venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il disastro di Andria, mezzogiorno
e responsabilità politiche
Pubblicato il 25-07-2016


E’ solo ipocrisia il cordoglio espresso dagli esponenti del governo e dalla classe politica nazionale, dopo la tragedia dei 27 morti e degli oltre 50 feriti, verificatasi con il disastro ferroviario sulla linea a binario unico tra Andria e Corato in Puglia. Sì, ipocrisia che si manifesta (ancora una volta!) per tentare di celare le gravi responsabilità politiche, dell’abbandono di questi ultimi anni del Sud e del suo sistema ferroviario. Si guardino le cifre: tra Sblocca Italia e legge di Stabilità sono previsti quasi 5 miliardi di investimenti per le ferrovie (4.859 milioni), con questa ripartizione territoriale: 4.799 da Firenze in su e 60 milioni a Sud di Firenze; il rapporto è 98,8% a 1,2%.

L’1,2% è una percentuale vergognosa, se si pensa che, comunque, i meridionali versano il 24% delle tasse del Paese, ricevendo in cambio un centesimo in risorse per le ferrovie, nel mentre si quadruplica la linea ferroviaria Lucca-Pistoia (poco a Nordovest di Firenze), che da sola assorbe tre volte gli stanziamenti per le ferrovie di tutto il Sud. Già, la città di Firenze di Renzi e Verdini “ombelico d’Italia”!

Paradigma di questa indecente condizione della rete ferroviaria meridionale è il binario unico in quasi tutta la nostra Sicilia. Tale condizione deve essere contestualizzata nel più generale tema dello sviluppo del Mezzogiorno, che rimane sostanzialmente estraneo all’agenda politica del Paese, in cui trova spazio di tutto: la riforma costituzionale e quella elettorale, il salvataggio delle banche, gli immigrati e le unioni civili, sino all’uscita con decoro dai campionati europei di calcio della Nazionale ma non il nostro Meridione. E, a tal proposito, si deve osservare che la divisione tra Nord e Sud d’Italia, riguarda tutti gli assets fondamentali dell’economia: istruzione, ricerca, digitale, infrastrutture, logistica e trasporti, mentre l’agricoltura meridionale è sempre più penalizzata da norme europee punitive.

Eppure, la Commissione Trasporti dell’Ue ha ribadito la funzione strategica che l’Italia e il suo Mezzogiorno hanno nell’ambito delle politiche euromediterranee. Infatti, dei 10 Corridoi che fanno parte della Rete centrale ben 4 passano per il nostro Paese, con il nr. 5 Helsinki-La Valletta, che altro non è che l’ex Corridoio nr. 1, il vecchio Berlino-Palermo, la cui parte meridionale comprendeva il Ponte sullo Stretto di Messina, opera di inequivocabile segno keynesiano poiché i ponti in tutto il mondo costituiscono opere di sistema: da ultimo quello sullo Stretto di Oresund lungo 16 km, che unisce Danimarca e Svezia. Il paradosso è che proprio l’Unione europea ad affermare che se le merci in arrivo e in partenza da e per l’Europa, provenienti dal Far East, dall’Africa e dal Mar Nero, seguissero tratte più brevi e più veloci, l’economia europea ne trarrebbe consistenti benefici e l’inquinamento si ridurrebbe di ben il 50%! Senza dimenticare che un corridoio trasportistico non è soltanto una grande direttrice, lungo la quale si muovono persone e merci su gomma e su ferro, ma è anche uno strumento di creazione e distribuzione di ricchezza per i territori che attraversa.

Ma i governi, in particolare da quello Monti sino ad oggi, si muovono in direzione opposta a quella che appare naturale e conveniente, non solo per il Sud ma per l’intero Sistema-Paese: si pensi all’inopinata interruzione dell’Alta Velocità a Salerno, con l’isolamento delle Regioni più meridionali e l’esclusione della Sicilia, nonostante le indicazioni strategiche di quell’Europa, che viene invocata solo quando si impongono sacrifici agli italiani.

Ancora attuali sono le parole di Gaetano Salvemini in “La questione meridionale”, pubblicata tra il 16 luglio e il 16 settembre 1900 sulla rivista socialista “Critica sociale”, in cui il grande meridionalista affermava: “…l’enorme ritardo nella costruzione della linea Foggia-Napoli ebbe l’effetto, se non lo scopo, di rendere il versante adriatico meridionale indipendente, commercialmente, da Napoli, e servo del Settentrione, con cui le comunicazioni vennero immediatamente dopo il 1860 stabilite per mezzo della linea Bari-Ancora-Bologna”.

Per questo il tema del Mezzogiorno, ai giorni nostri, risiede nelle risorse economiche da mobilitare assieme all’incapacità nella rappresentanza di un certo ceto politico meridionale (i “paglietta” di Salvemini…) di far valere le ragioni delle genti del nostro Sud.

Maurizio Ballistreri

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