domenica, 4 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

IL VERO GOLPE
Pubblicato il 20-07-2016


consiglio sicurezza ErdoganLa Turchia precipita nel Medioevo con una vera e propria ‘caccia alle streghe’ che dura ormai da giorni e sta interessando oltre 50mila persone. Il fallito golpe sta trascinando alla deriva il Paese, ormai nelle mani di un uomo solo al comando, il Presidente Erdogan.

Nel frattempo presidente turco Recep Tayyip Erdogan è tornato ad Ankara da Istanbul, per la prima volta dal tentato golpe del 15 luglio, per presiedere una riunione del Consiglio per sicurezza nazionale della Turchia (Mgk). La riunione, convocata per oggi al Palazzo presidenziale, ha l’obiettivo di fare il punto della situazione nel Paese. La Turchia potrebbe proclamare lo stato di emergenza dopo il fallito colpo di Stato. Lo ha annunciato il deputato del Partito giustizia e sviluppo (Akp) Mustafa Sentop al termine della riunione del Consiglio di sicurezza nazionale (Mgk) presieduta dal presidente Recep Tayyip Erdogan. Intervistato dall’emittente turca “Ntv”, Sentop ha sottolineato di non sapere se l’Mgk (Consiglio di Sicurezza turco) avrebbe annunciato oggi lo stato di emergenza, precisando che secondo la costituzione potrebbe restare in vigore per un massimo di sei mesi. Secondo il deputato dell’Akp nel caso di una proclamazione dello stato di emergenza i cittadini non subiranno “alcun effetto negativo”. Sentop ha inoltre sottolineato che la pena di morte dovrebbe essere ripristinata per alcuni reati come ad esempio il tentativo di mutare con la forza l’ordine costituzionale.

Intanto è attesa per le conclusioni del Consiglio di sicurezza nazionale dopo oltre quattro ore discussioni riguardanti le misure di emergenza, il comunicato  che dovrebbe essere letto in serata dal presidente Recep Tayyip Erdogan che già ieri in un discorso televisivo ha anticipato ai media l’importanza della riunione odierna per il futuro del paese. Nel discorso Erdogan ha inoltre rivelato parte della sua agenda per il prossimo periodo che sarà basata su tre punti principali: lo sradicamento dal paese delle organizzazioni terroristiche, la considerazione della richiesta della popolazione di attuare la pena di morte contro gli autori del tentato golpe e la riduzione dei conflitti con i paesi vicini.

Il presidente ha inoltre annunciato la volontà di costruire una serie di caserme nei pressi di piazza Taksim, più precisamente a Gezi Park, nonostante proprio per la realizzazione di un progetto voluto dal governo abbia scatenato nel 2013 una vasta ondata di proteste contro l’esecutivo. “Inizieremo la costruzione delle caserme a Taksim che lo vogliano o no”, ha sottolineato il presidente. Nel suo discorso televisivo Erdogan ha difeso le campagne di arresti in varie strutture pubbliche, negando di aver sfruttato il fallito colpo di stato per colpire i suoi avversari. Oggi il ministero della Difesa turco ha annunciato l’apertura di un’indagine su tutti i giudici e pubblici ministeri militari sospettati del coinvolgimento nel fallito colpo di stato del 15 luglio scorso. Lo riferisce quest’oggi il quotidiano turco “Hurriyet”.

Lì a Istanbul, in Piazza Taksim, dove si era formato il più bel movimento di popolo, di piazza, di giovani in difesa degli alberi di Gezi Park, ora campeggia un enorme striscione, di molti metri quadrati, appeso sulla facciata del centro culturale Ataturk e a fianco, due maxi ritratti del presidente Recep Tayyip Erdogan. La scritta sullo striscione minaccia “Gulen, cane del diavolo, impiccheremo te e i tuoi cani allo stesso guinzaglio”. Ma soprattutto desta sconcerto e preoccupazione che quella stessa piazza venga occupata ogni sera da folle islamiche nazionaliste a sostegno di Erdogan.

Gezi Park striscione

Ma i vertici del Partito AKP restano agitati per la questione Wikileaks, dopo la pubblicazione di 294.548 mail inviate e ricevute da 762 indirizzi dei vertici del Partito del Presidente. La Turchia ha reagito bloccando l’accesso al sito, ma nel frattempo 762 caselle di posta bucate, dalla lettera A alla lettera I, che coprono un periodo che va dal 2010 a una settimana prima del tentato golpe. In alcune si legge a proposito di Gulen: “È un cane, un sionista, un massone ha una rete di scuole in Turchia e nel resto del mondo con cui trama con la Cia contro la Turchia”.

Dopo l’Esercito, la Polizia, la Magistratura e gli Impiegati pubblici la tabula rasa non poteva non toccare l’Istruzione e il mondo accademico con l’aggravante del divieto di espatrio per insegnanti e docenti turchi. Il rettore dell’Università di Gazi ad Ankara, Suleyman Buyukberber, è stato arrestato, poco dopo essere stato rimosso dal suo incarico, riferisce la tv statale Trt. Il consiglio per l’Istruzione ha decretato infatti il divieto di espatrio per tutti gli accademici turchi, dopo che ieri erano state richieste le dimissioni per 1577 decani di università, di cui 1176 dipendenti pubblici e 401 legati a fondazioni private. Ma da sempre il vero bersaglio del ‘sultano’ del Bosforo sono giornali e Tv, anche prima del tentato golpe.

Sono infatti almeno 24 le radio e televisioni turche chiuse a seguito del provvedimento emanato dal Consiglio supremo per la radio e la televisione (Rtuk), che ha revocato le licenze ai media ritenuti vicini a Fethullah Gülen. Per le stesse ragioni, la Direzione generale per l’informazione (Byegm), che dipende dalla presidenza del Consiglio, ha revocato gli accrediti stampa a 34 giornalisti turchi. Al capo di tutto ci sarebbe un legame di questi media a Fethllah Gulen, il dissidente islamico rifugiato in Usa dal 1999, per il quale si stanno incrinando i rapporti tra Ankara e Washington e nello stesso tempo un continuo riavvicinamento tra Putin ed Erdogan. È stato infatti annunciato un prossimo incontro tra i due leader nei prossimi giorni. “Ora attraverso i canali diplomatici viene preparato l’incontro tra Putin ed Erdogan. Si è convenuto che questo incontro avverrà entro i primi 10 giorni di agosto nella Federazione Russa. Al momento si stanno concordando la data esatta e il luogo”, ha dichiarato Peskov rispondendo ad una domanda dei giornalisti. Il portavoce del presidente russo ha poi smentito le voci secondo cui l’incontro tra i presidenti di Russia e Turchia si sarebbe svolto il 9 agosto a Baku.

Fino a pochi mesi fa tra i due Presidenti c’era ostilità per una disputa nata per l’abbattimento dell’aereo russo in volo tra la Siria e la Turchia. Proprio la questione della Siria resta in sospeso tra Mosca e Ankara, specie per l’appoggio di Putin verso il Presidente Assad.

Il problema della Siria porta con se anche la questione curda, essenziale per la guerra ‘interna’ del Presidente, oggi i jet di Ankara hanno colpito obiettivi dell’organizzazione indipendentista curda “nel nord dell’Iraq” uccidendo quelli che sono stati definiti venti “terroristi” secondo quanto riferisce il sito turco Daily Sabah citando “fonti della sicurezza”. Le incursioni sono state compiute da aerei F-16 e “continueranno”, aggiunge il sito.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento