venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

LA GUERRA DI DALLAS
Pubblicato il 08-07-2016


Dallas cecchini contro la poliziaPiù che una guerriglia, una guerra di precisione, quella che si è consumata a Dallas. Un vero e proprio “piano” di risposta contro gli omicidi e le barbarie della Polizia verso gli afroamericani.
Ieri sera dopo la manifestazione di protesta per le uccisioni di Alton Sterling e Philando Castile, alcuni cecchini hanno sparato dall’alto sulle forze dell’ordine, uccidendo 5 poliziotti e ferendo anche 7 agenti e 2 civili. Sul posto al momento della sparatoria c’erano 100 poliziotti. In un primo momento si pensava che a sparare fossero state solo due persone, ma successivamente si viene a sapere che i “cecchini” in realtà erano quattro.
Un vero e proprio attacco sincronizzato: gli assalitori, nella prima fase, aprono il fuoco da tre diverse posizioni sopraelevate: una chiara strategia che triangolando il fuoco, mira a far raccogliere i bersagli in spazi ristretti. Dopodiché da altre due postazioni, gli altri cecchini hanno aperto il fuoco. Un’operazione militare ben organizzata quella che racconta David Brown, il capo della polizia di Dallas che in conferenza stampa cerca di attenersi ai fatti. ‘‘Abbiamo negoziato con questa persona. Sembrava lucida. Ma voleva uccidere degli agenti. E ha manifestato intenzione di uccidere gente bianca. Agenti bianchi”, ha detto Brown riferendosi a uno dei sospetti che avrebbe riferito: “Ci sono bombe piazzate in città”. L’uomo è stato poi “neutralizzato”. Il sospettato è stato infatti ucciso tramite un robot con un ordigno mandato nel garage e fatto esplodere. Il centro della città è stato poi chiuso ma finora le ricerche per possibili esplosivi hanno dato esito negativo.Dallas cecchini contro la polizia - una vittima
“Ha mostrato rabbia per la campagna “black lives matter” – continua il Capo della Polizia – Niente di tutto questo ha senso. Niente giustifica il fatto di fare del male ad altri. Il resto sono solo speculazioni su quelle che potevano essere le sue motivazioni. Sappiamo quello che ci ha detto. Quello che ha raccontato ai negoziatori”. Conclude Brown.
Il movimento Black Lives Matter (Le vite dei neri contano) ha condannato l’attacco di Dallas sottolineando che l’organizzazione impegnata a contrastare la brutalità dei metodi della polizia contro gli afroamericani “si batte per la dignità, la giustizia e la libertà. Non l’omicidio”.
“Quello che sappiamo è che è stato un attacco feroce, calcolato e spregevole”, ha detto Obama, parlando in una conferenza stampa a Varsavia a margine del vertice Nato. “Chiunque sia coinvolto in questi attacchi insensati è pienamente responsabile, giustizia sarà fatta”, ha detto Obama, trasmettendo le sue più sentite condoglianze al sindaco di Dallas Mike Rawlings. “Il governo federale fornirà tutta l’assistenza necessaria a Dallas su questa tremenda tragedia”, ha detto Obama aggiungendo che i cittadini statunitensi sono “sconvolti” dall’attacco, per la quale non vi è alcuna giustificazione. Non è la prima volta che Obama, durante la sua presidenza, si trova a dover fronteggiare le rivolte degli afroamericani in risposta alle barbarie e alle uccisioni da parte della Polizia. Poco meno più di un anno poi fa ci fu un caso simile a Ferguson.

Franco Ferrarotti, sociologo e professore emerito dell’Università degli studi di Roma “La Sapienza”, prova a spiegare quanto sta succedendo Oltreoceano.Franco Ferrarotti

Professore, è finito il melting pot? Ci hanno sempre indicato gli Stati Uniti come esempio da seguire per la convivenza multiculturale e interrazziale, e ora?

In realtà non è una novità. La questione razziale tra bianchi e afroamericani esiste ed è ancora aperta dai tempi dell’uccisione di Martin Luther King. Giuridicamente parlando la discriminazione è finita, non esistono più da quel punto di vista la segregazione. Ma le leggi non sono sufficienti a cambiare i costumi. Non si tratta di una guerra razziale, quella che sta avvenendo nel nord America è solo una questione di problemi ancora aperti, di questioni tutte da risolvere. Un po’ come è successo con la differenza tra nord e sud Italia che si è risolta solo dopo decenni di scontri.

Ma gli Stati Uniti hanno per la prima volta un Presidente nero alla Casa Bianca e questi fatti accadono proprio durante la presidenza di Obama

Questo è un fatto di estrema rilevanza, però stiamo parlando di quelle che sono insorgenze locali. Delle risposte e delle proteste all’inferocimento della Polizia.

Perché continuano a ripetersi questi episodi, anche se locali?

Abbiamo una polizia americana che applica la legge in maniera molto dura e che scambia l’efficienza con la brutalità. Ma questa è una consequenza del mestiere di poliziotto negli Stati Uniti: il poliziotto è un “cop” e come tale gira sui marciapiedi e per le strade esponendosi in prima persona e reagendo con la stessa brutalità a cui esposto.

Quanto influisce la liberalizzazione delle armi?
Il mercato libero delle armi è difficile da ostacolare in primo luogo perché per la Costituzione americana è un diritto possedere un’arma, in secondo luogo perché gli americani sono legati all’esperienza storica della frontiera e alla conquista del West, dove a dettar legge sono state appunto le armi.

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