lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

L’Italia invecchia e l’unica speranza sono gli immigrati
Pubblicato il 08-07-2016


L’Italia invecchia e anche in fretta. La tendenza alla denatalità ci vede al primo posto in Europa. Secondo i dati resi noti da Eurostat, complessivamente, nei 28 Paesi dell’Unione, nel 2015 la popolazione è cresciuta passando da 508,3 a 510,1 milioni, ma questa crescita è avvenuta soltanto grazie agli immigrati. In Italia la popolazione è invece diminuita di 161 mila unità. E per l’Inps gli immigrati sono un tesoro che vale 5 mld l’anno di contributi versati e pensioni non incassate


pensionati_645L’Italia non è un Paese per giovani e lo sarà sempre di meno se non si invertirà, e presto, la tendenza alla denatalità che ci vede al primo posto in Europa nella classifica delle nascite. Secondo i dati resi noti da Eurostat, complessivamente, nei 28 Paesi dell’Unione, nel 2015 la popolazione è cresciuta di pochissimo passando da 508,3 a 510,1 milioni e questa crescita è avvenuta soltanto grazie agli immigrati poichè tra gli europei doc le nascite (5,1 milioni) sono state inferiori alle morti (5,2 milioni).
In Italia lo scorso anno abbiamo avuto 486 mila nati a fronte di 647 mila decessi e il conto è presto fatto perché vuol dire che la popolazione residente è diminuita di 161 mila unità. Questo si traduce in una crescita delle persone anziane con tutte le ovvie conseguenze socio economiche: problemi per la sanità con una pressione continua in termini numerici e di costi, problemi per il sistema pensionistico perché non solo ci sono meno occupati, ma la ‘qualità’ si è via via andata deteriorando con i lavoratori temporanei e la sottocupazione per non parlare poi dei problemi sociali perché una popolazione anziana è meno propensa a investire sul futuro, a innovare, a rischiare. E anche di propsettiva politica genberale, perchè un Paese di ‘vecchi’ è naturalmente conservatore, se non reazionario, ossessionato dal tema della ‘sicurezza’ personale.

grafico popolazione residente ItaliaA guidare la classifica Eurostat dei Paesi con il maggior tasso di natalità sono invece l’Irlanda (14,2 x mille) seguita da Francia (12) e Gran Bretagna (11,9). In fondo alla graduatoria, prima dell’Italia, compaiono invece il Portogallo (8,3) e la Grecia (8,5).
La significativa differenza esistente tra le dinamiche demografiche in atto in Italia e negli altri Paesi più popolosi dell’Ue emerge poi dal confronto delle cifre espresse in valore assoluto. Lo scorso anno nel nostro Paese le nascite sono state quasi 486 mila contro le quasi 801 mila della Francia, le 777 mila del Regno Unito e le 738 mila della Germania.
Per i decessi l’Italia, dove nel 2015 ne sono stati contati 647,6 mila, ha invece superato sia la Francia (600,1 mila) che il Regno Unito (602,8), ma non la Germania (925 mila). In Italia comunque il tasso di mortalità (10,7 per ogni mille residenti) è risultato non troppo lontano dalla media Ue (10,3) e inferiore a quello di diversi altri Paesi come Bulgaria (15,3), Lettonia e Lituania (14,4), Ungheria (13,4) e Romania (13,2). Ne risulta, secondo i calcoli di Eurostat, che la flessione ‘naturale’ della popolazione italiana è stata pari ‘solo’ al 2,7xmille contro ad esempio il 6,2 della Bulgaria o il 4 dell’Ungheria. La classifica Eurostat 2015 dei Paesi Ue per popolazione assoluta vede sempre in testa la Germania (82,2 milioni di residenti, il 16,1% del totale Ue), seguita dalla Francia (66,7 milioni, 13,1%), dalla Gran Bretagna (65,3 mln, 12,8%) e dall’Italia (60,7 mln, 11,9%).

immigrati-lavoratoriParadossalmente dunque, ma non tanto, dovremmo non solo essere più accoglienti verso i migranti, ma investire sulla loro completa e convinta integrazione per convincerli a restare, a fare figli, a pagare le nostre pensioni e il nostro welfare, in una parola a portare nuova linfa in un Continente che per definizione è quello Vecchio, ma che rischia di diventarlo davvero.

Per quanto riguarda il contributo prezioso, nel senso proprio della parola, proprio ieri il presidente dell’Inps Tito Boeri, nella sua relazione annuale, scriveva: “In Italia gli immigrati versano ogni anno 8 miliardi di contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi. Certo, a fronte di questi contributi netti vi saranno un domani prestazioni: gli immigrati di oggi faranno parte dei pensionati di domani. Ma è anche vero che in molti casi i contributi previdenziali degli immigrati non si traducono poi in pensioni”. “Abbiamo calcolato che sin qui gli immigrati ci abbiano “regalato” circa un punto di pil di contributi sociali a fronte dei quali non sono state loro erogate delle pensioni. E ogni anno questi contributi a fondo perduto degli immigrati, valgono circa 300 milioni”.

E l’Italia, senza gli immigrati, non solo sarebbe ancora più ‘vecchio’, ma avrebbe anche oltre 5 milioni circa di residenti in meno con una accentuata tendenza allo ‘spopolamento’.
” …dall’eccedenza delle uscite fino agli anni Settanta – scrive Alessandro Rosina sulla lavoce.info – si passa, negli anni Novanta, a una progressiva, inedita, eccedenza delle entrate dall’estero. È solo grazie a questo che la popolazione nel primo decennio del XXI secolo torna a salire in modo rilevante. Al censimento del 2011 i residenti in Italia sono oltre 60 milioni. Al primo gennaio 2015 il dato è pari a 60,8 milioni. Se però si considerano solo i cittadini italiani si scende a circa 55,7 milioni, meno del censimento del 1981″.
Ora bisognerebbe spiegare tutto questo ai tanti Salvini che tuonano contro l’invasione di immigrati, ma lo capirebbero?

Lorenzo Mattei

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