mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Super Mario al capezzale dell’euro
Pubblicato il 13-07-2016


Delle volte, quando gli interessi convergono, Angela Merkel e Matteo Renzi parlano la stessa lingua. È il caso della crisi delle banche. La cancelliera tedesca è ottimista: le difficoltà delle banche italiane «verranno risolte bene» con le «intense discussioni» tra la commissione europea e il governo italiano.
Il presidente del Consiglio si mostra ugualmente ottimista: «Per le banche l’accordo è a portata di mano» con la Ue. Renzi non si sofferma sulle soluzioni all’esame, ma sottolinea un elemento al quale tiene moltissimo: «Vogliamo che risparmiatori e correntisti siano al sicuro». Lo spauracchio si chiama “stress test”, le valutazioni sulla solidità del Monte dei Paschi di Siena e di altre 52 banche Ue del prossimo 29 luglio, ad opera dell’Autorità bancaria europea. Le trattative tra Roma e Bruxelles proseguono, ancora non c’è una soluzione, ma è scomparso il clima di scontro frontale delle scorse settimane, trainato dai rigoristi europei di scuola tedesca.
Ha avuto il suo peso il giudizio più disteso della Merkel, ma anche gli interessi nazionali di Berlino da tutelare: se molte banche italiane sono in sofferenza (in testa il Monte dei Paschi) per i crediti inesigibili, anche tanti istituti tedeschi navigano in cattive acque, per la zavorra dei titoli derivati. Ognuno ha i suoi problemi e adesso si cerca pragmaticamente una pragmatica intesa.

Così le azioni bancarie a Francoforte, Parigi e Milano riprendono fiato dal “profondo rosso” e pure l’euro. Gran parte del merito è di Mario Draghi. La moneta unica è entrata nei portafogli degli europei da appena 14 anni e già ha schivato diverse volte, per un soffio, la morte. Deve la sua sopravvivenza a un “medico” di grande valore, dotato di un eccezionale sangue freddo: Draghi. Il presidente della Bce (Banca centrale europea) già salvò l’euro alla fine del luglio 2012, quando la speculazione finanziaria internazionale attaccò i titoli del debito pubblico dei paesi più deboli di Eurolandia con i conti pubblici dissestati (Grecia, Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda). Annunciò perentorio: «All’interno del nostro mandato, la Bce è pronta a fare qualunque cosa per preservare l’euro, e credetemi, questo basterà». Draghi, vincendo un duro braccio di ferro con i rigoristi del governo tedesco e della Bundesbank, riuscì a varare dei fondi per impedire il fallimento delle nazioni in difficoltà. Fu una strepitosa vittoria. La stampa internazionale battezzò l’italiano osteggiato dai tedeschi Super Mario.

Adesso ci risiamo con il capitolo banche. Quattro istituti di credito minori come le italiane Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara e Cassa di Risparmio di Chieti, sono già fallite con pesanti conseguenze sociali (per i piccoli risparmiatori), economiche (per il tessuto industriale locale) e politiche (calo di consensi per il governo Renzi). Si può rischiare un crac generale, italiano ed europeo, se il Monte dei Paschi di Siena, il terzo gruppo bancario nazionale, dovesse fare la stessa fine. Anche qui i crediti insoluti, causati dalle imprese in difficoltà con i pagamenti e da scelte sbagliate del gruppo bancario senese, sono un problema centrale.

Già un durissimo colpo è arrivato dall’addio della Gran Bretagna all’Unione europea. Si è mossa una pericolosissima slavina con conseguenze mondiali. La vittoria del sì all’uscita di Londra dalla Ue, avvenuta per pochi voti di differenza nel referendum del 23 giugno, ha gettato nel caos l’Europa, l’euro, la Gran Bretagna: le Borse sono calate in tutto il mondo e la lieve ripresa economica sbocciata appena lo scorso anno, rischia di trasformarsi in una nuova pesante recessione globale.
Matteo Renzi si è mobilitato per salvare il Monte dei Paschi, la più antica banca del mondo fondata nel lontano 1472. Invocando la situazione eccezionale alla quale far fronte, non ha escluso di ricorrere alle norme europee sulla flessibilità, utilizzando anche capitali pubblici, in generale vietati dal primo gennaio di quest’anno. Il presidente del Consiglio e segretario del Pd ha sollecitato a riportare al centro dell’Europa gli interessi, le sofferenze e le esigenze dei popoli, modificando regole viste come intangibili da burocrati e tecnocrati di Bruxelles. Si è detto «innamorato dell’Europa», ma: «se l’Europa è soltanto regolamento e tecnocrazia viene meno».

Anche questa volta, però, nonostante i gravissimi problemi della Ue, una risposta politica non è ancora arrivata. Così l’euro, a rischio infarto, sopravvive a fatica in attesa di una cura. Anche in questo caso il solo medico presente in grado di prendere decisioni ed evitare un “infarto” è Super Mario. Draghi già il 21 giugno, due giorni prima del referendum del 23 in Gran Bretagna, è stato chiaro illustrando la volontà di difendere l’euro: «Siamo pronti ad agire utilizzando tutti gli strumenti a disposizione nell’ambito del nostro mandato e, se necessario, per raggiungere i nostri obiettivi». In particolare «la Bce è pronta a qualsiasi evento in seguito al referendum britannico sull’Unione europea».
Già da tempo Draghi, per sostenere la debole ripresa economica europea, sta pompando liquidità nei mercati, acquistando massicciamente titoli (compresi quelli del debito pubblico). Ha anche tagliato pesantemente i tassi d’interesse, fino a prendere la decisione storica di portarli in negativo (le banche che depositano capitali presso la Bce non incassano più alcun rendimento ma, al contrario, devono pagare qualcosa). C’è da fare i conti con una disastrosa deflazione: il calo dei prezzi blocca gli acquisti, gli investimenti, la produzione e così molte imprese chiudono i battenti.

Super Mario è un tecnico di valore ma, fatto quasi inedito, si muove dietro una precisa bussola politica per salvaguardare l’Europa e la moneta comune. Occupa uno spazio vuoto. La Ue non è stata capace di dare una risposta politica, parlando con una sola voce. Il presidente Hollande e la cancelliera Merkel non sono riusciti a trovare un’intesa da sottoporre agli altri leader europei. L’asse franco-tedesco, un tempo perno dello sviluppo e della crescita della Ue, ha fatto flop. Ha fatto flop anche l’asse progressista tra Hollande e Renzi. Un accordo europeo non è arrivato neppure dopo il traumatico referendum in Gran Bretagna. La Ue si è limitata, come al solito, a effettuare lunghi inutili vertici e a prendere tempo.

L’impoverimento del ceto medio, la disoccupazione di massa, la paura dei migranti possono innescare crisi economiche, istituzionali e democratiche pericolosissime in Italia e in Europa. Al capezzale della Ue e dell’euro, due gravi “congiunti malati”, vigila soltanto Super Mario. Il banchiere stimato dalle grandi istituzioni finanziarie internazionali, di fatto, sta svolgendo un ruolo di supplenza politica, oltre a quello di grande timoniere della moneta comune come presidente della Bce. Il ruolo di supplenza politica è sempre più forte, tanto che da tempo c’è chi, in Italia, lo segue con attenzione. C’è chi da tempo lo vedrebbe bene come possibile presidente del Consiglio per affrontare una eventuale emergenza a tre teste: economica, istituzionale, democratica.

Rodolfo Ruocco

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