mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il referendum, l’Italicum e le fibrillazioni dei centristi
Pubblicato il 08-07-2016


Alfano-conferenzaCon le fibrillazioni innescate dal ciclone mediatico giudiziario abbattuto sul ministro degli Interni Alfano gli occhi della maggioranza sono puntati sul Senato dove la prossima settimana si voterà la fiducia sul ddl enti locali. Servirà la maggioranza assoluta di 161 voti. La convinzione di Matteo Renzi è che le fibrillazioni di un manipolo di senatori ‘ribelli’ non si trasformeranno in una valanga capace di travolgere il governo. Una convinzione che sarebbe stata manifestata dal premier al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel corso di un incontro al Quirinale. Il colloquio era già programmato da tempo e ha avuto al centro il vertice Nato di Varsavia. Ma sarebbe divenuto anche occasione per fare il punto sugli scenari dei prossimi mesi, a partire dal referendum costituzionale. Renzi è determinato, non si stancano di ripetere i parlamentari a lui vicini, a non lasciare spazio a nessun gioco di palazzo: se il referendum verrà bocciato, il governo si dimetterà e lui, da segretario del Pd, come ha già detto, è dell’idea che dovrà interrompersi la legislatura e che quindi non ci siano alternative al voto. Per il ruolo istituzionale che gli è assegnato dalla Costituzione, però, il capo dello Stato, dovrebbe cercare in ogni caso di garantire la stabilità politica – soprattutto se il referendum si svolgerà durante la sessione di bilancio – e  quindi il prosieguo della legislatura, magari con un governo di scopo.

Certo, si ragiona in ambienti parlamentari della maggioranza, andare a votare con l’Italicum alla Camera e il Consultellum al Senato, in caso di bocciatura del referendum, potrebbe diventare un problema perché non ci sarebbe equilibrio tra i due rami del Parlamento. Quindi la necessità, in caso di sconfitta del referendum, di un governo che renda omogenee le leggi elettorali. Ma allo stesso tempo dicono alcune fonti, non ci sarebbero i numeri per un governo alternativo. Dunque si aprirebbe la strada del voto. Se ne sarebbero resi conto anche i ‘ribelli’ di Ncd la cui volontà di uscire dalla maggioranza sempre perdere man mano forza. Il governo terrà, assicurano i renziani. Il “piano A”, sottolineano fonti vicine a Renzi, è comunque andare al referendum (magari con un rinvio rispetto alla data ipotizzata di ottobre) e vincerlo.

La bufera su Alfano e le intercettazioni che lo vedono coinvolto e che investe gli equilibri di governo potrebbe anche essere un modo per distogliere l’attenzione e paradossalmente serrare i ranghi della maggioranza. Infatti le prospettive politiche degli alfaniani in crisi di identità non sembrano rosee. Lo fa notare un vecchio lupo della politica, Fabrizio Cicchitto, capogruppo Ncd alla Camera: “Si dice ‘usciamo dal governo per ricostruire il centrodestra’ ma di grazia allora non era meglio rimanere in Forza Italia?”. E il presidente dei senatori di Area popolare Ncd-Udc, Renato Schifani assicura affermando: “Leggo da retroscena giornalistici che il Gruppo da me presieduto predisporrebbe un’ipotetica imboscata in occasione del voto sul dl Enti locali. Vorrei ricordare come fino ad oggi il gruppo di Ap in Aula si è sempre dimostrato responsabile e compatto, e non ha mai dato luogo ad atteggiamenti ambigui e non in linea con il palese sostegno al governo”. Parole che fanno dire al vicesegretario Pd Lorenzo Guerini “che non c’è nessuna volontà di Ncd di cercare strade alternative. C’e’ la volontà di lavorare insieme e che ciò servirà a dare risposte agli italiani. Non è il momento di esaurire la spinta riformatrice, anzi serviranno ulteriori scelte che si vedranno in modo chiaro nella prossima legge di stabilità”. E sulla legge elettorale aggiunge: “Come abbiamo già detto, noi restiamo aperti al confronto, ma solo su ipotesi concrete che abbiano una base solida a livello numerico”. “Bisogna essere molto chiari. Il tentativo di tenere insieme il tema della riforma costituzionale con quello della legge elettorale è assolutamente sbagliato e rischia di confondere gli elettori”.

Ginevra Matiz

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