domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

“Italicum, Renzi attento:
o si cambia o perde”.
Intervista a R. Nencini
su “Il Mattino”
Pubblicato il 26-07-2016


Prima il referendum e, subito dopo, la modifica dell’Italicum. Riccardo Nencini, segretario del Psi, viceministro alle Infrastrutture, insiste: la legge elettorale va cambiata per creare il giusto equilibrio tra governabilità e rappresentatività. Dopo le amministrative si è acceso il dibattito sull’Italicum.

È l’effetto delle vittorie del M5s?
«Il Psi da almeno un anno chiede la modifica dell’Italicum che fu pensato nel 2013 quando c’era il sistema bipolare. Oggi i poli sono tre e un sistema tripolare è diverso da un sistema in cui si confrontano due blocchi contrapposti».

Qual è il limite dell’Italicum?
«Un grande paese non può rischiare di essere governato da forze politiche che godano del consenso di appena un quarto dei cittadini e che al ballottaggio potrebbero fare cappotto. Può andare bene per la governabilità ma non può essere gettata in un cestino la rappresentanza».

Renzi dice che l’Italicum va bene perché garantisce la governabilità…
«I due principi non possono essere scissi. La governabilità ha senso se si accompagna alla rappresentanza dell’opinione dei cittadini. Altrimenti, avremo un sistema monco, traballante».

Dove andrebbe modificato l’Italicum?
Abbiamo presentato un disegno di legge al Senato per allargare il premio di maggioranza all’intera coalizione. Il premier non sarà il leader del suo partito ma garante dell’intera coalizione. Con il vantaggio che ciascun blocco politico avrà pochi partiti al suo interno. Non c’è più la situazione degli anni ’90 quando Rifondazione comunista fece cadere due volte Prodi».

Renzi sostiene invece che l’Italicum, con il premio di maggioranza alla lista, serve ad azzerare il potere di veto dei piccoli partiti.
«I piccoli partiti, e le cito il caso del 2013, sono quelli che fanno la differenza. La differenza tra destra e sinistra fu di 200mila voti e senza il Psi e la Siidtiroler Volkspartei, il centrosinistra non avrebbe avuto la maggioranza. Peraltro, il patto di lealtà verso il governo lo mantengono più i piccoli partiti che parti del Pd».

Napolitano propone l’abolizione del ballottaggio. E d’accordo?
«È una delle ipotesi. La cosa importante è che sull’Italicum si sia aperta una discussione. Guardi, Renzi dovrebbe ricordare tre precedenti storici. La legge Acerbo del 1923 non fu fatta da Mussolini ma dai liberali e ne approfittarono i fascisti. Nel 1993 il Mattarellum fu voluto da Martinazzoli e Mario Segni per garantire il voto dei cattolici-democratici e vinse Berlusconi. Il Porcellum fu voluto da Calderoli evinse Prodi».

Chi tocca la legge elettorale muore?
«Aldo Bozzi, vecchio liberale, diceva: “La legge elettorale la maggioranza deve farla per tutelare la minoranza”. Non aveva torto».

L’Italicum andrebbe modificato prima o dopo il referendum sulle riforme?
«Lo sforzo grosso va fatto sul referendum. Stanno sorgendo in tutta Italia comitati per il sì perché una buona riforma è meglio di nessuna riforma».

Renzi ripete che se in Parlamento ci sono i numeri, si cambi pure la legge elettorale. In Parlamento i numeri ci sono?
«I numeri si trovano se si pensa che modificare l’Italicum è un servizio non a un partito ma un buon servizio che si offre agli italiani. C’è un dato su cui riflettere: c’è un 45 per cento di italiani che non va a votare. Ebbene, rispetto al 55 per cento di italiani che votano, il partito che avesse il 24 per cento di quel 55 potrebbe vincere le elezioni. Non mi sembra un buon segnale per la democrazia».

Paolo Mainiero

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