venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Elezioni Usa. Trump promette legge e ordine
Pubblicato il 22-07-2016


Donald Trump nomination 1Alla Quicken Loans Arena di Cleveland, Donald Trump, con un discorso di oltre un’ora, il più lungo a memoria del GOP, ha ufficialmente accettato la candidatura alla presidenza degli Stati Uniti.

Dietro di sé a 13 milioni di americani, quanti sono quelli che lo hanno votato alle primarie, ma non tutto il Partito repubblicano perché il Grand Old Party, compreso Ted Cruz, il candidato alternativo e molti dei ‘vecchi’ leader come George Bush jr, non apprezzano questo affarista un po’ imbroglione che è molto bravo a infiammare gli animi, ma non ha ricette serie per il governo del suo Paese.
Ha vinto insomma la sua nomination, ma contro l’apparato di partito che non lo avrebbero mai voluto far correre contro Hillary Clinton, e non tanto perché temono che sia solo un chiacchierone, ma perché ritengono che col suo radicalismo non risucirà a convincere la maggioranza degli americani.
Di certo Trump ha finora vinto contro tutta l’intellighenzia, conservatrice e liberal, contro gran parte del mondo economico e finanziario perché parla direttamante alla ‘pancia’ del Paese, all’America profonda che ha subìto la crisi finanziaria ed economica del 2008, che ha paura del futuro, della disoccupazione, del terrorismo, della criminalità.
E infatti il candidato repubblicano si è presentato promettendo ‘legge e ordine’ e di rimettere sui binari un’America i cui problemi sarebbero dovuti in gran parte alla presidenza Obama, ma soprattutto alla politica estera di Hillary Clinton.

Donald Trump nomination follaIl suo discorso conteneva pochissimi dati, poche ragionevoli certezze, una serie ininterrotta di asserzioni e promesse di cui, non sia mai dovesse vincere, dovrà dare conto agli elettori. Se arriverà alla Casa Bianca, si è impegnato ad essere la ‘voce dell’America’, a dire la verità e anche cose spiacevoli, politicamente scorrette per un’America di nuovo sicura, di nuovo ricca, di nuovo grande…
“Il 20 gennaio 2017 gli americani si sveglieranno finalmente in un Paese dove le leggi vengono fatte rispettare. Io sono il candidato dell’ordine e della legalità”.
§2 arrivato l’uomo che ha la bacchetta magica per ‘aggiustare’ l’America, riportare la sicurezza nelle strade e nel mondo distruggendo l’Isis.
“Gli Stati Uniti devono immediatamente sospendere l’immigrazione da tutti i Paesi che sono coinvolti con il terrorismo fino a che non sia realizzato un meccanismo di controllo efficace”. L’ingresso in America sarà concesso solo “a chi sostiene i nostri valori e ama la nostra gente”. E quanto all’immigrazione clandestina interna, si farà il muro col Messico: “Fermeremo l’immigrazione illegale”. E sì perché nella visione di Trump, gli immigrati, inclusi i loro famigliari, sono la fonte primigenia della “violenza nelle nostre strade e del caos all’interno delle nostre comunità” mentre all’estero l’America è “una Nazione insultata e umiliata”.

Basta poi con il medical care, l’assistenza sanitaria estesa ai poveri e fortemente voluta proprio da Hillary Clinton fin da quando alla Casa Bianca c’era il marito Bill, un riforma che ha fatto infuriare le assicurazioni private cui ha tolto immensi guadagni per una sanità che è tra le più care e meno efficienti dei Paesi industrializzati. Basta anche con la pretesa di controllare la vendita di armi e se Trump anche su questo sposa le tesi dell’America più ricca ed egoista, dall’altra con la chiusura all’immigrazione, risponde alle paure di povertà dell’America operaia e impiegatizia che negli ultimi anni ha sceso, un gradino dopo l’altro, tutte le classifiche economiche per ritrovarsi sempre più povera.

Trump è isolazionista in politica economica come in politica estera. A cominciare dalla Nato, di cui rimette in discussione la regola fondante dell’aiuto ‘automatico’ ai Paesi membri aggrediti, perché questa clausola andrebbe ridiscussa alla luce dei costi che l’America sopporta per essere la prima superpotenza globale. E dunque globalizzazione e accordi internazionali vanno bene solo se, ragionieristicamente, convengono e in questa visione va indubbiamente contro la finanza globalizzata, la corsa all’arricchimento di un pugno di speculatori che ha provocato la crisi del 2008 perché mette in discussione la sovranazionalità degli interessi privati.

‘‘Un discorso spaventoso, molto cupo e terribile’’, è la prima reazione dall’entourage della famiglia Bush attraverso la ex speechwriter di George padre, Mary Cary, che twitta mentre Trump sta ancora parlando. Risponde subito anche Hillary Clinton: “Non sei la nostra voce’’. Poi in spagnolo – una fetta decisiva dell’elettorato americano per le sorti elettorali è ispano-americano – twitta: ‘‘Sì, costruiremo un muro tra te e la presidenza”, replicando così alla promessa di Trump di costruire il muro al confine tra Usa e Messico.
Gli intellettuali, soprattutto quelli liberal, sono esterrefatti. Non capiscono come abbia fatto Trump ad arrivare fin dove è oggi. Non è difficile rilevare il tasso di demagogia e populismo del candidato repubblicano, quello che faticano a comprendere è come abbia fatto a convincere così tanti americani di poter anche solo mantenere una parte minima delle sue promesse.

Una parte delle colpe vengono attribuite a un miscuglio di elementi che dipingono un’America ignorante e credulona, che si nutre di reality show e di social media, pronta a farsi abbindolare da questa sorta di scugnizzo che è Trump. Un’altra parte però – e questo vale ovunque, anche qui in Italia con l’ascesa del Movimento 5 stelle e nel resto d’Europa per fenomeni politici analoghi – al vuoto politico che si è creato dopo decenni di promesse a vuoto della classe dirigente, per la incapacità e/o sordità a rispondere alle richieste dei cittadini, soprattutto negli anni della crisi.

Il personaggio ha poi un’innata abilità da piazzista che ricorda quella di Silvio Berlusconi, un ‘Cavaliere nero’ a Stelle & Strisce. Prima dipinge un Paese in condizioni miserrime, poi si dipinge come il prodotto miracoloso che tutto sana. Sono arrivato alla nomination, ha spiegato, in un momento di crisi nazionale, di “povertà e violenza in casa, guerra e distruzioni fuori dai confini”. “Ogni mattina mi alzo determinato a creare le condizioni per una vita migliore per tutta questa Nazione che è stata dimenticata, ignorata e abbandonata”. Insomma è arrivato anche per gli americani l’uomo del destino, o almeno è questo quello che vuol fargli credere.Donald Trump nomination 2Per saperne di più:
Will Donald Trump’s fear mongering make Americans vote for him?

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