domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ilva. Con fiducia e senza discussioni arriva la legge
Pubblicato il 27-07-2016


Ilva_Taranto_BluR439Ancora fiducia sul Governo. Prima dell’estate l’Esecutivo ha chiesto ancora una volta di votare la fiducia, questa volta per approvare il decreto Ilva. Il testo varato da Palazzo Chigi a giugno, e approvato dalla Camera il 13 luglio con delle modifiche, ha avuto stamani il via libera dal Senato: 168 voti a favore, 102 contrari e 2 astenuti. Oltre ai gruppi di maggioranza, anche Ala si è espressa a favore.

Non sono mancate le polemiche, non solo dal Movimento 5 stelle che ha contestato l’illegittimità dell’attività industriale rispetto alla tutela ambientale, ma anche da parte del presidente del gruppo Misto del Senato, Loredana De Petris, contrariata dalla decisione del governo di chiedere il voto di fiducia sull’undicesimo decreto dedicato all’Ilva: “Stavolta hanno battuto ogni record. Hanno chiesto il voto di fiducia subito dopo le questioni pregiudiziali senza farci fare neanche la discussione generale… È davvero pazzesco!”.
In effetti sono sorti molti dubbi su questo decreto per la vendita del Colosso di Taranto che diventa così legge. Ad esempio sarà a carico della amministrazione straordinaria e non più dell’acquirente l’onere del rimborso dei 300 milioni erogati dallo Stato. Inoltre sono numerosi gli strappi alla regola concessi per risanare il ‘buco’ Ilva, come la possibilità per l’Arpa Puglia di fare assunzioni in deroga rispetto ai limiti per la pubblica amministrazione; il posticipo al 2018 della restituzione del prestito da 400 milioni concesso dallo Stato all’amministrazione straordinaria dell’Ilva; scudo giudiziario anche per gli acquirenti e affittuari dell’Ilva che saranno scelti alla fine della procedura in corso, ma limitato nel tempo.

Proprio su questo punto sorgono delle questioni: sarà la Cassa per i servizi energetici (Cse) a compensare il mancato rientro in quest’anno, da parte dell’Ilva, dei 400 milioni di prestito dello Stato concesso alla gestione commissariale con una legge precedente, per questo l’Autorità per l’energia ha già evidenziato il rischio che il ricorso alla Cse potesse indurre a scaricare sui costi delle bollette dell’energia, e quindi su famiglie e imprese, la mancata restituzione da parte dell’Ilva dei 400 milioni. L’Autorità per l’energia ha poi chiarito che questo rischio esisterebbe solo se nel 2018 l’Ilva non restituisse il prestito e anche il vice ministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova, ha garantito che non ci saranno riflessi per consumatori e imprese. Per Bellanova è fondamentale che la produzione a Taranto continui: “Basti pensare a quale sarebbe l’incremento del valore dell’acciaio lavorato a tonnellata se l’Ilva, domani, da un giorno all’altro dovesse chiudere. Per tutto il Paese sarebbe una sciagura. Ecco perché l’Ilva deve continuare a produrre”.
Nel frattempo però prosegue il processo per disastro ambientale, oggi c’è stata l’udienza del processo a carico dei vertici Ilva, di politici, amministratori e funzionari per l’inquinamento causato dallo stabilimento siderurgico di Taranto.

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