martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Bobo Craxi
Italicum, strada segnata
Pubblicato il 04-07-2016


La politica non è matematica, ma ha pur sempre una sua logica.

A chi si ostina a pensare e predicare una modifica della legge elettorale, detta “Italicum”, Renzi ha risposto tagliando di corto, non se ne parla neanche.

Non si tratta di ostinazione dovuta al carattere, ma ad una logica stringente per la quale egli ha raggiunto il doppio traguardo (guida del Partito e del Governo) vaticinando una soluzione dei mali italiani attraverso il drastico ridimensionamento della democrazia politica, dei suoi costi e di ciò che viene ritenuto del tutto accessorio ovvero un pluralismo di forze politiche disomogenee unite al solo scopo di governare. Per quello basto io – pensa- Una forza che ha nel suo seno la cultura di Governo ed quella di opposizione.

A chi obietta che ormai le forze politiche italiane in grado di superare gli scogli dello sbarramento sono almeno tre (ma forse persino di più), risponde che se la vedranno fra di loro. Dopo trent’anni di chiacchiere dobbiamo far vedere ai nostri alleati europei e mondiali che l’Italia è una democrazia fondata su un bipolarismo che la “sera delle elezioni” dovrà sapere chi ha vinto e chi ha perso.

Sin qui il pensiero logico e determinato di un uomo politico che persegue una strada che è già segnata, che non prevede curve e neanche sconfitte.

Chi aveva da porre un problema di pluralismo, di compatibilità fra leggi elettorali e pluralismo delle democrazie – essendo l’Italia un Paese di democrazia politica matura, fondata non nel 2014, ma con forze e tendenze politiche e culturali risalenti all’inizio del secolo scorso e persino prima – avrebbe dovuto porlo in Parlamento con un voto contrario. Avrebbe dovuto farlo negando queste disposizioni che, nella migliore delle ipotesi, consegneranno ad una minoranza politica ed al suo capo le chiavi dell’intera democrazia italiana e, nella peggiore, genereranno il caos politico di cui abbiamo visto le prime avvisaglie con l’inconcludenza ed il pasticcio del caso romano.

Capisco i dubbi sollevati dal mio amico Mauro del Bue in seno al piccolo Psi (partito di cui continuo a far parte), ma la partita con gli alleati è da considerarsi chiusa; verrà risolta a titolo personale con un diritto di tribuna per ciascuno dei fedeli alleati che hanno garantito a Renzi una discreta navigazione ed una lealtà a diciotto carati nei frangenti in cui il Governo ha manifestato delle vistose defaillances.

Si tratta o di togliere la spina in questi mesi, non raccogliendo l’illusoria speranza che dopo il referendum si possa rimettere mano alla legge elettorale, oppure di cambiare la spalla al proprio fucile e passare in una limpida posizione di opposizione ai quesiti referendari, chiedendone il differimento del voto e lo spacchettamento degli stessi, dinnanzi alla ovvia considerazione che dopo la Brexit tutte le legislazioni nazionali dovranno modificare i propri assetti istituzionali calibrando il rapporto fra l’Unione e i Paesi sovrani, rigenerando il più possibile il carattere democratico del rapporto coi cittadini.

La strada è segnata; per evitare una resa del centro-sinistra di fronte alle forze anti-sistema è necessario cambiare politica.

Per i socialisti io penso non sia mai troppo tardi e, per quello che comincio a constatare, molti lo stanno facendo aderendo al Comitato Socialista per il NO che abbiamo voluto plurale proprio per non impegnare il PSI ufficiale in una posizione contraddittoria, ma ora  una ragionevole posizione di ripensamento e di allontanamento dalle ragioni ottuse, ma logiche, di Renzi si rende necessaria e non differibile.

Bobo Craxi

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