lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Da Al Baghdadi a Al Freccero
Pubblicato il 24-07-2016


Io non riesco a capire perché Carlo Freccero, uomo di spettacolo, si sia messo a fare il commentatore politico. Capisco invece perché sia spesso ospite dei Talk show politici. Il movimento Cinque stelle lo ha designato consigliere della Rai e così, lui, dopo essere stato uomo Mediaset, poi scivolato a sinistra e appoggiato dal Pd, adesso si è messo a fare il grillino. E ne spara di ogni. L’ultima sua follia è quella relativa alla interpretazione del terrorismo islamico come “lotta di classe”. Dubito che Freccero, abituato a gestire gli spettacoli di Rete quattro e Canale cinque, abbia avuto il tempo di leggersi Marx. Anche se fosse, giustificare il terrorismo e assumersene la colpa è esercizio inverecondo. I tagliagola non sono guidati dall’Altobelli, da Di Vittorio, da Lama, ma da Al Baghdadi, e intendono le donne come oggetto di piacere, la religione e lo stato come la stessa cosa, gli infedeli degni del rogo. Dubito che Freccero, anzi Al Freccero, capitanando la lotta di classe dei torturatori e sgozzatori di Dacca farebbe la loro stessa fine…

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Commenti all'articolo
  1. Le parole del Direttore mi riportano indietro nel tempo e mi inducono ad una considerazione retrospettiva che esula dai tragici accadimenti dei nostri giorni, e riguarda piuttosto la politica di casa nostra.

    Per tanti anni ci siamo sentiti dire che atti e comportamenti “sbagliati” dei singoli andavano analizzati ed interpretati guardando al disagio sociale di chi li commetteva, al punto che era innanzitutto la società a doversi correggere, una tesi che aveva trovato larghe aree di consenso nel nostro panorama politico, anche se non mancavano ovviamente opinioni diverse ed opposte.

    A quanto pare, i “mea culpa” della società, unitamente al “buonismo” che la stessa si è imposta, hanno avuto come principale se non unico effetto quello di annullare via via principi, valori e modelli di vita cui a lungo ci eravamo ispirati, e che potevano funzionare in qualche modo da freno o da antidoto agli “sbagli” dei singoli, tanto che oggi, a parere di molti, ci troviamo ad essere senza anticorpi e privi di ancoraggi in una società definita sempre più spesso come “liquida”.

    E’ vero che del “senno di poi sono pieni i fossi”, ancorché nello scorrere degli anni non siano mancati i segnali che avrebbero consigliato una inversione di tendenza, nel senso di rivedere in qualche misura quel “buonismo” ritenuto politicamente corretto – vedi ad esempio, nel campo della sicurezza, il minimizzare la cosiddetta microcriminalità – ma quello che più mi stupisce è il veder proclamare adesso, con grande disinvoltura, la “tolleranza zero” da parte di chi fino a ieri era stato fiero paladino dell’esatto contrario, alla faccia della coerenza e come se fosse possibile invertire d’un tratto le direttrici di marcia di una società, alla stregua di quanto facciamo con un interruttore (forse bisognava pensarci per tempo, prima di arrivare a “chiudere la stalla quando i buoi sono scappati”).

    Paolo B- 25.07.2016

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