sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Media strangolati, la Turchia si allontana dall’Europa
Pubblicato il 28-07-2016


Militari sfilata TurchiaLa tenaglia di Erdogan continua a stringersi e con la scusa del fallito golpe, il presidente-sultano sta eliminando sistematicamente tutte le voci di opposizione. Secondo quanto riferisce il quotidiano Hurriyet, diffondendo i dettagli di un decreto sullo stato di emergenza, oltre 130 media sono stati chiusi nel giro dell’ultima settimana: 3 agenzie di stampa, 16 canali tv, 23 radio, 45 giornali, 15 periodici e 29 case editrici. Tra essi, l’agenzia Cihan, Zaman e Kanalturk.

Due giorni fa le autorità hanno emesso mandati di arresto nei confronti di 47 giornalisti per presunti legami con la rete di Fethullah Gulen, il rivale politico di Erdogan esule negli Stati Uniti e accusato dal Governo di aver pilotato il fallito golpe. Tra questi, ci sono molti ex reporter del quotidiano Zaman, sequestrato già a inizio marzo con la scusa di aver violato il segreto di Stato svelando i traffici attorno alle armi inviate in Siria e forse anche all’Isis. In manette è già finito il noto editorialista Sahin Alpay. Della lista fanno parte anche gli ex direttori dell’edizione inglese del giornale, Bulent Kenes e Sevgi Akarcesme.

La scusa per l’ultima tornata repressiva è generalmente quella di aver sostenuto i golpisti, ma l’impressione è che non si voglia soltanto colpire gli oppositori, ma soprattutto intimorire la popolazione agitando il bastone della disoccupazione e del carcere. Un’operazione che è stata resa possibile anche dalla precedente manovra contro la magistratura, la polizia e chiunque potesse avere voce in capitolo per sostenere l’opposizione a quello che è ormai a tutti gli effetti un regime semi-poliziesco. Già dietro il paravento della guerra al terrorismo – quella contro l’irredentismo curdo – aveva utilizzato il codice penale per mettere sotto accusa decine e decine di parlamentari dell’opposizione di fatto imbavagliando il Parlamento. Tutto questo nella cornice degli arresti in massa di militari, il licenziamento di insegnanti e professori universitari, la chiusura delle organizzazioni assistenziali legate al suo rivale politico Gulen, disegna un quadro a tinte fosche della Turchia governata da Erdogan e dal suo partito islamista.

In totale, nel settore dell’istruzione, sono stati allontanati finora almeno 1.617 dipendenti di 41 università turche, mentre 234 accademici sono stati arrestati. Inoltre, 15 atenei sono stati chiusi. Oggi almeno 32 professori universitari e 5 membri del personale amministrativo sono stati rimossi dall’università Afyon Kocatepe, nell’Anatolia occidentale, per presunti legami con Gulen.

Intanto oggi si è tenuto il Consiglio militare supremo, il massimo organismo che decide nomine, promozioni e pensionamenti nell’esercito e che quest’anno è durato un solo giorno, contro i tre del passato. Alla vigilia del vertice, dopo l’epurazione dei giorni passati, altri due alti ufficiali si sono dimessi e 1.700 militari sono stati congedati con disonore.Secondo il Governo, al golpe avrebbe partecipato appena l’1,5% dei militari non graduati e ben il 40% dei generali.

A quanto riferisce il Ministro dell’Interno, Efkan Ala, gli arresti per il tentativo di golpe sono saliti a 15.846, tra cui 10 mila soldati. Il ministro ha precisato che quelli convalidati finora sono 8.113. Comunque vari analisti prevedono altre novità e cambiamenti nei posti di comando, tutte nomine che comunque per divenire effettive hanno bisogno dell’approvazione del presidente Erdogan.

La democrazia turca, laica e liberale, che stavamo appena cominciando a conoscere, rischia in breve tempo di essere solo un ricordo nel silenzio scandaloso dell’Europa e in particolare delle sinistre europee, tramortite dal dramma del terrorismo e dal rebus migranti.

  1. Co.
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