giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Lavoro. Senza rinnovo
del contratto 12 milioni
di lavoratori
Pubblicato il 27-07-2016


Lavoratori autonomi
NUOVA INDENNITÀ DI PATERNITÀ

Con la modifica degli articoli 28 e 66 e 67 del T.U. maternità/paternità, a decorrere dal 25 giugno 2015, il padre lavoratore autonomo può fruire dell’indennità di paternità a condizione che la madre sia lavoratrice dipendente oppure lavoratrice autonoma (artigiana, commerciante, coltivatrice diretta, colona, mezzadra, imprenditrice agricola a titolo principale, pescatrice autonoma della piccola pesca), e si verifica quando il padre rimane l’unico genitore nel caso dei seguenti eventi:
morte o grave infermità della madre; abbandono del figlio da parte della madre; affidamento esclusivo del figlio al padre. Per padre lavoratore autonomo si intende il lavoratore appartenente ad una delle categorie: artigiano; commerciante; coltivatore diretto, colono, mezzadro, imprenditore agricolo a titolo principale; pescatore autonomo della piccola pesca marittima e delle acque interne.
Al riguardo, con la Circolare n. 128 del 11 luglio scorso si forniscono le istruzioni relative alla nuova indennità di paternità, quelle relative ai nuovi periodi di maternità riconosciuti alle lavoratrici autonome in caso di adozione e affidamento, in analogia a quelli prefigurati per le lavoratrici dipendenti. La circolare, inoltre, richiama le indicazioni sul congedo di paternità nell’ipotesi di padre dipendente e madre lavoratrice autonoma e riepiloga infine, la documentazione occorrente per l’erogazione dell’indennità.

Inps
A GIUGNO AUTORIZZATE OLTRE 56MLN ORE CIG

Nel mese di giugno sono state autorizzate complessivamente oltre 56. 235.093 di ore di Cig di cui 37.867.542 sono state le ore utilizzate per mettere in cassa gli operai e 18.367.551 quelle per gli impiegati. Lo rileva l’Inps nella sua nota mensile. Nel particolare la cigo ha totalizzato 15.603.705 di ore richieste di cui oltre 11 milioni per il settore industria e 3,8 milioni nell’edilizia. La cassa integrazione straordinaria, invece, ha registrato una richiesta, sempre a giugno, di 37,8 milioni di ore di cui 22.786.404 richieste per operai e 15.019.583 ore per impiegati mentre la quota di cig in deroga richiesta è ammontata a 2.825.401 di ore ci cui di cui 2.239.869 per gli operai e 585.532 per impiegati. “Fermo restando che nel mese di giugno 2016 si registra una diminuzione delle ore autorizzate di cigo rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, è rilevabile una progressiva ripresa delle attività amministrative di concessione dopo gli atti di indirizzo adottati dall’Istituto, il cui quadro regolamentare si è completato con la recente pubblicazione del decreto ministeriale relativo ai nuovi criteri di concessione della cigo”, si legge nella nota Inps.

Lavoro
CONTRATTI: SENZA RINNOVO 12MLN DI LAVORATORI

I contratti di lavoro vanno rinnovati, sono oltre 12 milioni i lavoratori pubblici e privati in attesa di una risposta oltre che di tutele e nuovo salario. Per questo Cgil Cisl e Uil non abbassano la guardia, lanciano un appello a governo e imprese e annunciano il proseguito della mobilitazione fino a settembre quando un nuovo attivo farà il punto dei tavoli aperti, chiusi e di quelli conclusi. E se il bilancio sarà ancora una volta negativo e la legge di stabilità lontana dalle necessità’ dei lavoratori, nuovi scioperi unitari saranno sul tavolo. E’ questa la road map tratteggiata di recente dall’Assemblea dei delegati di Cgil Cisl e Uil. L’elenco delle partite aperte e di quelle neppure cominciate, d’altra parte, è lungo: dal pubblico impiego che aspetta un contratto nuovo da 7 anni per finire ai metalmeccanici che da 8 mesi non riescono a venire fuori da un confronto con cui le imprese vorrebbero riscrivere il modello contrattuale. “Si devono rinnovare i contratti che sono gli unici strumenti con cui garantire la crescita dei consumi e attraverso questi il rilancio dell’economia e del Paese. Ma c e’ troppa poca attenzione da imprese e governo,”il peggior datore di lavoro che ancora non ci ha convocato”, ha ammonito il leader Cisl, Anna Maria Furlan ribadendo la centralità del contratto nazionale cui spetta il recupero del potere d’acquisto dei salari e richiamando ” il governo al proprio dovere e alle proprie responsabilità le imprese”. Un messaggio condiviso dalla Cgil di Susanna Camusso: “continueremo la mobilitazione per avere i rinnovi contrattuali perché nel Paese ci sono diseguaglianze che bisogna ridurre, non fare crescere”, ha detto dal palco della manifestazione. E alla mobilitazione guarda anche la Uil seppur come arma estrema per riaffermare “l’autorità salariale” dei contratti: “il nostro obiettivo è fare contratti ma senza risposte chiare e nette uno sciopero generale, a partire da Federmeccanica, se lo beccano”, ha affermato il leader Carmelo Barbagallo dando appuntamento agli attivi di settembre.” Decideremo unitariamente quando faremo il punto in vista della legge di stabilità, ha concluso. Ma sull’eventualità di uno sciopero, e a settembre, si sa, le sensibilità sindacali differiscono. E così la Cisl, al momento, frena. Basta un appello come quello in corso sui rinnovi o state pensando ad altro?, hanno chiesto i giornalisti a Furlan: “basta assolutamente perché abbiamo già visto tante azioni di sciopero in questi mesi”, ha puntualizzato elencando i motivi che rendono indispensabili i rinnovi: “il contratto serve a far funzionare il Paese; serve a far funzionare il mercato del lavoro e a produrre; serve ai diritti e alle tutele salariali; serve ad affermare un welfare complementare, serve alla formazione; sopratutto serve alla produttività”, ha chiosato. Produttività, appunto, da stimolare con la contrattazione aziendale “su cui però le aziende parlano tanto e la applicano poco” attaccando invece la contrattazione nazionale “che resta invece, la fonte primaria per far aumentare le retribuzioni, altro che salario minimo”, ha ribadito ulteriormente. “Senza contratti il Paese non va da nessuna parte perché sono questi i veri presupporti della crescita delle aziende con cui si tutela l’occupazione”, ha aggiunto ancora. E se la posizione di Federmeccanica che blocca da 8 mesi la vertenza dei metalmeccanici resta “intransigente, inammissibile, oltranzista”, con Confindustria “almeno nei toni” è possibile intravedere “la possibilità di dialogo anche se da verificare nel merito” per ridisegnare un sistema di relazioni industriali”. Lo diranno comunque i prossimi incontri. Avanti con la mobilitazione unitaria e appuntamento a settembre, dunque, per fare il punto della situazione e misurare la distanza dalla legge di Stabilità perché, come ha evidenziato Camusso, “il filo conduttore dei rinnovi è affidato alle confederazioni che non lasceranno sole le categorie in questa battaglia”.

