sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il fallimento del proibizionismo
Pubblicato il 25-07-2016


Sara un’altra estate di proibizionismo. A causa dei quasi duemila emendamenti presentati nei giorni scorsi, l’approvazione della proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis slitta a settembre. Trovare i numeri alla Camera non sarà impossibile, le difficoltà a chiudere il cerchio si riscontreranno invece al Senato.

Quella di oggi può sembrare una sconfitta, ma in realtà è una giornata importante. Qualche anno fa nessuno avrebbe mai neppure scommesso che anche nel nostro Paese si iniziasse a parlare di legalizzazione. D’altronde che non fosse una passeggiata era chiaro sin dall’inizio a causa dello scontro tra i partiti e nei partiti. Al netto però dei tatticismi e dei numeri, la legalizzazione della cannabis in questi mesi ha avuto in Parlamento un consenso sempre più ampio e trasversale.

In questi anni il proibizionismo ha infatti mostrato il suo vero significato, incrementare la vendita di migliaia di tonnellate di cosiddette “droghe leggere”. Anche la Direzione Nazionale Antimafia ha evidenziato l’oggettiva inadeguatezza di ogni gesto repressivo nei confronti di un mercato ormai fuori controllo e nei fatti già di per sé libero.

A supporto del fallimento del proibizionismo qualche tempo fa si espresse anche la Global Commission on Drug Policy, osservatorio internazionale tra i più attendibili in materia di droga. Della GCDP fanno infatti parte molti autorevoli esponenti del mondo politico, economico e della cultura mondiale. Già allora i membri della commissione sottolinearono che i cinquant’anni di proibizionismo contro le droghe non hanno portato nessun beneficio e indicarono quale strada da seguire quella della legalizzazione, almeno per la cannabis, sottolineando che “iniziative del genere non portano a un aumento del consumo di droghe” dal momento che il “proibizionismo non ha impedito una continua crescita dei consumatori abituali di droga”.

Legalizzare significa infatti semplicemente sottrarre alle associazioni criminali il monopolio del narcotraffico, ingenti quantità di denaro.

Da un punto di vista fiscale si potrebbero riscuotere dai 7 ai 10 miliardi di euro dalle imposte sulle vendite. A ciò si aggiunge la possibilità di controllare la nocività e le tipologie di sostanze messe in commercio e allo stesso tempo di alleggerire il sistema giudiziario. Prova ne è il fatto che oltre un terzo dei detenuti negli ultimi dieci anni ha commesso reati connessi allo spaccio di cannabis e sulla base di questi dati, il criminologo di Oxford Federico Varese, ha calcolato un risparmio per l’amministrazione carceraria di oltre un milione di euro al giorno.

La legalizzazione allora non può avere un valore meramente politico, ma dovrebbe rientrare in una oggettiva valutazione di un problema che non può essere ancora rimandato. Regolamentare giuridicamente il mercato di hashish e marijuana è dunque una necessità. Succede già per altri consumi, come quelli di tabacchi e degli alcolici che determinano, a differenza dei derivati della cannabis, forti fenomeni di dipendenza, ma nonostante ciò nessuno hai mai pensato di proibirle, per non consegnarne le vittime al mercato illegale e regalare alle mafie profitti criminali.

Anche nei Paesi che più sono stati rigidi nell’approccio al consumo di droghe leggere, a partire dagli Usa, la legalizzazione non è più un tabù.

Non abbiamo quindi più alibi, anche in Parlamento occorre cambiare passo. Il tema di come regolamentare il mercato della cannabis e dunque contrastare le mafie è maturo, anzi maturissimo nel Paese. D’altronde nel resto del mondo la tendenza è per la legalizzazione del consumo e della vendita anche per fini terapeutici.

Per questo è incredibile che la questione non sia stata ancora del tutto affrontata in Italia, persino dopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale della legge Fini-Giovanardi.

Se poi si continuano ad usare deboli pretesti contro la legalizzazione della cannabis come il pericolo per la nostra salute allora dobbiamo conseguentemente abolire tutte le ipocrisie e vietare anche la vendita dell’alcol e delle sigarette. Così potremo regredire completamente non solo giuridicamente, ma anche socialmente e culturalmente. E allora arrivederci a settembre quando ancora una volta l’area centrista, pur non rappresentando più nulla nel Paese, se non in Parlamento con eletti nelle file di Forza Italia e con molti scranni nel Governo per via dei numeri della maggioranza, cercherà di bloccare questa legge.

La speranza è che anche con l’aiuto del M5S e con molti parlamentari liberali di forza Italia potremo riuscire a dare una legge giusta al nostro paese. Occorre solo un po’ di buon senso.

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Commenti all'articolo
  1. Espressioni come “dare una legge giusta al nostro paese”, oppure “è incredibile che la questione non sia stata ancora del tutto affrontata in Italia”, se non le ho mal interpretate, mi sembrerebbero un po’ troppo apodittiche, ossia affermazioni “assolute” di chi ritiene di aver comunque ragione, senza tener conto che altri possono pensarla diversamente, con motivazioni altrettanto legittime.

    Io credo che, più laicamente, si dovrebbero sostenere con forza le proprie convinzioni ma senza la pretesa di essere necessariamente “nel giusto”, specie in materie come questa, piuttosto delicate e complesse, che vedono posizioni molto articolate e anche tra loro distanti, ognuna delle quali porta elementi a sostegno delle proprie tesi (e chi ritiene di essere nel giusto non può pensare che gli altri abbiano automaticamente torto).

    Anche perché nel corso degli anni ho visto celebrare, talora con parecchia enfasi, determinate “conquiste”, i cui cantori si sono poi ricreduti davanti agli effetti e ricadute di tali conquiste, senza peraltro ammettere mai che all’inizio si erano forse sbagliati (quando almeno un po’ di autocritica non avrebbe probabilmente stonato).

    Paolo B. 26.07.2016

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