognerebbe prendere di petto, tra i tanti problemi, anche quelli dei ceti medi. Oggi lì trovi impoverimento, difficoltà ad andare avanti e paure dell’oggi e del domani. Una sola notazione specifica: la proprietà di qualcosa non da ricchi (una casa ereditata, una casa vacanza, soprattutto un locale commerciale, ecc.) è considerata un lusso, un’occasione di spremitura. Chi se ne fa carico sul serio? Non con le narrazioni televisive, ma con i provvedimenti che incidono e convincono. Da sempre la questione dei ceti medi è stata anche una questione democratica.

  3. Se il Direttore, nel discutere del Referendum istituzionale, riscontra che dietro vi è anche “un atteggiamento di scarsa fiducia nei confronti del presidente del Consiglio”, viene da pensare che, per proprietà transitiva, un eguale sentimento stia prendendo piede verso quanti, mutuando le sue parole, hanno approvato norme “in funzione dell’incoronamento di Renzi a vincitore assoluto”.

    Nel senso che ormai tutto pare aver assunto valenza “politica”, a sostegno o meno del Primo Ministro, e di chi ne ha condiviso azione e provvedimenti, e ritengo che in questo clima anche lo “spacchettamento” non cambi granché le cose. A parte il fatto che, a mio modo di vedere, una riforma istituzionale andrebbe valutata nel suo insieme, con un giudizio complessivo e non rivolto ai singoli “pezzi” (del resto anche il termine “Grande Riforma”, in uso all’epoca del vecchio PSI, dava l’idea di un tutt’uno) .

    Si possono poi condividere le parole del Direttore, ossia che l’adozione di misure concrete “conterebbe, nella posizione degli italiani, assai più di qualsiasi ritocco istituzionale”, ma ho purtuttavia l’impressione che si arriverebbe comunque “fuori tempo”, a meno di accelerazioni che appaiono abbastanza irrealistiche, e resterebbe in ogni caso da vedere l’impostazione di tali eventuali misure.

    Mi sembra infine più che appropriato l’accenno ai ceti medi, e ai loro beni, che si fa nel secondo commento, ma l’idea della “patrimoniale” che ogni tanto riaffiora, anche sulle pagine dell’Avanti online, non va a mio avviso nella direzione di andare incontro a detta classe sociale.

    Paolo B. 13.07.2016

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