domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

NESSUN DIRITTO
Pubblicato il 21-07-2016


Turkey's Prime Minister Tayyip Erdogan (C) is flanked by Ground Forces Commander and acting Chief of Staff General Necdet Ozel (L) during a wreath-laying ceremony at the mausoleum of Mustafa Kemal Ataturk, founder of modern Turkey, in Ankara on August 1, 2011 AFP PHOTO/STR

AFP PHOTO/STR

La Turchia procede sulla strada di reazione e “normalizzazione” dopo il tentato golpe. Dopo aver annunciato ieri lo stato di emergenza di tre mesi, oggi è stato reso noto che Ankara sospenderà la Convenzione europea dei diritti umani “temporaneamente”, come ha fatto la Francia in seguito agli attentati terroristici che ha subito.
Il trattato internazionale è sottoscritto dai 47 paesi che formano il Consiglio d’Europa e tutela dalle violazioni dei diritti umani. L’articolo 15 della Carta prevede la possibilità di sospensione “per motivi di pubblica sicurezza o di minaccia alla nazione”. La decisione di sospendere la Convenzione era stata presa anche in Francia, in seguito all’adozione dello Stato di emergenza dopo gli attentati di Parigi nel novembre scorso. Il portavoce del governo di Ankara Kurtulmus ha aggiunto che l’esecutivo spera di poter revocare lo stato di emergenza tra 40 o 50 giorni. “Il diritto di riunirsi e di manifestare non verrà cancellato. Non è previsto alcun coprifuoco e non ci sarà alcun passo indietro nel progresso democratico. Il Parlamento resterà aperto e funzionante”, ha assicurato.
Lo ha detto il vice premier Numan Kurtulmus, citato dalla CnnTurk. “Anche la Francia – ha detto Kurtulmus durante un incontro con i giornalisti di Ankara – ha proclamato lo stato d’emergenza. E anche loro hanno sospeso la Convenzione sulla base del suo articolo 15”, che prevede deroghe in caso di guerra o di gravi emergenze. “La proclamazione di uno stato di emergenza – ha precisato – non è contro la Convenzione”. “Voglio garantire – ha aggiunto il vice premier – che i diritti e le libertà fondamentali e la vita di tutti i giorni non saranno colpiti. I nostri concittadini devono sentirsi tranquilli su questo”.
Tuttavia proprio i cittadini turchi sono le prime vittime di uno “Stato di diritto” che li vede esposti a carcerazioni, accuse e divieto di espatrio. Nel mirino delle nuove ‘purghe’ non solo soldati e ufficiali dell’esercito, ma magistratura, impiegati pubblici, insegnanti, docenti universitari e giornalisti.
In più in queste ore preoccupano e destano sgomento le immagini di librerie date a fuoco, come ai tempi dell’avvento del nazismo.


Il governo turco non aveva fatto ricorso allo Stato di emergenza neanche dopo i sanguinosi attentati terroristici attribuiti all’Isis o ai curdi del Pkk, ma applicando questo provvedimento potrà essere imposto il coprifuoco, restringere il diritto di manifestare e limitare la libertà di movimento oltre che di licenziare dei dipendenti in deroga da ogni contratto di lavoro in vigore.
“Questo è un golpe civile contro il Parlamento”, ha denunciato a Cnn Turk il deputato e capogruppo Ozgur Ozel, prima dell’inizio della seduta in aula ad Ankara. Per l’Hdp, il partito della minoranza curda del sud-est del paese e difensore dei diritti civili, “il tentativo di golpe del 15 luglio – è riportato in una nota – si è trasformato in un’occasione e un mezzo per liquidare chi contesta l’esecutivo e per limitare ulteriormente i diritti democratici e le libertà. Il popolo è stato costretto a scegliere tra un golpe e un regime. Respingiamo entrambe le opzioni”.

Sulla sospensione della Convenzione Europea dei Diritti Umani il segretario del PSI Riccardo Nencini, ha proposto che Nazioni Unite ed Europa facciano sentire la propria vice. “L’ONU intervenga e l’UE valuti le misure da prendere” ha scritto sul proprio profilo Facebook. “Scrivete il vostro sdegno all’Ambasciata turca.” – ha concluso, invitando gli utenti a manifestare pubblicamente il proprio dissenso.

“Quanto sta accadendo in Turchia genera grandissima preoccupazione e una sensazione di impotenza perché è molto difficile individuare quali sono le misure che possono servire per impedire che Erdogan vada oltre il limite nel calpestare la democrazia” . Ha commentato Pia Locatelli, presidente del Comitato diritti umani, in un’intervista a Radio radicale. “È certo che questo golpe diventa uno strumento per rendere più facile la repressione generalizzata, che colpisce tutti gli oppositori: dai giudici, ai giornalisti, ai professori universitari, agli intellettuali. Sicuramente serve far sentire l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale sul quanto sta avvenendo nel Paese 24 ore su 24”.
L’Europa resta a guardare con preoccupazione, sono state molte le proteste ufficiali arrivate dalle cancellerie europee riguardo alla reintroduzione della Pena Capitale, ma Erdogan ha risposto con tono duro: “Per 53 anni abbiamo bussato alla porte dell’Unione europea e ci hanno lasciato fuori, mentre altri entravano. Se il popolo decide per la pena di morte, e il Parlamento la vota, io la approverò”.
Duro intervento del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni contro la reazione di Ankara dopo il tentato golpe. “La lunga scia delle vendette, delle liste di proscrizione delle epurazioni e degli arresti di massa è davvero inaccettabile”, ha detto. “Rinnovo l’invito al governo e alle autorità turche a contenere questa reazione nell’ambito del rispetto delle regole e dello stato di diritto”, ha aggiunto il titolare della Farnesina.

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