giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pena di morte in Turchia?
L’Europa batta un colpo
Pubblicato il 22-07-2016


penadimorteL’annuncio della sospensione della Convenzione europea dei diritti umani durante lo stato di emergenza è solo l’ultimo tassello della regressione in Turchia del rispetto delle libertà e dei diritti umani. Il fallito colpo di stato ha messo in moto un giro di vite di proporzioni colossali che ha colpito migliaia tra giornalisti, giudici, impiegati statali, insegnanti, gran parte dei quali ridotti in stato di detenzione con denunce di maltrattamenti in custodia.

Se è comprensibile che il governo turco abbia l’esigenza di indagare sui responsabili del colpo di stato e punirli, ben diversa sembra invece questa ondata di arresti che appare indiscriminata e violenta. La feroce ritorsione delle autorità turche e la sospensione della Convenzione europea rischia di far saltare alcuni cardini su cui si fonda il rispetto dei diritti umani anche in stato di emergenza: allungamento dei tempi di custodia cautelare, indebolimento delle protezioni contro i maltrattamenti, rischio di processi iniqui, per non parlare della repressione del pacifico dissenso e delle restrizioni alla libertà di stampa.

In questo quadro, le dichiarazioni del presidente Erdogan sul possibile ripristino della pena di morte appaiono, paradossalmente, come l’ultimo dei problemi. Sia perché hanno la parvenza più di minacce sventolate nei confronti degli oppositori interni e dei governi europei, sia perché la Turchia aderisce a diversi patti e protocolli che vietano espressamente la pena capitale e vincolano fortemente il Paese.

L’Unione Europea in questo momento dovrebbe esercitare tutta la sua pressione sulla Turchia non solo per riaffermare e far valere il prestigioso primato di Europa quale area ‘no death penalty’ violata dalla sola Bielorussia, ma anche e soprattutto per richiamare Ankara al rispetto degli obblighi del diritto internazionale e non gettare via libertà e tutele sui diritti umani ottenute con sacrifici e difficoltà.

Massimo Persotti
Amnesty International – Coordinamento Pena di Morte

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