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Opinioni e commenti
 

Istat. Crescono i posti di lavoro ma scendono i consumi
Pubblicato il 05-07-2016


EVIDENZA-ISTAT

L’Italia cresce. A sostenerla il miglioramento dell’attività manifatturiera e dai primi segnali di ripresa delle costruzioni, assieme al recupero della redditività delle imprese e all’aumento dell’occupazione. Segnali meno favorevoli, invece, provengono dai consumi, dal clima di fiducia delle famiglie e dalle imprese dei servizi. In questo quadro, l’indicatore composito anticipatore dell’economia italiana ha segnato un’ulteriore discesa, prospettando un rallentamento nel ritmo di crescita dell’attività economica nel breve termine.

È quanto si legge nella nota mensile dell’Istat sull’economia italiana. Per quanto riguarda i consumi, l’istituto di statistica sottolinea che, nel primo trimestre, il reddito lordo disponibile delle famiglie consumatrici ha ripreso ad aumentare: +0,8%, mentre la spesa per consumi finali è risultata stazionaria dopo tre trimestri consecutivi di aumento.

La propensione al risparmio è quindi tornata ad aumentare, portandosi all’8,8% del reddito lordo disponibile. In presenza di una riduzione del deflatore implicito dei consumi dello 0,3%, il potere d’acquisto delle famiglie è aumentato dell’1,1%. Le informazioni disponibili per il secondo trimestre indicano un proseguimento di queste tendenze: ad aprile le vendite al dettaglio, misurate in volume, hanno registrato una variazione congiunturale nulla e il clima di fiducia delle famiglie è peggiorato nel secondo trimestre.

A maggio è inoltre proseguito per il terzo mese consecutivo il miglioramento dell’occupazione dello 0,1% su base mensile, pari a 21.000 nuovi occupati. Si tratta, comunque, di un ritmo più contenuto rispetto al rialzo dello +0,3% su base mensile registrato ad aprile. In particolare, l’aumento degli occupati ha riguardato esclusivamente la componente femminile (+0,3%), a fronte di una sostanziale stabilità degli occupati di sesso maschile. L’espansione ha coinvolto i dipendenti a carattere permanente, aumentati dello 0,1%, e quelli a termine, incrementati (+1,6%). La componente indipendente, invece, è calata di mezzo punto percentuale. Mentre la crescita delle retribuzioni contrattuali pro capite a maggio si è attestata allo 0,6% su base annua.

A livello complessivo il tasso di disoccupazione all’11,5% è calato di un decimo rispetto al valore di aprile. A giugno, le aspettative degli imprenditori circa le tendenze dell’occupazione per i successivi tre mesi risultano pessimiste nei servizi e nelle costruzioni, stabili nella manifattura e in aumento nel commercio. Le famiglie, invece, peggiorano le loro attese sulla disoccupazione.

Infine, l’Istat conferma che le prospettive degli operatori circa un aumento di inflazione rimangono ancora deboli. Oltre la metà dei consumatori continua ad aspettarsi prezzi al consumo stabili nei prossimi dodici mesi, mentre tra i produttori di beni di consumo le indicazioni di possibili aumenti nel breve periodo rimangono molto limitate.

La caduta dei prezzi al consumo, in effetti, si è ulteriormente accentuata a giugno. Secondo la stima preliminare, l’indice è diminuito su base annua dello 0,4%, un decimo di punto in meno rispetto a maggio. Pur rimanendo su ritmi positivi, anche l’inflazione di fondo ha evidenziato un rallentamento, escludendo beni energetici, alimentari e tabacchi, portandosi allo 0,4%, vicino al minimo toccato nei primi mesi del 2015 (0,3%).

Sono, quindi, ancora in atto le pressioni deflattive causate dal calo dei prezzi delle materie prime accompagnato dal relativo apprezzamento dell’euro. Prosegue, inoltre, il calo tendenziale dei prezzi dei beni di consumo importati (-1,7% ad aprile) e la fase deflattiva dei prezzi alla produzione dei beni di consumo venduti sul mercato interno (-0,7%).

“La mancata ripresa della spesa da parte delle famiglie è attribuibile unicamente all’immobilismo del governo”, attacca il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. “Chiediamo al governo Renzi di studiare un decreto ad hoc sui consumi attraverso il quale liberalizzare definitivamente il commercio, creare concorrenza e aumentare le occasioni di acquisto per le famiglie, in modo da consentire la definitiva ripartenza dei consumi”, conclude Rienzi.

Molti critiche anche Federconsuamtori e Adusbef secondo cui è necessario “ripartire dal lavoro e dalla redistribuzione dei redditi per dare la svolta necessaria”. Secondo l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, inoltre, ipotizzando un tasso di disoccupazione al 6%, la capacità di acquisto delle famiglie aumenterebbe di circa 40 miliardi di euro l’anno. Ecco perché, secondo Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef, è il momento di intervenire con un piano straordinario per il lavoro. “Lo Stato se ne deve fare carico stanziando risorse per lo sviluppo e la ricerca, per la modernizzazione e la realizzazione di infrastrutture, per la valorizzazione dell’offerta turistica” suggeriscono i due presidenti.

Redazione Avanti!

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