lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

I primi Raggi clericali
Pubblicato il 06-07-2016


L’occasione mi è gradita per far notare che combattere una guerra contro i bruti adoperando i loro stessi metodi può condurre a due possibili risultati: o perderla e basta, o perderla pure nell’improbabile caso in cui la si vinca. (Alessandro Capriccioli)

Essendo una cittadina comune, in ordine coi contributi e non dipendente da lavori che hanno a che fare con la politica, auguro alla sindaca Raggi e alla giunta che sta per varare il meglio e di più.

Però non credo sia improprio riflettere su alcuni passi fin qui fatti, e non mi riferisco alle questioni relative allo staff molto presente di cui le cronache giornalistiche riferiscono con puntualità.

Mi lascia basita infatti che non si sia dato gran peso alla prima uscita con fascia tricolore della sindaca in Laterano, cioè direttamente in uno Stato estero, rompendo così la tradizione che inizia dal dopoguerra che vede i sindaci rendere omaggio all’Altare della Patria, alle Fosse Ardeatine, a Porta San Paolo, alla targa dei deportati all’esterno del Tempio maggiore. Visite che, beninteso, Raggi ha fatto posticipandole di un giorno. Cultori della memoria, della storia, della Resistenza, non hanno fiatato su questa scelta.

Non bastasse Raggi e il suo partito hanno molto lavorato per ottenere un appuntamento dal papa (qua qua) di carattere privato, al quale si è presentata insieme ai genitori e al figlio. Il movimento 5 stelle, che come gli altri partiti italiani conosce che la religione sia una branca della politica, ha dato a questo banalissimo e inutile e superclericale incontro la dignità di una visita di Stato. Riconosco, anche se mi pesa molto, che la Santa Sede si è comportata meglio emanando uno stringatissimo comunicato.

Molti pensano che la visita sia stata propedeutica ad una richiesta di pagamento di tasse, cosa che prima o presto avverrà anche se in una forma blanda e che comunque coinvolgerà gli italiani non solo Roma si spera e ci si augura.

Disturba che questi due gesti non siano stati colti né tanto meno denunciati, anche da chi ha come ragione sociale la laicità e l’ateismo.

Sarà la solita rincorsa a salire sul carro del vincente?

Tiziana Ficacci

Libere&Laiche

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