giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

CRESCITA A RISCHIO
Pubblicato il 19-07-2016


fondo-monetario-internazionaleL’effetto Brexit si farà sentire. Gli analisti lo avevano detto da subito. A tagliare le previsioni di crescita è il Fondo monetario internazionale che ha limato le stime del Pil  in Italia nel 2016 e nel 2017, rispettivamente allo 0,9% e all’1%, pari a una sforbiciata dello 0,1% rispetto alle previsioni di aprile. Il ribasso era stato anticipato nel supplemento fornito dall’istituto di Washington al rapporto Articolo IV, l’analisi annuale sull’economia dei singoli paesi membri che nel caso dell’Italia era stata conclusa prima del referendum sulla Brexit dello scorso 23 giugno.

Allo stesso tempo il Fondo ha rivisto al rialzo le prospettive di crescita della zona euro nel 2016 ma ha tagliato le stime sul 2017 per effetto della Brexit. Nell’aggiornamento del World Economic Outlook, l’Fmi indica per Eurolandia una tasso di sviluppo dell’1,6% quest’anno contro l’1,5% stimato ad aprile, per la crescita più alta del previsto registrata nei primi 3 mesi dell’anno. Le stime sul 2017 sono state invece ridotte dello 0,2% a +1,4%. “Ritardi nell’affrontare eredità della crisi nel settore bancario – avvertono gli economisti di Washington – continuano a porre rischi al ribasso sulle previsioni”.

Tra i principali Paesi dell’Eurozona, la crescita della Germania sarà più alta del previsto nel 2016 con un Pil in aumento dell’1,6% (+0,1% rispetto alle stime di aprile) mentre frenerà all’1,2% nel 2017 (-0,4% rispetto ad aprile). L’Fmi ha rivisto al rialzo dello 0,4% anche le stime sul Pil francese quest’anno al +1,5% mentre ha tagliato dello 0,1% a +1,2% quelle sul 2017.

Con la Brexit sono aumentati i rischi per la crescita globale e l’Fmi ha tagliato le stime sul Pil mondiale nel 2016 e nel 2017, rispettivamente al 3,1% e al 3,4%, rispetto al 3,2% e al 3,5% indicati lo scorso aprile. “Il risultato del voto nel Regno Unito, che ha colto di sorpresa i mercati finanziari, implica il materializzarsi di un importante rischio al ribasso per l’economia mondiale. Come conseguenza – si legge nel rapporto – l’outlook globale per il 2016-2017 è peggiorato, nonostante la performance migliore del previsto” registrata nella zona euro e in Giappone nella prima metà dell’anno. “Fino allo scorso 22 giugno eravamo pronti a rivedere leggermente al rialzo le proiezioni sulla crescita globale – ha spiegato il direttore delle ricerche dell’Fmi, Maury Obstfeld – ma la Brexit ci ha messo i bastoni tra le ruote”.

Il taglio delle stime legato alla Brexit riguarda soprattutto le economie europee avanzate, mentre nel resto del mondo, Stati Uniti e Cina compresi, si prevede un impatto più attenuato. L’Fmi ha tagliato le stime sulla crescita Usa dello 0,2% all’2,2% quest’anno lasciando invariate al 2,5% quelle sul 2017 mentre per la Cina sono state rialzate dello 0,1% al 6,6% nel 2016 e lasciate invariate al 6,2% nel 2017. Il deterioramento delle prospettive globali riflette “un significativo aumento dell’incertezza, anche sul fronte politico”, precisa l’istituzione di Washington, “e questa incertezza peserà sulla fiducia e sugli investimenti, anche con ripercussioni sulle condizioni finanziarie e piu’ in generale sul sentimento del mercato”.

Poiché però il processo di uscita del Regno Unito dall’Unione europea è solo all’inizio, avvertono gli economisti dell’Fmi, non si possono escludere conseguenze piu’ gravi, cioè a dire “uno scenario più severo”. L’outlook meno grave, quello più probabile, con la marginale revisione al ribasso delle stime mondiali, si fonda invece sul “presupposto benigno di una graduale diminuzione dell’incertezza, con accordi tra l’Unione europea e il Regno Unito per scongiurare un forte aumento delle barriere e turbolenze finanziarie importanti”. Tra gli altri rischi per la crescita globale, l’Fmi indica le divisioni politiche tra i Paesi avanzati, “che potebbero ostacolare gli sforzi volti ad affrontare le sfide strutturali” così come il problema dei rifugiati. Le tensioni geopolitiche e il terrorismo incombono sulla crescita insieme alle preoccupazioni legate ai cambiamenti climatici e al virus Zika.

Il Fondo  ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita del Pil nel Regno Unito quest’anno e nel 2017 a causa della Brexit. Gli economisti di Washington non escludono, nello scenario peggiore, anche il rischio di una recessione, se il processo di uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea “non avvenisse in modo tranquillo e gli accordi commerciali tornassero alle regole della Wto”. Gli analisti dell’Fmi hanno tagliato le previsioni sul Pil del Regno Unito dello 0,2% all’1,7% nel 2016 e dello 0,9% all’1,3% nel 2017.

La politica non deve accettare gli attuali bassi tassi di crescita come “un nuovo normale”, dettato da fattori fuori portata. Lo sottolinea il direttore delle delle ricerche del Fondo monetario internazionale, Maury Obstfeld, commentando l’aggiornamento del World Economic Outlook che ha rivisto al ribasso le stime sulle crescita globale a causa della Brexit. “I rischi – avverte Obstfeld – vanno al di là dei semplici costi economici legati alla discesa in una stagnazione persistente. Un contesto di bassa crescita aggraverebbe le tensioni sociali associate alla stagnazione dei salari nel lungo periodo, al cambiamento economico strutturale e minerebbe i programmi assistenziali”. Secondo l’economista dell’Fmi, i leader politici dovrebbero agire per “rimettere in salute la classe media e offrire agli elettori la sensazione di una distribuzione più equa dei benefici della crescita economica”, anche tenendo conto delle diverse classi di reddito, con interventi che favoriscano la coesione sociale mentre si promuove la crescita e la stabilità. “Efficienti pacchetti di politiche possono sfruttare sinergie tra i diversi strumenti – sottolinea l’istituzione di Washington – e le politiche possono rivelarsi più efficienti quando si è in grado di realizzare sinergie anche tra i diversi Paesi”.

Redazione Avanti!

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Commenti all'articolo
  1. Più che altro, la politica dovrebbe evitare di rassegnarsi al pensiero che la crisi del 2008 e tutte le conseguenze da essa derivanti non sono delle catastrofri naturali davanti alle quali essa è inerme e impotente.

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