venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La guerra contro chi
Pubblicato il 16-07-2016


Galli della Loggia, in un fondo del Corriere di oggi, si pone una domanda di fondo. Sappiamo noi contro chi e che cosa dobbiamo combattere? Possiamo evitare di parlare del rapporto tra Islam e terrorismo islamico, solo perché chi si pone il problema viene subito accusato di volere una guerra di religione? Ma allora come giudicare il vice presidente degli imam francesi che si è dimesso dall’incarico perché sarebbe ormai difficile separare Islam e islamismo? La verità è che tutto quello che fuoriesce dai pochi schemi che abbiamo in testa (vedi il contributo di Susanna Camusso che resta ancorata alla paura della paura, alla necessità dell’integrazione, al rifiuto del conflitto etnico-religioso e non fa un passo avanti per suggerirci che fare adesso contro un nemico che ha il proposito di annientarci) ci spaventa, ci atterrisce, ci sconvolge.

Penso invece che dobbiamo lasciarci alle spalle tutte le convinzioni e ragionare a cielo aperto. Perché quel che sta accadendo nel mondo e in particolare in Europa è un inedito assoluto. Mai nella storia in nome di una religione, o meglio in nome dell’interpretazione di una religione, si è aperto un conflitto armato per sterminare gli infedeli, cioè coloro che a quella religione non appartengono, perché ne professano un’altra o non ne professano alcuna. Forse bisogna rifarsi a periodi oscuri del Seicento quando la conquista di alcuni territori veniva praticata in nome del cattolicesimo e al tempo buio dell’Inquisizione. Ma perfino allora questa idea dello sterminio, che veniva anche praticata, non veniva esaltata in nome dei precetti di una religione e il massacro di uomini, donne e anche bambini, innalzato alla dimensione di un lavacro purificatore.

Lo dico a quanti continuano a far finta di non capire. Di non capire che siamo in guerra (l’Avanti lo scrive da tempo, per quel che conta) e che questa guerra la potremmo anche perdere se non riusciamo a comprendere la natura e i propositi di chi ce l’ha dichiarata e se non siamo pronti a combatterla. Partiamo dalla consapevolezza delle differenze che per taluno, che continua con malcelato spirito anti occidentale a sentirsi in colpa, non esisterebbero. Primo. La violenza durante una guerra è militare, poi ci sono anche vittime civili. Penso ai bombardamenti nella seconda guerra mondiale degli anglo americani sul Nord Italia. Ma anche a quelli contro lo stato islamico. Il terrorismo cerca invece solo vittime civili. Uomini, donne, bambini da far saltare in aria. L’obiettivo è quello di generare, col sangue innocente, paura e appunto terrore nella popolazione.

Secondo. Nessuna guerra, per quanto sbagliata (vedasi quella all’Iraq per la conquista) ha mai proclamato la distruzione dei musulmani, il loro eccidio, nessuno ha chiesto loro di recitare la Bibbia o il Vangelo o di rassegnarsi ad essere torturato e ucciso. Nessuno ha mai messo bombe in un aeroporto, in una stazione, in una piazza. Nessuno ha mai pilotato un camion contro una festa musulmana massacrando uomini, donne e tanti bambini. Terzo. Nessun prigioniero è stato ucciso, sgozzato, bruciato, come è avvenuto nel corso dell’esecuzione del pilota giordano. Nessuno è stato mai schiavizzato come è avvenuto per le donne yazide, nessuno ha mai distrutto i reperti archeologici solo perché non appartengono alla nostra storia.

Quarto. Tutti coloro di religione musulmana che vogliono pacificamente pregare e riunirsi in moschee e altri luoghi di culto da noi possono farlo, in Arabia Saudita no, nello stato islamico se non ti converti rischi la vita. Dunque vogliamo ancora accusare l’Occidente, l’Europa, l’America, che pure di errori ne hanno fatti? O consideriamo questa guerra contro il male un dovere storico di ogni democratico? Partiamo per favore di qui, dalle nostre ragioni, dai loro folli torti. Dalla necessità storica di difendere la nostra civiltà e dalla altrettanto storica necessità che i musulmani non solo si dissocino dal terrorismo islamico, ma siano pronti, assieme a noi, a combatterlo, visto che ne sono le principali vittime.

