venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Meglio il Bersanellum
Pubblicato il 18-07-2016


Ho scritto due anni fa cosa rifiutavo dell’Italicum. L’ho fatto sull’Avanti e proponendo negli organi di partito le motivazioni della mia contrarietà, che possono ridursi a due essenzialmente. La prima è riferita a questo anomalo doppio turno nazionale che può adattarsi all’elezione di un presidente, e allora si istituisca il presidenzialismo o il semi presidenzialismo, ma non di un parlamento. Non esiste in nessuna parte del mondo (per citare Filippo Turati dico anch’io che non conosco “le leggi arabe-ottomane”) ed è stato partorito dall’idea fissa che debba esserci un vincitore, come se le elezioni fossero il Campionato di calcio. Insomma che la sera delle elezioni qualcuno debba fregiarsi dello scudetto, a prescindere dall’orientamento degli elettori che non sono compagini calcistiche in gara tra loro.

Il vincitore è una persona. Infatti il doppio turno comunale esiste per l’elezione del sindaco, che non è una lista, e non necessariamente la sua elezione si porta dietro la maggioranza in Consiglio. Renzi, pensando a se stesso, voleva invece essere incoronato vincitore attraverso una legge a doppio turno nazionale che in realtà permetterebbe a una lista di deputati di essere maggioranza alla Camera. Ma in Italia, dove non si sono mai eletti direttamente i governi, né i presidenti del Consiglio, e nemmeno li si eleggerebbero con l’Italicum, si camuffa lo stato di diritto con quello di fatto. Il Bersanellum, almeno quel che si scrive sulla proposta di legge della minoranza del Pd, elimina il ballottaggio nazionale e introduce il premio alla coalizione che superi il 38-40 per cento al primo e solo turno.

L’obiezione degli assertori della logica del vincitore è che, qualora nessuno raggiunga quella soglia, allora non ci sarebbe una maggioranza. Che angoscia. Se gli elettori scelgono la strada del pareggio siano rispettati e si cerchi in Parlamento una maggioranza. Questo avviene ovunque in Europa. Facciamo finta di non ricordarci che in Germania, nella solidissima Germania, esiste un governo di coalizione tra Cdu e Spd, che a Londra non molti anni orsono governavano insieme conservatori e liberali, e che perfino nella decantata Grecia Tsipras, nonostante il premio di maggioranza, deve governare con una piccola forza di destra? Allarme. In Italia, dice Ceccanti, saremmo costretti a una maggioranza Pd-Forza Italia o Nuovo centro destra. Da tremare. Perché, se lo sviluppo è fermo e il debito cresce è colpa di Alfano?

Non diciamo sciocchezze e impariamo a rispettare la volontà degli elettori. D’altronde a cosa si ridurrebbe il premio di lista e non di coalizione, e questa è stata la seconda obiezione alla logica dell’Italicum? A creare liste di coalizione, oppure a costringere gli alleati a proporre liste alternative. Senza il criterio delle coalizioni una lista di Alfano, del Psi, di Scelta civica più Verdini, cioè della maggioranza di governo che si presenterà al voto, equivalgono alla lista avversaria dei Cinque stelle o del Centro-destra, perché non contribuiranno all’accesso al ballottaggio della maggiore lista politicamente alleata. Con un paradosso ulteriore (che non esiste nella legge dei sindaci). E cioè che queste liste di alleati politici, ma non elettorali, al ballottaggio saranno indispensabili per arrivare alla vittoria e al premio di maggioranza, del quale però non avranno alcun beneficio. Anzi, gli elettori di queste liste saranno costretti a votare al secondo turno una lista che non solo acquisirà un premio anche grazie a quei voti, ma che al contempo negherà una loro rappresentanza alla Camera qualora al primo turno non avessero conseguito almeno il 3 per cento. Meglio dunque il Bersanellum che reintroduce le coalizioni e, da quel che leggo, anche i collegi uninominali, che eliminerebbero l’assurda discriminazione tra capilista nominati e candidati eletti. E con la tecnica dei capilista plurimi sappiamo che i nominati potrebbero diventare la maggioranza.

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