venerdì, 15 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Migranti. Ungheria sfida l’Ue e indice referendum
Pubblicato il 05-07-2016


Orban-e-junckerUna nuova mannaia arriva sull’Unione europea. Dopo essersi messo di traverso in tutti i modi nell’accoglienza dei profughi, ora il governo ungherese di Viktor Orban chiama direttamente in causa il popolo a esprimersi sulle quote tramite un referendum fissato per il 2 ottobre. Ad annunciarlo è stato il presidente ungherese, Janos Ader, il ministro dell’Informazione Antal Rogan ha poi precisato che l’Ungheria sarà la prima Nazione dell’Ue in cui si voterà rispetto alla discussa politica europea sull’immigrazione sulle quote ai paesi membri, giudicate inaccettabili dal governo di Orban. “Saranno soltanto gli ungheresi a decidere con chi vogliono convivere”. Ma ancor prima della popolazione magiara l’Esecutivo di Budapest ha votato contro il piano di ricollocamento di 160mila migranti tra i 28 Paesi in base a quote obbligatorie, approvato però dalla maggioranza dell’Unione europea.
La notizia sta già provocato sconcerto nelle cancellerie europee, dove in particolare si punta il dito contro il quesito, non proprio neutrale, che verrà sottoposto alla popolazione ungherese e che risponde alle intenzioni di Viktor Orban: “Volete o no che l’Ue possa obbligarci ad accogliere in Ungheria, senza l’autorizzazione del Parlamento ungherese, il ricollocamento forzato di cittadini non ungheresi?”.
In Ungheria l’opposizione democratica accusa Orban di voler portare il Paese fuori dall’Ue, seguendo l’esempio britannico e in base a quanto stabilito da Bruxelles, sarebbero da accogliere e ricollocare circa 1300 migranti. L’Unione europea continua quindi ad accusare colpi e a trattenere il respiro in vista di un’altra consultazione popolare. Inoltre sempre per la data del 2 ottobre si terrà la ripetizione del ballottaggio delle presidenziali in Austria e il timore scampato di una presidenza ultra nazionalista torna a riaffacciarsi in Europa.
L’Europa, dopo aver aver permesso la costruzione di muri e recinti come soluzione alla spinosa questione dei flussi migratori si ritrova ora di fronte alla rinascita del nazionalismo.
Il Presidente Jean Claude Juncker che aveva scherzosamente definito Orban “un dittatore” oggi intervenendo a Strasburgo sulla Brexit ha detto che il problema dell’Unione europea “è che si prendono decisioni che poi non sono attuate” dagli stessi governi che le hanno prese.

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