venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Francia. Loi Travail, il Governo ‘salta’ il parlamento
Pubblicato il 05-07-2016


La Loi Travail, meglio conosciuta come Legge El Khomri, dal nome della ministra del lavoro Myriam El Khomri, l’equivalente più nella forma politica che nella sostanza dell’italico Jobs Act, nonostante gli scioperi, le manifestazioni – l’ultima di oggi a Parigi – e la rottura profonda del Partito socialista che esprime il presidente e il primo ministro, sta per diventare legge saltando a piè pari il Parlamento. Il primo ministro Manuel Valls ha infatti annunciato l’intenzione del suo governo di ricorrere di nuovo all’art.49, comma 3, della Carta costituzionale per far diventare la proposta del Governo legge senza il voto parlamentare. Una scorciatoia che, a differenza di quanto avviene in Italia col ricorso al voto di fiducia e all’uso spropositato dei decreti legge, è una novità per la Francia, ma anche una strada obbligata perché il Governo sa di non avere i numeri per farla passare normalmente.Manuel Valls

Se entro le prossime 24 ore non verrà depositata alcuna mozione di censura, il progetto di legge sarà considerato approvato in seconda lettura e passerà in Senato per la lettura finale per tornare in Assemblea Nazionale a fine luglio e diventare quindi definitivamente legge. I deputati dell’opposizione di destra hanno già fatto sapere che non presenteranno alcuna mozione, non solo perché condividono lo ‘spirito’ della legge, ma anche e soprattutto per non togliere le castagne dal fuoco al Partito socialista.

C’è un nutrito gruppo di qualche decina di parlamentari socialisti che, come avvenuto in Italia col Pd, contestano infatti apertamente la legge, ma sono consapevoli che la presentazione di una mozione di censura – occorrono 58 firme – equivale a una lettera di licenziamento per il Governo in una situazione di aperta crisi del partito che non se la passa per niente bene anche in vista delle elezioni presidenziali dell’anno prossimo. Valls insomma non esita a usare l’arma del ricatto politico per confermare la sua linea che sposta l’asse del Ps verso il centro.

Il Primo ministro nell’annunciare al Parlamento la decisione, ha utilizzato l’armamentario che è stato usato anche in Italia per far passare il Jobs Act: “Questo Paese è troppo abituato alla disoccupazione di massa”, lo facciamo “nell’interesse generale del popolo francese, non per intransigenza”. Valls ha sostenuto che il testo è frutto di “una larga concertazione”, che contiene dei “passi in avanti” e che ha di fronte “un’alleanza dei contrari, un’alleanza dei conservatorismi e degli immobilismi”, un’alleanza “che è quella di chi non vuole cambiare nulla”… “Mi prendo le mie responsabilità nell’interesse del Paese. Questo è quello che ho imparato. Questo è quello che faccio”.

Insomma Valls, non ha intenzione di trattare con l’opposizione interna e vuole proiettare all’esterno un’immagine decisionista del suo Governo che, secondo le aspettative, dovrebbe servire a fermare la disaffezione dell’elettorato e la concorrenza della destra dal Partito Repubblicano al Fronte Nazionale di Marine Le Pen. È un tentativo che sa di disperazione, più che di progetto politico, ma la confusione a sinistra, come in italia, non è da meno.

La ‘loi travail’ amplia il ventaglio di causali per giustificare i licenziamenti di tipo economico, prendendo in considerazione momenti di difficoltà come un calo degli ordini o perdite di esercizio e vendite negative per diversi mesi consecutivi, trasferimenti di tecnologia e anche riorganizzazione aziendale per la competitività. In caso di licenziamento illegittimo, se finora l’importo dell’indennità era deciso in autonomia dal giudice, a partire dai sei mesi di stipendio e senza un tetto massimo, ora la legge mette dei paletti sia alla discrezionalità dei magistrati sia all’ammontare della liquidazione con indennità che possono andare da tre a quindici mensilità, in ragione dell’anzianità di lavoro. Inoltre è destinata a crescere la contrattazione di secondo livello, aziendale e individuale mentre sul piano dell’orario di lavoro si avvia lo smantellamento delle famose 35 ore introdotte dal governo di Lionel Jospin nel 2000 perché se oggi un dipendente non può lavorare più di 10 ore al giorno, si potrà da domani arrivare a dodici, e la settimana media è calibrata sulle 35 ore fino a un massimo di 48, dopo la riforma potrà arrivare anche a 60. La legge prevede anche un possibile taglio agli straordinari dando più libertà ai datori di lavoro, attraverso accordi sindacali, di scendere fino al minimo del 10% della retribuzione in più.Francia manifestazioni proteste Loi Travail

Mentre in piazza è la Cgt (Confederazione generale del lavoro), il sindacato più forte, di sinistra, a organizzare scioperi e manifestazioni, in parlamento il ‘fronte’ contro la Legge El Khomri è composto da socialisti, ecologisti, comunisti e indipendenti, un ‘fritto misto’ di sinistra che forse ‘non’ vuole neppure vincere. La fronda interna già a maggio aveva tentato di raccogliere le 58 firme necessarie; erano arrivati a 56 e qualche maligno aveva fatto notare che forse si erano fermati volutamente a un passo dall’obiettivo sia per mandare un segnale forte a Valls sia per non aprire una crisi nella maggioranza che poi non avrebbero saputo e potuto governare.

Per saperne di più: il testo della legge

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