Conta solo l’età
FLOP PAGELLE DIRIGENTI

Un sostanziale appiattimento dei premi erogati, il cui ammontare risulta influenzato solamente dall’età”. A fare luce sulle cosiddette ‘pagelle’ dei dirigenti pubblici, e relative conseguenze in busta paga, è uno studio condotto di recente da due economiste della Banca d’Italia, Roberta Occhilupo e Lucia Rizzica. Le conclusioni della ricerca portano a parlare di “inefficacia dell’attuale sistema di valutazione”, additando tra le cause dell’insuccesso “regole rigide e farraginose che si applicano in modo indifferenziato” indipendentemente dal tipo di amministrazione, “una carente programmazione degli obiettivi strategici” e “l’insufficiente autonomia gestionale e organizzativa riconosciuta ai dirigenti”. L’occasionalpaper di via Nazionale, intitolato ‘Incentivi e valutazione dei dirigenti pubblici in Italia’, ripercorre gli ultimi venti anni di interventi, dalle riforme degli anni Novanta ad oggi, attraverso un’analisi delle retribuzioni di risultato relative al 2012. L’indagine, riportata nelle pubblicazioni d’inizio anno (febbraio), scatta così una fotografia sulla dirigenza pubblica alla vigilia di un nuovo intervento, il decreto attuativo della delega Madia, il cui primo approdo in Consiglio dei ministri dovrebbe avvenire già entro questo mese. Sull’attuale piano del Governo lo studio aspetta a dare un giudizio “esaustivo” ma, allo stesso tempo, riscontra elementi che “potrebbero assicurare un percorso di carriera più ancorato alla competenza tecnica e al merito piuttosto che all’anzianità di servizio e alla vicinanza ai rappresentanti politici”. Il rapporto prende a campione 2.159 dirigenti ministeriali, osservando che “in media la retribuzione di risultato è pari a circa il 9% della retribuzione totale per i dirigenti di prima fascia e al 12% per quelli di seconda”. Nel dettaglio, per la dirigenza top, di prima fascia, la ricerca riscontra “un sostanziale appiattimento delle retribuzioni di risultato”. “La poca variabilità osservata è poi frutto – aggiunge – di differenze tra le singole amministrazioni piuttosto che al loro interno”, dove la differenziazione “è pressoché nulla”. Passando alla ricognizione condotta sulla dirigenza regionale, l’analisi econometrica mostra “che l’età del dirigente è la principale determinante della sua retribuzione di risultato: ogni anno di età in più determina un aumento della retribuzione di risultato del 6%”. E ancora, “il possesso di un titolo di studio post-laurea, la conoscenza delle lingue straniere, le esperienze lavorative pregresse, invece, non incidono sulla retribuzione di risultato. Neanche le competenze tecniche del dirigente sembrano avere un peso: i dirigenti che ricoprono cariche nei settori affini a quello di laurea ricevono una retribuzione di risultato pari a quella degli altri”. Ecco che, si legge nelle pagine finali, dall’analisi “empirica” emerge che “l’esperienza della valutazione della performance della dirigenza si è rivelata deludente”. Oltre ai fattori strutturali, tra le ragioni del flop viene indicate anche “la possibilità di revoca anticipata degli incarichi dirigenziali indipendentemente dagli esiti della valutazione, per motivi attinenti alla riorganizzazione interna”.

Carlo Pareto

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