domenica, 11 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

I disastri e noi
Pubblicato il 14-07-2016


Quando succede un incidente grave, drammatico, come quello causato dallo scontro dei due treni pugliesi, nel tragitto che da Andria conduce a Corato, la conseguenza è sempre tutta e solo italiana. Sincero il dolore per i morti, lo sgomento per il dramma avvenuto, la commozione per i parenti. Poi immediatamente tutti si sentono in dovere di trovare i responsabili. Questi ultimi non sono mai solo quelli materialmente coinvolti nell’errore, anzi l’errore umano non è mai contemplato nelle ipotesi di reato previste. Troppo semplice, troppo facile. Noi siamo molto più profondi.

Nella ricerca delle responsabilità vengono subito coinvolte le strutture. Quello che si poteva e doveva capire prima, lo si apprende solo dopo. Siamo tutti discendenti di San Tommaso. Peccato che le reti ferroviarie a binario unico e con segnalazioni artigianali esistano ovunque in Italia. Anche al Nord. Anche nella mia provincia ci sono diverse ferrovie a binario unico senza che si sia mai verificato alcun grave incidente. Poi ci sono le responsabilità politiche. E’ sempre colpa del governo, del ministro competente, che avrebbe dovuto prevedere, che avrebbe dovuto anticipare, che avrebbe dovuto rispondere a una interrogazione del movimento Cinque stelle. Un movimento salvifico. Bastava rispondere a quella interrogazione e quel tragico incidente non si sarebbe verificato. Quell’interrogazione avrebbe impedito al treno di partire da Andria e di scontrarsi con quello proveniente da Corato. Avrebbe partorito un semaforo rosso.

Anche la politica non è esente da contraddittori comportamenti. Possibile che si decidano azioni e stanziamenti ulteriori solo dopo che i buoi sono scappati, solo a seguito della strage di donne, uomini e ragazzi, del lutto impagabile di tante famiglie? Non è neanche vero che la strage sia rivelatrice della disparita di infrastrutture tra Nord e Sud. Ci siamo già scordati dei venti morti dell’incidente di Crevalcore, in provincia di Bologna, o della Verona-Rovigo che risulta la ferrovia peggiore d’Italia? Dovremmo metterci d’accordo e lo dico anche al ministro Del Rio. Se il problema non è il binario unico, ma la sua automazione, che le risorse si spendano allora nel “processo di standardizzazione delle tecnologie che porterà tutte le linee ai livelli della rete principale oggi gestita da Rfi”. Parole del direttore dell’Agenzia di sicurezza. Allora le risorse si spendano su tali tecnologie e non nel doppio binario, come previsto nel progetto per la linea pugliese.

E che dire dell’Agenzia di sicurezza che promette “misure immediate di contenimento dei rischio” appena estenderà le sue competenze alle cosiddette linee ex concesse, come quella dove si è verificato il tragico incidente. Incredibile ma vero. Da chi dipende questa estensione? Possibile che esista una sicurezza di serie A per le linee nazionali e una di serie B per altre più ridotte? Ma in quale paese viviamo? Possibile che tale agenzia prometta misure di contenimento del rischio solo dopo che uno scontro frontale di due treni ha provocato ventitrè morti? Queste sono domande davvero solo italiane…

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento