sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La scure di Erdogan colpisce anche l’Università
Pubblicato il 19-07-2016


Turkey's President Recep Tayyip Erdogan adjusts his sunglasses before a wreath-laying ceremony at the Jose Marti monument in Havana February 11, 2015. REUTERS/Enrique De La Osa

 REUTERS/Enrique De La Osa

Erdogan avvia la tabula rasa dei ‘cervelli’ del Paese. Dopo i gangli dell’Esercito e del Pubblico impiego, le purghe del presidente turco vanno a toccare il mondo della scuola e dell’istruzione, pubblica e privata. Le autorità turche hanno infatti sollecitato le dimissioni dei rettori di tutte le Università del Paese, tanto pubbliche come private, per un totale di 1.577 atenei. Sono inoltre stati sospesi con effetto immediato oltre 15.200 tra impiegati e funzionari del ministero della Pubblica Istruzione, mentre il ministero dell’Educazione ha revocato la licenza d’insegnamento a 21 mila docenti che lavorano in scuole private. Contro gli insegnanti è stata aperta un’inchiesta. Sono sospettati di essere legati al Feto, come è chiamato ufficialmente il movimento islamista, definito una mera organizzazione terroristica, facente capo al predicatore Fethullah Gulen, nemico in esilio di Erdogan, che lo accusa di essere dietro il tentato golpe.
L’allerta resta al massimo, tanto che il presidente non ha ancora lasciato Istanbul, mentre ad Ankara in queste ore un incendio nella zona dell’Università ha fatto pensare al peggio. Successivamente è stata smentita la notizia di una forte esplosione ad Ankara, secondo l’agenzia Dogan si tratterebbe di un incendio. Anche secondo il quotidiano Hurriyet sarebbe stato un incendio in un palazzo a provocare la densa colonna di fumo nero che in questi minuti è visibile sul cielo della capitale turca. Erdogan però non è ancora rientrato nella capitale: “Il signor presidente segue l’evolversi degli eventi dal suo domicilio di Istanbul”. Hanno spiegato dal Governo, aggiungendo: “È là che passa la maggior parte dei fine settimana, e non ha ritenuto necessario rientrare ad Ankara in quanto già vi si trovano il primo ministro e gli altri membri dell’esecutivo. La situazione è sotto controllo ma, chiediamo al popolo di restare in allerta fino a quando non saranno stati rintracciati tutti i complici dei rivoltosi”.
Nel frattempo gli agenti dell’anti-terrorismo turco hanno arrestato un secondo consigliere militare del Presidente in un hotel a pochi chilometri da Antalya, il tenente colonnello Erkan Kivrak, esperto in questioni aeronautiche. Ma se l’obiettivo interno del ‘sultano’ del Bosforo è quello di ripulire il Paese dai ‘traditori’, l’aspirazione del Presidente resta quella di riportare dagli Usa nelle patrie galere il suo nemico numero uno, Gulen.
Il primo ministro Binali Yildirim ha fatto sapere di aver inviato la richiesta di estradizione alla Casa Bianca: “Sono quattro i dossier che abbiamo fatto avere all’amministrazione americana. Chiediamo l’estradizione di Gülen. Ha cominciato sin dagli anni Ottanta a infiltrare i gangli dell’esercito”.
Il segretario di Stato Usa John Kerry ne discuterà con il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu a margine del vertice internazionale per la lotta all’Isis,in programma mercoledì e giovedì a Washington.
I rapporti tra il due Paesi della Nato rischiano di incrinarsi seriamente, inoltre si attende con ansia la riunione del Consiglio Nazionale di Sicurezza turco di domani, durante la quale è stato già annunciato che Erdogan dovrebbe rivelare una non meglio specificata “decisione di grande importanza”.

Liberato Ricciardi

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