martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Malessere centrista. Schifani si dimette da capogruppo
Pubblicato il 19-07-2016


Pdl-SchifaniDue fronti aperti che allarmano i centristi e non solo loro. Sono il referendum costituzionale che si terrà in autunno e la legge elettorale, l’Italicum, di cui da più parti si chiede una modifica.  I centristi lamentano il pericolo di una legge elettorale che rischia di schiacciare i partiti minori. Il premio alla lista piuttosto che alla coalizione avrebbe come conseguenza la cancellazione dei piccoli partiti. Insomma dopo Zanetti che abbandona Scelta Civica la galassia centrista è nuovamente in movimento. Il malessere centrista ha portato oggi alle dimissioni di Renato Schifani che ha inviato una lettera a tutti i senatori di Ap-Ncd in cui comunica la sua decisione di dimettersi da capogruppo. Ad annunciarlo è stato lo stesso parlamentare in una conferenza stampa a Palazzo Madama. “Potevamo fare di più –  ha detto -. Nell’ultima riunione di Area popolare il ministro Angelino Alfano ha mostrato la volontà di creare “un nuovo soggetto politico”. “Mi sembra più un’operazione più da palazzo che da territorio”. Ha detto ancora Schifani aggiungendo di non condividere più il progetto centrista di Alfano.  In Area popolare “vi è assenza di identità. Non mi sento di continuare a guidare il gruppo” al Senato. “Per me le dimissioni non sono un tabù”. E sui lavori parlamentari ha aggiunto: “Le mie dimissioni non saranno traumatiche per l’iter dei lavori parlamentari. Sono consapevole che il Parlamento è la casa degli italiani e che deve essere rispettata la serenità dei lavori parlamentari”.  Schifani per ora non lascerà il suo gruppo: “Fin quando resterò in Ncd voterò in conformità con il gruppo”. E a chi gli chiede se lascerà il partito Schifani ha risposto: “Poi valuterò”.

Forse alla base di tutto una strategia: quella di riorganizzare il centro in caso che al referendum il Sì venga sconfitto. Un’operazione per la quale rimane poco tempo e che sarebbe guidata da Denis Verdini, che punta a mettere in sicurezza se stesso e decine di altri parlamentari nel caso in cui al referendum venga sconfitto.

L’altro fronte è quello del referendum. Sono diverse le posizioni tra i centristi divisi tra il sostegno e il No al referendum. Sono posizioni emerse in un convegno organizzato dall’Udc. “Sono schierato per il ‘no’ da quando questa riforma ha cambiato verso. Noi dovevamo fare una riforma per rafforzare la coesione della nazione in un momento difficile: c’e’ il terrorismo internazionale, l’Europa non funziona. Dovevamo unirci sulle regole e dividerci sui principi. Renzi e il governo invece sono riusciti a spaccare il Paese in due”. Ha detto Gaetano Quagliariello, fondatore del Movimento Idea, partecipando al convegno organizzato dall’Udc per annunciare i Comitati del No al referendum costituzionale.  Per il Sì invece Lorenzo Dellai, Presidente del Gruppo Parlamentare ‘Democrazia Solidale-Centro Democratico’: “La storia insegna – basti pensare alla fine degli anni ’80 – che dopo il naufragio di una stagione di riforme costituzionali non arriva una riforma migliore: arriva una fase di restaurazione. E il quadro interno e internazionale nel quale si collocherebbe l’eventuale naufragio referendario di fine anno lascia pensare che questa restaurazione potrebbe avere tratti piuttosto lontani dalla nostra idea di democrazia”.

Il segretario Udc, Lorenzo Cesa, ha annunciato la volontà di voler aprire “in tutta Italia i Comitati per il ‘no’ alla Riforma Renzi”. La riforma Renzi-Boschi,   ha detto Cesa, è stata “approvata a maggioranza risicata in Parlamento. Se vogliamo riformare davvero e bene la Costituzione occorre dire ‘no’ a questa riforma Renzi e riaprire subito dopo il tavolo delle riforme costituzionali attraverso la strada maestra di un’Assemblea Costituente”.

Ginevra Matiz

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