domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Eravamo un paese per giovani. Protagonisti e storie del Risorgimento
Pubblicato il 28-07-2016


libro_iacovino_adnNon una collezione di “medaglioni” o di “busti”, tipo Gianicolo o Pincio, inevitabilmente corrosi dal tempo e, soprattutto, noiosamente simili. Ma una serie di ritratti in presa diretta, scritti con taglio cinematografico, con grande attenzione ai lati umani (difetti compresi) dei personaggi, e ai mille dettagli della vita quotidiana. Questo è “Eravamo un paese per giovani” (Orvieto, Intermedia ed., 2016, €. 15,00): libro che Velia Iacovino, giornalista già condirettore dell’ADNKRONOS, ora direttore editoriale di “Futuro quotidiano”, e Marcello Giannotti, giornalista già collaboratore di AKI e RAI, hanno dedicato a tanti protagonisti del nostro Risorgimento, tutti decisamente giovani, spesso caduti proprio nel fiore della vita.
Del Risorgimento, diciamo la verità, tanti italiani hanno un’idea da un lato vaga, frutto soprattutto di reminescenze scolastiche; dall’altro annoiata,per la retorica patriottarda con cui il tema, il più delle volte, è stato trattato a scuola, anche dopo il fascismo. Questo libro di Iacovino e Giannotti cerca di comare queste lacune: affrontando la materia fuori della retorica come, all’opposto, della denigrazione a priori, fatta per strumentalizzazioni politiche, tipica degli ultimi decenni.E guardando, invece, a quella sorta di “religione civile del Risorgimento”, fortemente laica, tipica di altri Paesi europei, Francia anzitutto (che non esclude, anzi postula, l’indagine seria su quelle che sono, tuttora, ombre e ambiguità del processo risorgimentale).
Sfilano così, davanti al lettore, i giovani Michele Morelli e Giuseppe Silvati,sfortunati promotori della rivoluzione liberale napoletana del 1820- ’21 contemporanea di quella spagnola), giustiziati poi dai borbonici, a trent’anni, nel settembre del ’22; e Ciro Menotti, il commerciante di Carpi che, nel 1831, commette l’ errore di fidarsi del duca Francesco IV, cercando di coinvolgerlo nell’insurrezione liberale di Modena. Don Enrico Tazzoli, il sacerdote d’ idee liberali e rivoluzionarie, una sorta di Don Minzoni dell’ 800, che a quarant’anni, nel dicembre 1852, è tra i martiri di Belfiore, animatori della congiura mazziniana di Mantova; e il giovanissimo Righetto (nome anagrafico mai accertato), trovatello di 12 anni che, come i suoi coetanei d’un secolo dopo, nella Napoli del ’43, cade partecipando alla guerra di popolo, nella Repubblica Romana del 1849 ( a lui, a Roma, son dedicati oggi una scalinata sulle pendici di Monteverde e un tratto del viale del Gianicolo). Sino a Cristina Trivulzio di Belgioioso (1808- 1871), la nobile milanese, poi aderita alla causa garibaldina, organizzatrice degli ospedali nella Roma del ’49 ( che da giovane, incredibilmente, sempre a Roma e poi in Francia, ha una lunga storia d’amore con Luigi Napoleone, il futuro Napoleone III, e futuro nemico del ’49). E ad Enrichetta di Lorenzo (1820- 1871): la donna che, infelicemente sposata, abbandona marito e figli travolta dalla passione per Carlo Pisacane, Il mazziniano d’idee socialiste che il 2 luglio 1857, coi suoi trecento seguaci, cade presso Padula, vittima – come già Adelchi, Gioacchino Murat, i fratelli Bandiera – dell’ illusione che il Sud, angariato e depresso ma immerso nel suo secolare sonno, scelga improvvisamente di seguire i cospiratori venuti da lontano, ribellandosi ai suoi governanti.

Fabrizio Federici

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