domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

EFFETTO BREXIT
Pubblicato il 01-07-2016


Economia effetto BrexitAlmeno a livello di previsioni, gli effetti della Brexit cominciano a farsi avvertire e non sono piacevoli. La Gran Bretagna ha perso subito la tripla ‘A’ degli istituti di rating, si aspetta una caduta del Pil che potrebbe arrivare subito a un meno 2% mentre la Banca d’Inghilterra si prepara a intervenire per fare qualche trasfusione di liquidi alla sterlina, che continua a perdere terreno nei confronti delle altre valute. E tutto questo in un panorama contrassegnato da una fortissima incertezza politica interna perché la successione a David Cameron al n.10 di Dowing Street, si preannuncia complicata anche se l’uscita di scena dell’ex sindaco di Londra, Boris Johnson, paladino della Brexit assieme al leader antieuropeo dell’Ukip, Nigel Farage, potrebbe far sperare in un vertice dei Tory, e quindi in un futuro premier, su posizioni meno radicali.
Il dopo-Brexit preoccupa tutti e per questo a Londra prevale la voglia di prendere tempo e ritardare il più possibile l’applicazione dell’art.50 del Trattato di Lisbona per negoziare l’uscita dall’Ue. Uno dei candidati favoriti alla guida dei conservatori, l’attuale ministro della Giustizia, Michael Gove, d’accordo con la rivale Theresa May, ha spiegato che per il divorzio formale se ne parlerà nel 2017, e non a settembre appena sostituito Cameron.
“Metterò fine alla libera circolazione” delle persone ha assicurato ancora Gove spiegando il suo programma per poi aggiungere:“Introdurrò un sistema di punti all’australiana e ridurrò i numeri” degli immigrati. Tra l’altro Gove, sempre in accordo con May, ha anche annunciato che non si faranno elezioni anticipate, ma si arriverà al 2020 per dare tempo al nuovo premier di attuare un programma di governo aggiornato sul dopo-Brexit.
Easyjet intanto avrebbe aperto colloqui con le autorità del settore aviazione Ue in merito al trasferimento della sua sede al di fuori della Gran Bretagna e al ricollocamento dei suoi nuovi aerei fuori dal territorio britannico. L’indiscrezione è stata smentita dalla casa di Luton che però ha confermato di aver richiesto una licenza per operare con i suoi aerei in Europa. Le cose potrebbero insomma precipitare, ma Londra cercano di tirarla per le lunghe e di ignorare la risoluzione con cui l’altro ieri, a larghissima maggioranza, il Parlamento europeo ha raccomandato di fare il più in fretta possibile, non per ripicca, ma per evitare ulteriori danni da incertezza all’economia europea.

Malström, prima uscite, poi negoziamo su commercio
Ma a Bruxelles non la vedono così facile. La Gran Bretagna non potrà avviare negoziati per un accordo di libero scambio con l’Ue prima dell’uscita dall’Unione, ha avvertito Cecilia Malström, Commissaria Ue per il Commercio. “Prima si esce, poi si tratta”, ha detto a Bbc Newsnight perché dopo la Brexit, il Regno Unito diventerebbe “un Paese terzo” e quindi le pratiche commerciali sarebbero svolte in base alle regole del Wto (World Trade Organitation) sino al completamento di un nuovo accordo. Insomma appena avrà avviato le pratiche, la Gran Bretagna non sarà più un partner europeo al pari degli altri 27 membri dell’Ue, perdendo non solo le ‘regole’ europee, ma anche i vantaggi della partnership.

