mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Dopo Brexit, Merkel cerca un punto di equilibrio
Pubblicato il 01-07-2016


Angela Merkel David CameronBerlino, 1 luglio – Dell’Europa “non si possono cercare solo i privilegi, mentre se ne rifiutano i doveri”. In questo modo la Cancelliera Merkel, alla fine del vertice europeo, chiude la strada alle speculazioni sulla concessione di uno status “particolare” della Gran Bretagna all’interno dell’Unione Europea. Il Regno Unito, continua la Cancelliera, non potrebbe aspettarsi di rimanere all’interno del Mercato Comune e, allo stesso tempo, di non accettare “i principi di libera circolazioni delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali”.

Nonostante queste parole, Berlino, però, non si accoda a Parigi e Roma nel chiedere rapidità alla trattative. Al contrario per la Merkel il processo deve avvenire con calma, lasciando aperta la possibilità ad un passo indietro di Londra alla luce della mancata invocazione dell’articolo 50, che regola il processo di uscita dall’Unione, da parte di Cameron durante il vertice.

La posizione tedesca non è nuova e ricalca quella venuta fuori del vertice dei paesi fondatori, Francia, Germania e Italia, tenutosi lunedì a Berlino alla presenza del Presidente del Consiglio Europeo, Tusk. In quella sede i tre paesi avevano all’unisono sottolineato come l’Europa avesse bisogno di un rilancio dell’economia e delle’occupazione, dividendosi sulle tempistiche della Brexit.

Dal punto di vista tedesco, le dichiarazioni a favore del rilancio degli investimenti proferite dalla Cancelliera lunedì, avevano lasciato intravedere un riavvicinamento politico fra la Merkel e il suo vice-cancelliere, nonché segretario della SPD, Gabriel. Il riavvicinamento politico dei due leader della Große Koalition sarebbe congeniale a Francia e Italia, essendosi la SPD spesa, con Gabriel ed il Ministro degli Esteri Steinmeier, contro l’austerity subito dopo la vittoria dei “Leave” nel referendum britannico, in linea con quanto desiderato da Hollande e Renzi, nonché dal Partito Socialista Europeo.

Il problema, per l’Europa, è che questi vertici hanno fatto intravedere anche i forti interessi interni dei singoli stati coinvolti nella Brexit e soprattutto della Germania. Mentre infatti a Bruxelles si discuteva di come e quando affrontare la Brexit, è stato fatto trapelare un piano firmato Schäuble, il potente Ministro delle Finanze tedesco ed esponente principale della corrente più neo-liberista della CDU, che sembra allontanare ogni possibile convergenza fra CDU e SPD.

Il progetto, rivelato da Handelsblatt, il principale quotidiano economico tedesco, prevede un aumento dei poteri di controllo dell’Unione sulla spesa interna degli stati membri con la creazione di un diritto di veto se tali iniziative non rientrassero nei capitolati di spesa europei. Prevista anche la riforma della Commissione Europea con la costituzione di un organismo indipendente preposto al controllo dell’attuazione dei trattati e la riduzione del numero dei commissari. Le riforme colpirebbero anche la Banca Centrale Europea che verrebbe depotenziata a favore del MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità, la cui funzione diventerebbe paragonabile a quella del FMI, almeno sul territorio europeo.

In sé il piano non presenta niente di nuovo, ma riafferma le idee della Germania e degli altri paesi del Nord Europa, Finlandia e Olanda per prime, verso una ristrutturazione dei poteri della Commissione, ma all’interno dei principi dell’Austerity. Non si sa se il progetto abbia avuto o no l’avvallo della Cancelliera, quello che è certo è che sembra, sopratutto nella parte riguardante la riduzione del potere della BCE, rivolto all’elettorato tedesco, sopratutto quello conservatore. Se la CDU sembra guardare alle elezioni federali attualmente in corso e a quelle politiche dell’anno prossimo, anche le dichiarazioni della SPD sembrano rivolte a sfruttare la crisi del neo-liberismo europeo, allo scopo di rilanciare il partito da anni schiacciato nella Grosse Koalition.

La Brexit, pur nella sua gravità, sta diventando sempre più  materiale per la campagna elettorale tedesca che un vero momento di ripresa del progetto Europeo. In tutto questo risalta, in maniera negativa, una Merkel sempre meno leader e sempre più impegnata a fare l’ago della bilancia sia in Europa, divisa fra i desiderata degli alleati, che in Germania, dove è bloccata in patria fra la necessità di non perdere ulteriormente consenso in patria: una mancanza di leadership e di visione che può costare molto all’Europa.

Simone Bonzano

Simone Bonzano

Nato a Genova, ligure trapiantato prima a Torino e poi a Berlino, dove scrivo di cronaca cittadina e, per Avanti, dei fatti della politica tedesca.

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