venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Maldive, dopo 60 anni potrebbe tornare il boia
Pubblicato il 27-07-2016


Ahmed

Hussain Humaam Ahmed

Hussain Humaam Ahmed ha 22 anni ma il tempo rimasto da vivere sembrerebbe terribilmente ben poco nonostante la sua giovane età. Su di lui pende una condanna a morte e gli sforzi di attivisti, organizzazioni e Nazioni Unite potrebbero non bastare per fermarla.

Ahmed, suo malgrado, rischia di finir col rappresentare un record negativo per il suo Paese, le Maldive, così amate e apprezzate in tutto il mondo per la bellezza delle sue isole e delle sue acque. Potrebbe essere lui, Humaam, il primo cittadino maldiviano ad essere messo a morte dopo 60 anni di inattività del boia.

Come spesso capita in questi casi, tra i fatti e la verità esistono incongruenze e zone d’ombra. Ahmed è stato accusato dell’omicidio di Afrasheem Ali, un membro del Parlamento. Per i giudici ha fatto fede la confessione, poi ritrattata, del giovane. Lui ha poi denunciato che gli sarebbe stata estorta durante la custodia cautelare sotto la minaccia di far del male alla famiglia. Ahmed soffre anche di disabilità mentale e nonostante le richieste della famiglia, nessuna valutazione psichiatrica è stata fatta durante il processo. La Corte ha infine emesso la sentenza il 24 giugno 2014 mentre, denuncia l’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, le indagini erano ancora in corso. Insomma, la vicenda giudiziaria ha tutti i contorni di quel che gli esperti del diritto internazionale definiscono un venir meno degli standard minimi sull’equo processo.

Il tema divide il paese. Ad inizio luglio Dhunya Maumoon, ministro degli esteri delle Maldive, si è dimessa “a causa delle profonde divergenze di opinione sulla politica del governo sulla pena di morte”. Ma questo non sembrerebbe scoraggiare il presidente Yameen e le ultime speranze di Ahmed sono affidate agli appelli internazionali e alle pressioni diplomatiche.

Massimo Persotti

L’appello a favore di Hussain Humaam Ahmed sul sito di Amnesty International

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