mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Germania, l’Isis rivendica attacco sul treno. 5 feriti
Pubblicato il 19-07-2016


Giovedì la strage di Nizza, ieri sera in Germania un ragazzo afghano ha ferito a colpi di accetta 5 persone e questa mattina in Francia, in un albergo allarme per un uomo armato con un pacco sospetto. I Governi varano misure di prevenzione. In Italia l’aula della Camera ha approvato in via definitiva, in terza lettura, il ddl di ratifica di cinque convenzioni in tema di lotta al terrorismo. ‘Il terrorismo è transanzionale e – ha detto Pia Locatelli – non può che essere combattutto con la cooperazione internazionale’.


Nizza attentato terrorismo 2

Bollene (Francia)
In un hotel a Bollene, vicino a Avignone, un uomo armato si è barricato questa mattina nella sua stanza. Avrebbe con sé un pacco sospetto e questo ha fatto scattare l’allarme antiterrorismo: l’albergo è stato evacuato isolato per un raggio di 250 metri, sorvolato dagli elicotteri della polizia mentre sul posto sono state fatte arrivare le forze di pronto intervento della Gendarmeria Nazionale, i GIGN, che hanno avviato un negoziato con l’uomo. Comunque, secondo quanto riferiscono fonti della polizia “l’individuo ha rifiutato di pagare la stanza d’albergo e si sarebbe imbestialito contro il gestore”. Insomma solo un falso allarme che illustra però bene il clima che si respira ormai tra le forze di polizia.

Muhammad Riayad, terrorista 17enne afghano

Muhammad Riayad, il terrorista 17enne afghano

Germania
Terrore vero invece e ampiamente giustificato su un treno regionale in Germania in viaggio tra Treuchtlingen a Wuerzburg, in Baviera. Nella tarda serata di lunedì un diciassettenne afghano, un rifugiato arrivato in Germania senza i genitori e che è stato poi ucciso dalla polizia, ha attaccato i passeggeri con un’accetta ed un lungo coltello. Cinque persone ferite di cui due tutt’ora in pericolo di vita. L’attentato è stato rivendicato dall’Isis. “L’autore dell’operazione di accoltellamento in Germania – ha scritto Amaq, l’agenzia di stampa del Califfato – è un combattente dello stato islamico ed ha compiuto questa operazione in risposta agli appelli a colpire la coalizione che combatte lo stato islamico” usando quasi le stesse parole della rivendicazione della strage di Nizza. In questo caso però l’attribuzione dell’attentato all’Isis è più credibile di quella di Nizza in quanto con la rivendicazione è stato pubblicato un video in cui il diciassettenne afghano annuncia la sua intenzione di fare “un attentato suicida in Germania”. Nel video Riyad si identifica come un “soldato del Califfato” e minaccia ulteriori attacchi da parte dell’Isis “in ogni villaggio, città e aeroporto”.

Nizza
Sono sei, incluso un italoamericano, le vittime italiane accertate della strage di Nizza del 14 luglio: si tratta di due coppie, una donna e uno studente nato in Italia ma cresciuto negli Stati Uniti, in California, dove risiedeva. Le vittime italiane sono due coniugi di Voghera (Pavia) Gianna Muset (68 anni) e Angelo D’Agostino (71 anni), oltre a quelle del 90enne Mario Casati e della sua compagna 77enne, Maria Grazia Ascoli, entrambi milanesi, Carla Gaveglio, una casalinga 48enne di Piasco (Cuneo), e Nicolas Leslie, uno studente che frequentava il terzo anno alla University of California (Berkeley). Leslie, 20 anni, viveva a Del Mar, una cittadina vicino a San Diego: si trovava a Nizza per un programma di interscambio universitario.

