sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

RAZZISMO
Pubblicato il 07-07-2016


Immigrazione razzismoUcciso per il colore della propria pelle. Non è cronaca di anni lontani, ma è avvenuto due giorni fa nella provincia di Fermo, dove Emmanuel Chidi Namdi, richiedente asilo nigeriano è stato pestato a morte da due fascisti italiani mentre difendeva la compagna dagli insulti razzisti dei due.
Dei due italiani è stato identificato soltanto uno, Amedeo Mancini, titolare di una grossa azienda zootenica a Fermo, che per le sue violenze sugli spalti era già stato raggiunto in passato da un provvedimento di Daspo del Questore di Ascoli Piceno. L’uomo finora era indagato a piede libero.
L’uomo ucciso a sprangate per aver difeso la compagna da insulti come “scimmia africana” era arrivato in Italia otto mesi fa insieme a lei Chimiary — che durante il viaggio ha anche perso il figlio che aspettavano. Entrambi avevano trovato accoglienza presso il seminario arcivescovile di Fermo gestito da don Vinicio Albanesi, il quale è anche il presidente della comunità di Capodarco. Lo stesso prete li aveva sposati lo scorso 6 gennaio nella chiesa di San Marco alle Paludi.
La moglie, completamente sola, ha dato il consenso per la donazione degli organi, ma la vittima non ha potuto donarli, la sua famiglia è stata decimata in Nigeria dai terroristi di Boko Haram, e la sua compagna ha potuto dare l’autorizzazione all’espianto perché il loro matrimonio era solo “religioso”, i due infatti erano senza documenti quando sono arrivati in Italia. Sergio Mattarella oltre alla condanna e al dolore per l’omicidio barbaro e l’intolleranza razziale, chiede azioni concrete per aiutare la moglie di Emmanuel. “Ora bisogna prestare assistenza alla vedova”, si legge nella nota del Quirinale.fermo
Se la notizia sconvolge l’opinione pubblica da un lato, dall’altro pone i soliti interrogativi sulla politica. Non solo superare la Bossi-Fini e la definizione di immigrazione “irregolare” che secondo la legge italiana è un reato punibile con il carcere e l’espulsione, ma anche far fronte a una società che continua a manifestare un odio razziale crescente nei confronti del diverso.
Il ministro dell’Interno Angelino Alfano è andato a Fermo per presiedere il comitato per l’ordine e la sicurezza e ha precisato che all’omicida è stata contestata anche l’aggravante della finalità razzista. Poi ha aggiunto che “la commissione competente ha concesso alla compagna del migrante ucciso a Fermo lo status di rifugiata”.


