domenica, 4 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il 14 luglio affogato nel sangue
Pubblicato il 15-07-2016


La festa della presa della Bastiglia è sacra in Francia. E’ il simbolo di quell’affermazione di libertà, eguaglianza, fraternità che è (o dovrebbe essere) alla base della nostra civiltà. Il barbaro attentato di Nizza, dove un tir guidato da un islamista, ha falcidiato, uccidendo anche con colpi d’arma da fuoco, centinaia di turisti che avevano appena assistito in Promenade des Anglais a una manifestazione di fuochi d’artificio, è un colpo al cuore, l’ennesimo, forse quello formalmente più duro, alla nostra convivenza. La Francia era appena reduce dal percorso di un campionato di calcio europeo gestito alla meglio, dove gli unici incidenti erano stati quelli scaturiti da qualche rissa tra tifosi. Poteva dunque tirare un bel sospiro di sollievo, alla luce dei rischi sventati.

Nessuno, invece, può allentare la morsa. Dopo Dacca, ecco Nizza. Dalla ferocia fanatica e primordiale di islamisti che torturano e uccidono coloro (tra i quali molti italiani) che non conoscono il Corano, l’Isis, o qualche sua cellula che agisce per conto suo e della quale l’organizzazione s’intesta l’attentato, colpisce gli innocenti di Nizza. Le prime notizie parlano di 83 morti e di centinaia di feriti caduti a grappoli, molti sarebbero i bambini. L’orrore senza fine ci costringe a capire, se mai non l’avessimo fatto, che la guerra procede sempre più incessante, sempre più cruenta, sempre più ostinata. Colpire donne, uomini e bambini è un titolo di merito, che secondo le interpretazioni folli di una religione, consentono di accedere al paradiso. Ma quale mai paradiso può essere promesso ai fanatici assassini di povere creature che avevano appena sorriso al sortilegio di razzi sparati al cielo e poi trasformati in ordigni di morte?

Non c’è bisogno di comprendere che il mondo è sotto tiro. Non c’è ancora un momento da aspettare per organizzare le nostre città, la nostra vita, il nostro lavoro, con un sistema di sicurezza simile a quello dei paesi in guerra. I servizi di sicurezza vanno ovunque potenziati, le forze di polizia vanno rafforzate, non può esserci un luogo pubblico che resti senza adeguata sorveglianza. Occorre stanziare per questo risorse rilevanti. L’Italia non è al riparo. Non lo sono certo gli italiani all’estero, già più volte colpiti, da Tunisi a Dacca. La reazione del mondo civile deve essere unitaria e decisa. Obama e Putin pare finalmente abbiano trovato un accordo per colpire insieme i terroristi dell’Isis e di Al Nusra in Siria. Anche se ancora non è chiaro l’esito politico della guerra siriana che ruota attorno alla permanenza o meno di Assad.