Gentiloni, mi auguro si adotti modello norvegese
“Sento molto parlare del modello norvegese: mi auguro – ha spiegato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, in un’intervista a ‘La Stampa’ – che si prenda quella strada, significherebbe mantenere rapporti simili a quelli di oggi. Ma sia chiaro che comporterebbe un’accettazione di regole sulla libertà di circolazione delle persone che non mi paiono in linea con quanto sostenuto in campagna elettorale dai promotori del Leave”. “Occorre essere chiari su cosa vuol dire stare in Europa e su questo la riunione informale dei 27 a Bruxelles è stata chiara: se vuoi il mercato unico devi accettare le libertà fondamentali dell’Unione”.Quanto alla possibilità di un dietrofront, il titolare della Farnesina premette: “Non spetta a me dirlo. Questo può dipendere solo dal parlamento e dai cittadini britannici”. Ma fa notare come “precedenti in Europa non mancano: né di referendum smentiti da decisioni parlamentari, né di referendum contraddetti da altri referendum. Possiamo persino auspicare uno scenario del genere, ma non staremo fermi ad attenderlo”.

Angela Merkel e David Cameron

Angela Merkel e David Cameron

I guai per l’Italia
Per il nostro Paese, già fanalino di coda della pur timida ripresa europea, il futuro si presenta tutt’altro che allegro. L’ufficio studi di Confindustria ha ridotto drasticamente le stime del Pil rispetto alle previsioni di dicembre per tenere conto dell’effetto Brexit e aggiungendo anche che un uletriore colpo potrebbe arrivare dalla vittoria del No al referendum costituzionale di ottobre, visto che il Presidente del Consiglio ha annunciato, in questa eventualità, le sue dimissioni, ovvero un’ulteriore carico di instabilità per il sitema Italia.

Nel report del CsC (Centro studi di Confindustria) il Pil per il 2016 scende a +0,8% rispetto al +1,4% e per il 2017 a +0,6% rispetto al +1,3%. Il target indicato dal Governo nella legge finanziaria, era rispettivamente del +1,2% e del +1,4%.
Quanto all’effetto del No che si andrebbe a sommare alla Brexi, “è stato quantificato per il triennio 2017-2019” in un calo “dello 0,7% nel 2017 e dell’1,2% nel 2018, salendo dello 0,2% nel 2019. In totale si riduce dell’1,7%, mentre nello scenario di base sarebbe salito del 2,3%; quindi la differenza è di 4 punti percentuali”.
Sempre secondo Confindustria, che sostiene il Governo renzi e la sua riforma costituzionale, con la vittoria del No, nel triennio gli investimenti scenderebbero complessivamente del 12,1% contro il +5,6% altrimenti atteso, si perderebbero 258.000 posti di lavoro anziché acquistarne 319.000, il deficit/Pil salirebbe al 4% nel 2018 e il debito supererebbe il 144% del Pil nel 2019.
Comunque senza tener conto degli effetti del voto di ottobre, il Centro studi di Confindustria peggiora la previsione del deficit/Pil per quest’anno (2,5% dal 2,3% stimato a dicembre) e per il prossimo (2,3% da 1,6%). Quanto al Pil, il debito in percentuale è stimato al 133,4% quest’anno (dal precedente 132,1%) e al 134% per il 2017 (da 130,6%). È già il più grande d’Europa ed è destinato a salire soprattutto se ci verrà concessa più ‘flessibilità’, ovvero la possibilità di fare altri debiti per finanziare il bilancio statale.

M5s e Lega: possibile l’uscita dall’euro
In una situazione che si preannuncia insomma abbastanza complicata per usare un eufemismo, Luigi Di Maio, componente del direttorio del M5s, oggi ha spiegato che “se non si dovesse riuscire a ridiscutere con l’Unione europea alcuni trattati, come fiscal compact e altri, proporremo un consultivo non vincolante sulla politica monetaria. Non sulla permanenza nella Ue” “cioè – ha aggiunto – sull’euro, sulla permanenza o meno in esso. Questa non sarebbe più, se lo dovessero decidere i cittadini, la moneta in Italia”.
A ruota gli ha fatto eco il leader della Lega, Matteo Salvini. “Noi abbiamo iniziato a sostenerlo sei mesi fa. Io vado oltre. Non serve un referendum perché sarebbe un massacro per l’economia. Io dico che, se la Lega va al governo, noi usciamo. Altrimenti se fai tre mesi di campagna sul referendum sull’Euro, c’è gente come Soros che ti massacra”.

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