Ma non si tratta di un episodio isolato. Secondo don Vinicio Albanesi a Fermo ci sarebbero “piccoli gruppi, di persone che si sentono di appartenere evidentemente alla razza ariana. Fanno capo anche alla tifoseria locale e secondo me si tratta dello stesso giro che ha posto le bombe davanti alle nostre chiese. E se lo dico, significa che non è una semplice impressione”. Una serie di episodi di intimidazione verso le iniziative di accoglienza della Parrocchia ne sono l’esempio: a maggio infatti era stato trovato un ordigno rudimentale sotto il portone della chiesa di San Gabriele dell’Addolorata; tra febbraio e marzo due bombe erano scoppiate davanti al Duomo e all’ingresso della chiesa di San Tommaso; nella notte tra il 12 e il 13 aprile, infine, un’altra bomba aveva danneggiato la chiesa retta da monsignor Albanesi.
E mentre gran parte della stampa italiana ha minimizzato definendo l’omicida un “ultrà”, da parte della Lega che ha sempre cavalcato l’odio contro gli immigrati, si tenta di correre ai ripari. “Chi uccide, stupra o aggredisce un altro essere umano va punito. Punto. A prescindere dal colore della pelle”. Lo scrive su Facebook, il leader della Lega, Matteo Salvini, riferendosi all’omicidio del nigeriano a Fermo. “Sei bianco, sei nero, sei rosa e ammazzi qualcuno senza motivo? In galera – aggiunge Salvini – la violenza non ha giustificazione. Il ragazzo nigeriano a Fermo non doveva morire, una preghiera per lui”. “È sempre più evidente che l’immigrazione clandestina fuori controllo, anzi l’invasione organizzata, non porterà nulla di buono. Controlli, limiti, rispetto, regole e pene certe: chiediamo troppo?”, conclude Salvini. Insomma per il leader della Lega è anche un problema di “ordine pubblico” e di immigrazione “fuori controllo”. Tuttavia sono in molti a ricordare gli episodi di derisione verso i neri fatta da politici ed esponenti del Carroccio. Lo ricorda bene Pia Locatelli, deputata Psi e presidente della Commissione per i diritti umani alla Camera che sull’omicidio razzista di Fermo spiega: “Questa è anche una storia di cattivi esempi perché non possiamo certo dimenticare che solo qualche anno fa l’europarlamentare Borghezio faceva aperta professione di razzismo nei confronti della ministra Kyenge, un consigliere provinciale del suo partito invitava a stuprarla e il senatore Calderoli, allora la terza carica dello Stato, affermava senza vergognarsene che la ministra gli ricordava un orango”.
“Così – aggiunge Locatelli – oggi piangiamo la morte di un giovane immigrato di colore, ma non possiamo stupircene perché le parole sono pietre che colpiscono lontano nello spazio e nel tempo”.
“Non basta allora che il leader della Lega Matteo Salvini invochi un’ovvia parità di razza nella repressione dei crimini, perché troppi suoi compagni di partito sono stati in prima fila nel’inneggiare ripetutamente alla discriminazione razziale”, spiega la deputata socialista. “Piuttosto faccia ammenda e si senta anche lui moralmente corresponsabile di quanto avvenuto a Fermo”, conclude Pia Locatelli.
“Mi costituirò parte civile”, ha detto l’ex ministro Cécile Kyenge, aggiungendo: “Quello che è successo a Fermo non è un caso isolato. Certo ha assunto risalto per il tragico, drammatico, epilogo. Ma ci sono tanti episodi simili a questo che rimangono nell’invisibilità”. Nell’Esecutivo manca la carica di ministro dell’Integrazione che fu voluta da Enrico Letta, ma che è stata poi abolita da Matteo Renzi al cambio della guardia a Palazzo Chigi nel febbraio 2014.

La Polizia americana ha ucciso due neri in due giorni
Intanto Oltreoceano si teme una nuova estate di rivolte, la causa è la stessa da decenni: la barbarie delle forze dell’ordine Usa contro gli afroamericani. Due afroamericani sono stati uccisi nel giro di poche ore da poliziotti bianchi in Usa; e i due episodi – l’uno accaduto a Baton Rouge, in Louisiana, l’altro in Minnesota – riaprono la ferita razziale negli Stati Uniti. Per la seconda notte consecutiva centinaia di persone, tra i quali amici e parenti, si sono riuniti nel luogo dive Alton Sterling è stato ucciso martedì; ma nelle stesse ore si è saputo dell’altro episodio in Louisiana.
A Baton Rouge, in Louisiana, un agente ha sparato e ucciso Alton Sterling, 37 anni. La pattuglia è intervenuta dopo che una telefonata anonima aveva segnalato che un uomo che vendeva Cd in strada lo aveva minacciato con una pistola. L’auto della polizia è intervenuta, c’è stato un litigio e – secondo un testimone, che lavora nel negozio davanti al quale è avvenuta l’uccisione – un poliziotto ha colpito Sterling con un taser e, mentre questi era a terra, l’altro gli ha sparato un numero imprecisato di colpi. Almeno quattro. Il testimone ha anche dichiarato che non sembrava che Sterling avesse una pistola e che, semmai, gli è parso che questa gli fosse stata già sottratta. Poche ore dopo in Minnesota Philando Castile, 32 anni, è stato ucciso mentre era in auto con una donna e la figlia di lei. Fermato da una volante, ha detto ai poliziotti di aver con sé un’arma con regolare licenza. Ma al momento di prendere il portafoglio, è stato sparato. Inoltre a inchiodare la Polizia c’è un video girato dalla compagna e diffuso su Facebook. Ora il governatore del Minnesota, Mark Dayton, è stato portato via dalla sua residenza a St.Paul per motivi di sicurezza dopo che centinaia di persone si erano riunite nella notte davanti alla dimora per protestare. “No justice no sleep”, “niente giustizia, non si dorme”, urlavano i manifestanti, e ancora “Mark Dayton, ti interessa?”. I vigili del fuoco hanno dovuto anche spegnere un incendio davanti all’abitazione. Polizia di nuovo nella bufera negli Stati Uniti dopo l’ennesimo caso di un afroamericano ucciso da un agente.

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