Le indagini
L’antiterrorismo sta ancora interrogando cinque persone presso il quartier generale di Levallois-Perret, alle porte di Parigi mentre è di ieri la notizia che ha vissuto in Italia uno dei sette fermati dalla polizia francese perché sospettati di far parte della rete di Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, il tunisino che la sera del 14 luglio ha seminato morte e terrore sulla Promenade Des Anglais di Nizza.

Le misure anrtiterrorismo
In Italia oggi la Camera ha approvato in via definitiva, in terza lettura, il ddl di ratifica di cinque convenzioni in tema di lotta al terrorismo, già approvato dalla Camera e modificato dal Senato, con 445 voti favorevoli e 37astenuti.

“Nel primo passaggio alla Camera di questo provvedimento – – ha detto Pia Locatelli nella dichiarazione di voto a nome dei socialisti – lo avevamo definito un passo avanti nella cooperazione internazionale per il contrasto e la prevenzione del terrorismo, che, essendo diventato transnazionale, non può che essere combattuto con azioni coordinate allo stesso livello. Ritorna dal Senato modificato in due parti, che prevedono l’inasprimento delle pene per reati di terrorismo nucleare; il resto rimane tutto com’era.

Con questo provvedimento autorizziamo il presidente della Repubblica alla ratifica, per poi prevederne l’esecuzione, di ben 5 provvedimenti: tre convenzioni e due protocolli, norme per il contrasto al terrorismo, nonché ratifica ed esecuzione: a) della Convenzione del Consiglio d’Europa per la prevenzione del terrorismo, fatta a Varsavia il 16 maggio 2005; b) della Convenzione internazionale per la soppressione di atti di terrorismo nucleare, fatta a New York il 14 settembre 2005; c) del Protocollo di Emendamento alla Convenzione europea per la repressione del terrorismo, fatto a Strasburgo il 15 maggio 2003; d) della Convenzione del Consiglio d’Europa sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, e sul finanziamento del terrorismo, fatta a Varsavia il 16 maggio 2005; e) del Protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d’Europa per la prevenzione del terrorismo, fatto a Riga il 22 ottobre 2015.

Siamo in grave ritardo per la loro ratifica essendo quattro su cinque precedenti il 2005. Solo il Protocollo addizionale alla Convenzione del Consiglio d’Europa è dello scorso ottobre, ma l’allarme per il terrorismo che si sta diffondendo nei diversi paesi, ci ha dato la sveglia.

Il terrorismo va combattuto con determinazione ma sempre nel rispetto dello stato di diritto, nel rispetto dei diritti umani, nel rispetto delle conquiste di civiltà e tra queste, per prima la cancellazione della pena di morte.

In questi provvedimenti sono previste molte misure giuste, tra queste il ‘rifiuto di estradare verso un Paese dove esista il rischio di applicazione della pena di morte, oppure il rischio di subire torture o reclusione a vita senza possibilità di libertà provvisoria…’.

Leggendo queste parole contenute nel Protocollo della Convenzione europea per la repressione del terrorismo mi sono rimbalzate le immagini dei soldati bastonati , frustati, denudati, umiliati … a seguito del colpo di stato in Turchia. Ed è forte la preoccupazione per la possibile reintroduzione della pena di morte minacciata dal presidente Erdogan, un presidente cui abbiamo appaltato il controllo delle frontiere esterne della UE. Siamo sicuri di aver fatto bene? Già sapevamo che non era un campione della promozione e protezione dei diritti umani.

Ora le purghe, gli arresti, i licenziamenti su vasta scala, la sospensione delle ferie… il tutto accompagnate da esagerata violenza e accanimento, iniziano a preoccupare la comunità internazionale perché più che di ripristino della legalità è evidente che si tratta di vendetta che si erge a giustiziera. Sono parole di oggi di Dacia Maraini che spiega la differenza tra storia antica e moderna nell’avere imparato a separare la giustizia dalla vendetta. Una differenza dovrebbe trovare posto, come condizione da porre, nelle relazioni nostre e della UE con la Turchia”.

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