martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

LITE SULL’ITALICUM
Pubblicato il 06-07-2016


italicumlegge

La legge elettorale sta turbando il sonno di molti. Quanto accaduto alle elezioni comunali, vedi i casi Roma e Torino, potrebbe ripetersi a livello nazionale dove la saldatura al doppio turno di tutti coloro che al primo non hanno votato per il Pd, potrebbe ripetersi. Le pagine del Corriere della Sera di oggi riportano un sondaggio non proprio tranquillizzante per il premier e l’ipotetico partito della nazione. Secondo l’istituto Ipsos infatti il Pd è sotto il 30% e al ballottaggio sia da solo che con una lista unica perderebbe nei confronti del Movimento 5 Stelle che risulterebbe vincente al secondo turno. Prospettive che scaricherebbero pure l’arma paventata da Renzi di un ritorno anticipato alle urne.

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Fonte Corriere della Sera

Il dibatto sulla modifica dell’Italicum intanto continua. Anche se dal Pd si fa sapere che nessun cambiamento sarà concesso. Il senatore Pd Giorgio Tonini, presidente Pd della commissione Bilancio del Senato ha commentato che non è democratico tornare al premio di coalizione solo per colpire M5S. “Si vuole fare un dibattito serio sull’Italicum? Allora, chi lo vuole cambiare deve dire con estrema chiarezza in quali parti modificarlo. Dopodiché corredi questa proposta con i numeri necessari per avere una maggioranza in Parlamento. Realizzate queste due premesse, si può aprire una discussione seria. In caso contrario staremmo parlando, come in questi giorni, di aria fritta” ha detto. Una legge elettorale che Tonini definisce, in modo un po’ enfatico, una conquista enorme. Insomma un freno a chi pensa a qualche cambiamento. Il presidente del Pd è tornato su una questione interna proponendo lo scioglimento di tutte le correnti interne al partito: “Sciogliamo le correnti, ognuno di noi, e facciamo una discussione profonda nel partito”, ha detto Matteo Orfini in una intervista a l’Unità. “Vedo il rischio – ha affermato Orfini – di una chiusura politicista. Sarebbe inadeguato pensare che la risposta alla frattura sociale sia un emendamento dell’Italicum con il premio di coalizione. Un dibattito da élite politiche, che non condivido, perché il premio alla coalizione dà un potere smodato ai piccoli partiti. Ma a volerlo è anche chi, giustamente, si preoccupa delle alleanze con Alfano o con Verdini. Non lo capisco”.

“Se si vuol mettere in stabilità la legislatura e togliere acqua alle pressioni figlie delle divisioni in casa democratica – scrive in un editoriale il segretario del Psi Riccardo Nencini – è sulla coalizione che bisogna investire. Senza cedere di un palmo sul terreno delle riforme. Continuerà a spirare a lungo il vento di tempesta e l’estate non sarà affatto migliore. Sbaglierebbe il premier a seguire il ragionamento svolto da Orfini e da Del Rio. Lo riassumo così: i partiti piccoli sono un ostacolo alla tenuta del governo. E invece fino ad oggi è successo l’esatto contrario. Tre anni fa si sono vinte (vinte…) le elezioni proprio grazie ai consensi portati in dote dai partiti più piccoli di Italia Bene Comune (il centro destra ha perso di appena 280.000 voti). Nel corso della legislatura, il governo ha ballato soprattutto a causa delle fratture nei gruppi parlamentari del Pd. Questi i fatti. Il resto chiacchiere. Dunque: non una ma due mosse del cavallo”.

Intanto Silvio Berlusconi ha annunciato il no del suo partito al referendum di ottobre sommandosi così con i suoi comitati a M5Stelle, Lega, Fratelli d’Italia oltre ai Conservatori e riformisti. “Nessun baratto”, ”nessuna trattativa” con il Pd, il ‘no’ di Forza italia è ”deciso e netto” al ddl Boschi. Ha aggiunto Paolo Romani, capogruppo azzurro al Senato, ha assicurato in una conferenza stampa al termine della riunione di parlamentari del centrodestra sulle riforme che Silvio Berlusconi non darà nessun aiuto a Matteo Renzi sul referendum. L’ex ministro smentisce le indiscrezioni che parlando di un possibile ‘scambio’ con i Dem in vista dell’appuntamento di ottobre fondato sull’offerta da parte dei renziani di modifiche all’Italicum in cambio di un ‘disimpegno’ nella campagna forzista per il ‘no’. ”Oggi – ha esordito Romani – con la decisione di creare un coordinamento dei parlamentari del centrodestra e di altri che ne condividono le finalità per l’organizzazione congiunta della campagna contro la riforma Boschi, vogliamo mette la parola fine a tutte le maliziose e cattive interpretazioni della stampa sull’impegno di Fi. La nostra campagna referendaria per il ‘no’ sarà decisa, forte e chiara. Noi votiamo contro, perché c’è una valutazione negativa sulle riforme aggravata con il combinato disposto dell’Italicum”. Romani rincara la dose poco dopo, sollecitato dai giornalisti: ”Non c’è nessuna volontà di trattare o barattare, siamo compatti per il ‘no'”

Infine la vicenda che interessa Angelino Alfano con le opposizioni che incalzano e ne chiedono le dimissioni. “Non c’è alcun rilievo giudiziario, non ci sarà un caso ‘Lupi 2′, le dimissioni sono escluse. E’ questo, secondo un deputato Ncd, il senso delle parole che il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha rivolto ai suoi nel corso di un incontro avvenuto a Montecitorio dopo il question time. “Le dimissioni non sono all’ordine del giorno. Questo è l’attacco finale al governo e ad una classe dirigente dopo un’operazione di accreditamento dei 5 Stelle come classe dirigente”, spiega invece Sergio Pizzolante dopo l’incontro. “Angelino Alfano sta facendo bene il suo lavoro di ministro – ha aggiunto il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato – e le cose che leggiamo non coinvolgono né il suo lavoro né la correttezza del suo comportamento. La richiesta di dimissioni è pretestuosa”. Ma in Ncd sta nascendo una fronda da parte di chi pensa che questa sia l’occasione per rompere e tornare con i vecchi alleati di Forza Italia. Da settimane Schifani & co. rimproverano ad Alfano un atteggiamento troppo sdraiato sul governo. Ma  ex ministro sussurra: “Se salta Alfano salta il governo. È l’anello debole della catena. Per questo la metà del suo partito, che vuole ricostruire il centrodestra, non ha detto una parola a sua difesa”.

Ginevra Matiz

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