martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Euro con le gambe di carta
Pubblicato il 06-07-2016


Le banconote da 50 euro cambiano “vestito”. Dal 4 aprile 2017 i nuovi biglietti da 50 euro sostituiranno gradualmente i vecchi in circolazione. È già avvenuto per i tagli da 5, 10 e 20 euro. I falsari avranno delle difficoltà aggiuntive da superare. Yves Mersch, componente del comitato esecutivo della Bce (Banca centrale europea) ha spiegato: l’obiettivo è «rendere ancora più sicura la nostra moneta». Il banchiere europeo loda il lavoro arrivato praticamente all’ultima curva: dall’anno prossimo le nuove avanzatissime tecnologie impiegate per impedire la falsificazione dei nuovi tagli da 50 euro contribuiranno «a proteggere la nostra moneta» e «sono frutto del nostro costante impegno a preservare la stabilità dell’euro, una moneta utilizzata quotidianamente da 338 milioni di persone in tutta l’area dell’euro». In sintesi: è facilitato il controllo dell’autenticità del nuovo biglietto da 50 euro con il metodo “toccare, guardare, muovere”; è quasi uno slogan.

L’euro nacque nel 1999 e la circolazione effettiva della moneta unica europea avvenne dal primo gennaio 2002. Fu una grandissima rivoluzione: la storica novità prometteva pace, progresso e benessere. I vari paesi dell’Unione europea, per ragioni di prestigio e di interesse economico, sgomitarono per aderire in tempi rapidissimi all’euro. Alcuni stati, finanziariamente più deboli come l’Italia a causa degli disastrosi conti pubblici nazionali, fecero non pochi sacrifici e “compiti a casa” per entrare immediatamente nella nuova valuta comune europea, assieme a nazioni come la Germania e la Francia. Partì la corsa e alla fine ben 19 paesi della Ue hanno composto il club di Eurolandia.

Ma qualcosa, anzi molto, è andato storto. Forse la colpa è stata delle regole severe di rigore finanziario nei bilanci fissati per aderire all’euro, parametri definiti “stupidi” diversi anni fa da Romano Prodi, che pure è stato il presidente del Consiglio che più si è battuto per l’ingresso dell’Italia nell’euro. Forse la colpa è stata di voler costruire una moneta comune lasciando la libertà di normative fiscali, previdenziali e societarie ai vari paesi. Forse la colpa è nell’anomalia di aver fatto nascere una divisa unica senza uno Stato unico. Forse la colpa risiede nella “timidezza” nell’affrontare con misure comuni i nuovi problemi enormi come la Grande recessione internazionale scoppiata nel 2008, le immigrazioni di massa dal Medio Oriente e dall’Africa verso l’Europa, il terrorismo islamico.
La crisi economica ha colpito pesantemente l’Europa. L’Italia, in particolare, ha visto la cancellazione del 25% della produzione industriale, la disoccupazione è arrivata a colpire ben 3 milioni di persone, l’aumento della povertà è stato forte. Le disuguaglianze sono gravemente lievitate tra i paesi ricchi e poveri della Ue e all’interno delle varie nazioni, con la precarizzazione del ceto medio e dei giovani.

Di qui le proteste popolari contro l’Unione europea e contro l’euro. La gente ha cominciato a detestare l’euro e a rimpiangere le vecchie monete nazionali. Sono nati molti partiti populisti su secche parole d’ordine di opposizione totale: via dalla Ue, dalla moneta comune e fuori gli immigrati. Il rigore finanziario tedesco (e l’arrivo a Berlino dei capitali europei ed internazionali) è finito sul banco degli imputati, ma nonostante ciò non è stata avviata una politica comune per la crescita economica, per il lavoro e per l’immigrazione.
Ora stiamo assistendo al dilagare di una pericolosissima “valanga”. La Gran Bretagna con un referendum ha deciso di dire addio all’Unione europea (i sì all’uscita, sia pure di poco, hanno prevalso sui no) con pesanti conseguenze politiche ed economiche per il paese di William Shakespeare e per la Ue: rischio di uccidere la già debole ripresa economica, crollo delle Borse, banche con l’acqua alla gola. Altri referendum contro l’Europa e l’euro potrebbero arrivare a stretto giro di posta in Austria, Ungheria, Francia e nelle nazioni dell’Europa dell’est, causando un micidiale processo a catena di disintegrazione politica (già adesso la Scozia e l’Irlanda del Nord minacciano di staccarsi da Londra).

Il futuro non è roseo. Davanti a questi colossali problemi, sempre più gravi, la Ue non è stata capace di dare una risposta politica, parlando con una sola voce. Non è accaduto neppure dopo il traumatico referendum in Gran Bretagna. Si è limitata, come al solito, a effettuare lunghi inutili vertici e a prendere tempo. La sola risposta alla crisi è arrivata da Mario Draghi: il presidente della Bce ha promesso e adottato “misure non convenzionali” per salvare l’euro, abbassando i tassi d’interesse fino a renderli negativi e immettendo grandi quantità di liquidità sul mercato e nelle banche. È riuscito a salvare l’euro nel 2011-2012 quando si è scatenato il terremoto dei “debiti sovrani” (franavano i titoli del debito pubblico greci, italiani, spagnoli, portoghesi, irlandesi) e ci sta provando adesso, prima e dopo la Brexit.

Ma Draghi è un banchiere, un tecnico, e in situazioni così difficili servono soluzioni politiche di grande profilo e non solo tecniche (peraltro perennemente contestate da una parte del governo e della classe dirigente tedesca). Il dollaro ha oltre duecento anni di vita ed ha subito ben pochi cambiamenti grafici, perché ha alle spalle un governo solido, uno sperimentato sistema politico che rappresenta il popolo americano. L’euro, invece, non ha alle spalle un governo europeo, interprete delle richieste e dei bisogni dei cittadini del vecchio continente. Eppure la divisa europea, in poco più di dieci anni, ha già realizzato il restyling delle banconote da 5, 10 e 20 euro e si prepara e fare altrettanto per il biglietto da 50. È una mossa tecnica contro i falsari e va bene, ma non si può rimanere fermi solo alla lotta contro i contraffattori di banconote. Altrimenti affonderà la stessa moneta unica e non ci saranno più banconote da “toccare, guardare, muovere”. Il pericolo è di avere un euro con “la gambe di carta”.

Rodolfo Ruocco

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