Per troppo tempo si è tergiversato alimentando nei terroristi l’idea della vittoria, che ha pervaso gli ideali fanatici di conquista dell’occidente cristiano. Per troppo tempo Usa e Russia si sono contrapposte con finalità diverse in questa guerra, dove la Turchia ha spesso preferito combattere i curdi, autentici ed eroici combattenti dello stato islamico, piuttosto che gli islamisti. Per troppo tempo e ancora oggi gli Usa e gli occidentali hanno sopportato le ambigue complicità dell’Arabia Saudita, gli appoggi materiali al terrorismo, la sua veste di paese filo occidentale dentro un corpo profondamente totalitario, fanatico e violento. Adesso basta. E’ vero che non basta conquistare il territorio dello stato islamico e abbattere il regno del terrore degli uomini di Al Bagdadi, perché resterebbero in piedi nel medio oriente, negli stati arabi, in Africa e in Asia molte cellule del terrore. Ma non aver ancora fatto neppur questo genera minore insicurezza, una più convinta propensione alla guerra di conquista, un urlo non soffocato di vittoria. Basta, adesso, basta. E’ tutto chiaro. E’ il momento che tutta la comunità musulmana non solo si dissoci o condanni il terrorismo (cosa che non sempre è avvenuta), ma che si dichiari pronta a combattere questa guerra dalla parte di chi vuole difendere la civiltà della quale gli immigrati di religione musulmana devono sentirsi parte. In guerra non si possono allevare nemici. Ballare sul Titanic è possibile. Non affondare col Titanic impossibile.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. 80 morti, ancora la vicina Francia colpita al cuore nel giorno della Festa Nazionale, i cui valori di libertà, di uguaglianza e di fratellanza, rappresentano la vittoria della civiltà dell’uomo sulla barbarie, quella stessa barbarie che si scaglia contro l’umanità tutta, ammantandosi di credo religioso che religioso non è. Non ho molto da esprimere, ma con assoluta fermezza voglio auspicare che l’Unione Europea tutta, Inghilterra compresa, si faccia latrice verso le Nazioni Unite, affinche sotto l’egida dell’ONU, sia costituita una coalizione internazionale per fermare, con ogni mezzo ed in ogni modo possibile, questa follia. Se Daesh vuole la guerra globale, il mondo non deve essere timido ed aver paura, sarebbe la loro vittoria, che nessuno può permettersi di svendere. Sono parole dure da pronunciare per una persona che odia la guerra, anela alla pace e crede in questi principi e valori sanciti nella Costituzione italiana. Ma di fronte a certe situazioni, non si può restare passivi.

  2. Grazie Mauro, anche in momenti come questo le tue parole sono una guida sicura, una bussola nella tragedia. Sono d’accordo su tutto ciò che dici. Aggiungo qualcosa. Non è più tempo di soli e semplici atti di dissociazione da parte dei musulmani che vivono in Europa. Ci vogliono gesti concreti, atti precisi. Faccio un esempio concreto. Sei un musulmano/a in Italia? bene, segui le leggi italiane in tutto e per tutto. Niente veli a mascherare il volto delle donne. Niente chador o coperture integrali del viso e corpo delle donne, come ora sono tollerate. Nessun trattamento speciale per motivi “religiosi”. Si cominci a sottolineare che le religioni dividono, anziché unire. Mai finanziamenti pubblici per la costruzione di moschee. Meglio ancora sarebbe non costruire luoghi di culto islamico, come del resto avviene nei paesi islamici nei confronti delle altre religioni. Rendere obbligatorio l’uso della lingua italiana nelle riunioni di natura confessionale e la presenza di un controllo esterno pubblico costante nelle medesime. Chiudere ogni associazione islamica sospetta negli scopi e negli atti. Siamo in guerra. E’ stata dichiarata con l’assalto a Charlie Hebdo. E’ stato chiarissimo sin da subito. Charlie Hebdo aveva individuato il punto essenziale: la religione, strumento e giustificazione per dividere, uccidere, imporre un nuovo e diverso dominio. Torno a dire: diffondiamo il concetto che ogni religione svolge una funzione dannosa quando si assimila al fanatismo! anche quella cattolica o di qualsiasi altra natura. Non ci ricordiamo più della “religione – oppio dei popoli”? All’epoca dei fatti di Charlie Hebdo , abbiamo tergiversato, per un assurdo atteggiamento da cuori di burro . Oriana Fallaci lo aveva già detto chiaro e tondo nel 2001. Siamo in guerra. Una guerra che non abbiamo voluto noi. Ma non possiamo più far finta di cavarcela con dichiarazioni e parole. Occorrono fatti. Certo è un momento durissimo, che ci fa arretrare nelle nostre conquiste di libertà e dignità umana. Ma non c’è altra soluzione. La nostra deve diventare una nuova crociata di “illuminismo”. E si deve capire bene, senza distinguo, da che parte si sta. Chi degli islamici non è d’accordo, ha un’unica opzione: fare le valigie e andarsene dai paesi civili europei.

Lascia un commento