Il proposito del terrorismo è chiaro. Far saltare i regimi arabi moderati in nome del Califfo che da virtuale è divenuto reale e scatenare l’offensiva della destra radicale e xenofoba in Occidente, in particolare in Europa. Compito di chi la guerra vuole vincerla in nome della libertà e della democrazia, della superiore cultura della tolleranza, è di schierarsi in prima fila contro questi propositi, senza scadere nella inazione, nella passività, nella rassegnazione. C’è un’azione militare da concludere al più presto, e cioè la conquista dei territori dello stato islamico e l’intesa tra Usa e Russia (chissà che tale intesa non abbia partorito anche l’azione militare contro Erdogan) pare sia operativa, c’è una più forte e produttiva intesa di intelligence, che in Europa dovrebbe agire di concerto (possibile che l’unico concerto europeo sia quello monetario?), c’è un’azione di prevenzione e di repressione da potenziare. L’Italia non è al sicuro. Siamo tutti cittadini del mondo. Se il mondo trema possiamo stare tranquilli? La globalizzazione anche della nostra vita ci porta spesso anche lontano. Cinquanta italiani sono già caduti. Possiamo restare al sicuro non sentendoci in guerra e regalando Dvd?

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Commenti all'articolo
  1. Il mondo globalizzato è molto complesso. Il discrimine tra Maometto e Carlomagno (per dirla col Pirenne) non è più la difesa territoriale, alla quale si legava la difesa della religione e, talvolta, quella degli interessi. Il Capitalismo non si cura di quello che non lo disturba, Però si è aggrovigliato il gomitolo: noi abbiamo il Vaticano, l’Italia è largamente cattolica, ma scarsamente osservante, da noi prevale in seno alla società la manifestazione superficiale di una libertà senza regole, dove bivaccano le cosche con comportamenti che sostengono il cartello della droga e del mercato parallelo, Mi fermo qui.
    Abbiamo presenze di persone che ai loro diritti non sempre affiancano rispetto dei doveri (ma spesso sono mutuati dal nostro modo di agire).
    E’ bloccata la via religiosa (una volta battezzavano – in Sicilia e in Spagna per esempio – i musulmani rimasti entro i confini riconquistati dai cristiani) ora non credo sia agibile. Non è facile quella del confronto, se da una parte non si intende. Forse ci resta papa Francesco. Una volta avrei detto il socialismo.

  2. Bravo Mauro, continua a battere questi tasti, senza paura di sembrare ripetitivo! Vorrei che l’Avanti stimolasse la raccolta di proposte concrete da rivolgere sia ai musulmani moderati sia al governo per far fronte a questo stato di guerra.
    Gramellini, su La Stampa, ha lanciato un appello ai musulmani italiani affinché si trasformino nel Guido Rossa della situazione. Non devono coprire più i “musulmani che sbagliano”. Devono fargli terra bruciata intorno. Ecco un esempio concreto di proposta ai musulmani moderati.
    Un’altra idea. Ieri, il TG5 ha suggerito l’idea che i cittadini italiani debbano assumere gli stessi comportamenti di vigilanza e contrattacco verso i terroristi come succede ai cittadini in Israele. Ad esempio, riprendere un’istruzione militare, di difesa personale, uso delle armi… estesa anche alle donne. Riattivare i riservisti, formare gli adulti tutti a una vigilanza e coscienza di intervento attivo.
    Sono idee terribili che a noi italiani, mammoni e bamboccioni ,fanno venire l’orticaria. Siamo un popolo di ” volemose bene”, tesorucci di mammà, cuori di burro, dei veterani schivanaja… prendere le armi? girare armati? sapere applicare tecniche di difesa personale e di disarmo? giammai! queste idee suonano come bestemmie! la cultura cattolica ha generato in Italia un buonismo molliccio. Non voglio poi sembrare eccessivamente critica, ma spesso vedi in giro dei poliziotti, sia PS che municipali che sembrano dei Sergenti Garcia ( vedi Zorro) con pance così spropositate che ti chiedi come mai faranno ad acciuffare dei delinquenti. Figuriamoci dei ben più temibili terroristi! quante forze dell’ordine se ne stanno beatamente sedute in ufficio a girare scartoffie , senza mai farsi vedere sulle strade? tante, troppe!!! ciò fa comodo alla nostra cultura buonista, anche di sinistra, che da Tambroni e dal ’68 non ha mai avuto tanto amore per i pulotti.
    di questo bisogna iniziare a parlare, a discutere! gli atti di terrorismo a Bruxelles, Parigi, Nizza richiedono ciò! Ma ci pensate che, se si chiude il conflitto siriano, ci saranno circa 40.000 foreign fighters a spasso per l’Europa e per il mondo, quindi anche in Italia, pronti a arrostirci, mutilarci, schiacciarci come vermi? Non ci possiamo più permettere la nostra ignavia, la faciloneria, la pressapocaggine, gli stupidi comportamenti infantili e adolescenziali! Dobbiamo costruirci come uomini e donne seri, preparati a una “Resistenza” armata come quando il nemico tedesco era tra di noi. Sapendo essere contemporaneamente uomini e donne di pace, capaci di pensare con il nostro cuore e la nostra testa, facendo anche della cultura seria che richieda ai governi nazionali e a quello europeo in primis, e ai consessi internazionali di porre i puntini sulle “i ” con gli Emirati, Arabia Saudita e compagnia bella, finanziatori occulti di questo macello sedicente religioso.

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