domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il Coca Cola Summer, Sergio Sylvestre
e il popolo di Maria
Pubblicato il 26-07-2016


cocacolaFacendo zapping in televisione, mi è capitato di imbattermi in Sergio Sylvestre, vincitore dell’ultima edizione di Amici di Maria De Filippi. Ascoltandolo, non ho potuto fare a meno di domandarmi cosa avesse trovato il vorace popolo di Maria in questo mastodontico ragazzo dall’aria mite e la voce calda, in quella canzone dal sound internazionale cantata in impeccabile inglese – grazie alle sue origini multietniche. La risposta è arrivata poco dopo, quando a calcare il palco è stata chiamata Elodie, seconda classificata nella medesima edizione di Amici. Entra con passo determinato, sorriso spavaldo, ha l’atteggiamento e la sicurezza di chi è certo che arriverà lontano. Quando attacca la sua canzone, “Amore Avrai”, scatta immediatamente l’effetto dejavù: se chiudessi gli occhi potrei tranquillamente scambiarla per Alessandra Amoroso influenzata o per Emma Marrone. Curiosa di conoscere gli autori di questo brano di rara bruttezza e convinta di trovarlii tra i soliti sodali delle varie starlette di Amici (e quindi in una Federica Camba, in un Dario Faini o nell’evergreen Kekkodeimodà), faccio una ricerca su Google e scopro che l’unica autrice è nientepocodimeno che Emma Marrone.

L’operazione messa in atto appare dunque chiara nella sua maliziosa semplicità: al “Big Boy” Sergio Sylvestre la vittoria del programma, ad Elodie il compito di portare avanti la tradizione delle urlatrici defilippiane, che vede proprio in Emma la madrina spirituale.

Ed è con “Amore Avrai” che avviene il passaggio di testimone, che viene sancita l’eredità.

Ma i problemi del Coca Cola Summer Festival non finiscono qua, anzi. Essi risiedono per lo più nel fatto che sia prodotto dalla Fascino s.r.l., di proprietà di RTI e Maria De Filippi, trasmesso in diretta dalla solita RTL 102.5 e, in differita, su Canale 5. E’ quindi per un gioco di interesse spicciolo se gli artisti in gara sono pochi e di qualità infima, le canzoni incommentabili, il palco (allestito in Piazza del Popolo) spoglio, anonimo, privo di scenografia, la conduzione superficiale e dilettantesca. Anche il pubblico è il solito, tipico dei programmi prodotti dalla Fascino s.r.l. (Uomini e Donne, Temptation Island…), che appare più interessato a urlare senza motivo e a scattarsi selfie. Un frammento di gioventù ben rappresentata proprio da una delle canzoni in gara, “Andiamo a comandare”, di Fabio Rovazzi. Ci vogliono far credere che uno scempio del genere sia nato per gioco e che solo per un qualche caso fortuito sia finito col diventare famoso, eppure – guarda caso – la canzone è prodotta dalla Universal (la stessa di Elodie ed Emma Marrone) e sia al video che alla canzone prendono parte J-Ax e Fedez, due che ultimamente stanno vivendo in simbiosi un periodo d’oro, proprio grazie alla De Filippi, nonché innumerevoli youtubers di fama (il che invero non sorprende, essendo Ravazzi stesso youtuber).

“Andiamo a comandare” è una perla rara di trash ignorante e selvaggio; pur se volessimo credere alla versione raccontataci, ossia che si tratta di  un’ingenua canzone goliardica, resta comunque preoccupante il fatto che sia già stata definita “la canzone dell’estate 2016”, che abbia già conquistato il Disco di platino e, primo caso in Italia, il Disco d’oro solo grazie allo streaming, ovvero alle riproduzioni su YouTube (circa 38mila visualizzazioni), Spotify e altre piattaforme similari.

Questo è quanto rimane del Coca Cola Summer Festival, conclusosi iersera: un brutto programma con brutta musica, organizzato persino peggio. Non si capisce, infatti, la scelta di suddividere la gara in “Big” e “Giovani”, per poi inserire tra i giovani Ermal Meta, già leader dal 2007 de La Fame di Camilla e autore da anni di innumerevoli successi italiani, compreso il singolo di Sergio Sylvestre di cui si è parlato prima, che gli è anche valso la vittoria ad Amici.

Non si può vivere di passatismi ma è indubbio che il vecchio Festivalbar, pur con tutti i suoi difetti, costituiva un appuntamento naturalmente in grado di intrattenere, divertire e inneggiare all’estate con genuinità. A vincere erano comunque i soliti discutibili Ligabue, Eros Ramazzotti e Jovanotti, e non mancavano giovanilismi costruiti a tavolino, il cui caso più emblematico è rappresentato dagli allora giovanissimi Gazosa con “www.mipiacitu“, ma nel mentre era anche possibile ascoltare Moby, Richard Ashcroft, i Red Hot Chili Peppers, Amy Whinehouse, i Blur, gli Ark, gli Stereophonics, e ballare con le hit internazionali di Alizée, Anastacia, Jamiroquai, Ricky Martin, P!nk, Liquido. La scelta del vincitore era in fondo quasi una minuzia, che faceva da cornice ad un viaggio semplice, diretto, fresco e quantomeno ricco e variegato, pur nella sua accezione mainstream.

Giulia Quaranta

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