giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Rientrate le salme dei nove italiani massacrati a Dacca
Pubblicato il 05-07-2016


dacca attentatoÈ terminato l’ultimo viaggio dei nove italiani massacrati venerdì da terroristi in un ristorante di Dacca. Il volo con a bordo le salme delle nove vittime italiane è atterrato all’aeroporto militare di Ciampino nel pomeriggio. Sulla pista ad attendere le salme il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

Trasportati nell’istituto di medicina legale del Policlinico Gemelli, dopo il riconoscimento ufficiale da parte dei parenti, verranno all’autopsia.

Tra le vittime bengladesi ce n’è almeno una per errore. La polizia ha infatti ammesso di aver ucciso anche un ostaggio nel corso del blitz delle forze speciale all’Holey Artisan Bakery. Il 40 enne Saiful Islam Chowkidar, il pizzaiolo del ristorante, ucciso dalla polizia perché era stato scambiato per un uomo del commando di terroristi. Nelle prime ore si era parlato di sei terroristi uccisi durante il blitz che ha posto fine al sequestro degli ostaggi mentre oggi si sa che erano cinque. Altre fonti riferiscono poi di un altro lavorante del ristorante, ricoverato in ospedale perché pestato a sangue dalla polizia, anche questo forse scambiato per un uomo del commando.

In Italia, a Montecitorio, l’Aula ha commemorato le vittime italiane. “Dopo i sanguinosi attacchi a Parigi e Bruxelles, cuore dell’Europa, a Istanbul, porta dell’Europa e città simbolo dell’unione tra oriente e occidente, venerdì scorso – ha detto Pia Locatelli, capogruppo socialista – è stata la volta di Dacca, città musulmana in un paese musulmano, dove hanno trovato la morte nove nostri connazionali, 7 giapponesi, ma anche una ragazza indiana e tre bengalesi, e domenica di Baghdad, dove due attacchi kamikaze che hanno provocato 200 morti: ci troviamo nel pieno di una folle guerra che non risparmia nessuno. Non è ancora certo se si tratti dell’Isis o del gruppo terrorista Jamaeytul Mujahdeen Bangladesh, che vede tra i suoi militanti giovani istruiti e di famiglie benestanti. Importa, ma fino a un certo punto. È certo che chi ha seminato il terrore ha inferto, volutamente o meno, un duro colpo anche all’economia di uno dei paesi più poveri dell’area, che si basa quasi esclusivamente sul tessile, richiamando grandi gruppi stranieri. Ora queste imprese vogliono andarsene: una prima vittoria del terrorismo. Tessili erano i nostri imprenditori che si erano spinti fin là per andare a investire e/o ad acquistare. Una delle vittime era una mia concittadina, Maria Riboli, una bergamasca di 34 anni che lavorava nel settore dell’abbigliamento e si trovava in Bangladesh da alcuni mesi. È stata barbaramente trucidata come Simona Monti, concittadina del collega Pastorelli, Marco Tondat, Cristian Rossi, Nadia Benedetti, Adele Puglisi, Claudia Maria D’Antona, Claudio Cappelli, Vincenzo D’Allestro, e tutti gli altri che non conoscevano il Corano: una scusa per nobilitare un gesto disumano e per scatenare una guerra di religione”.

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