venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Moda, in passerella
il metallo di una stazione
Pubblicato il 26-07-2016


ANCONA – Una città nella città: odore di olio, di ferro arrugginito, e molto rumore che d’un tratto diventa suono. E una tenda nera che divide in due la piattaforma del binario diventato lo passerella di una sfiata di moda di giovani stilisti anconetani.

Ancona moda 3La voce narrante  di Marcello Verdenelli rompe l’indugio per dare avvio alla performance. Tuttavia non è la metropoli del futuro perché un treno,  utilizzato come scenario con le fiancate ricoperte da graffiti, rappresenta un richiamo al passato, ovvero al Futurismo.

L’evento dal titolo “The black hole” – Fashion, andato in scena, lo scorso 25 luglio, ha richiamo diverse persone. La possibilità di ottenere un’eco di visibilità sul piano nazionale stata grande, ma le scelte della scuola Poliarte di Arte sono state molto restrittive: non più di 160 spettatori. Va segnalato, in questo caso, il lavoro svolto da Paolo Monina, art director, Tunde Stift, regista, Marina Pierantonelli, aiuto regista, Elisa Mazzoni, coordinamento generale. Ancona moda 2

La voce del lettore è calda e invade le officine delle FFSS di Ancona dove è stata ambientata la sfilata. Con sorpresa, però, la scelta dei passi antologici degli scrittori italiani non è stata circoscritta al solo periodo storico a cui gli stilisti della città dorica di rifanno. Tanto da fare pensare che la scelta poco rispecchi la vera e propria idea di modernità dei Futuristi.

Dopo l’intonata lettura di Italo Calvino esce dalla quinta un modello dal volto coperto che sfila nella fossa del sotto treno e poi risale sulla banchina.

Abiti urbani, corpi stretti in tessuti plastificati e cotone; volti oscuri con copricapo blu e scarpe nere con il tacco: tutto indossato da ragazzi giovanissimi in cerca forse “di una ispirazione” per la sera.

Appare una grossa stonatura la lettura dei “Canti orfici” di Dino Campana ma forse c’è voglia di ritrovare il presente nel passato attraverso i simboli più diversi come la purezza dei versi abbinati ai tessuti.

Ancona moda 1L’accordo tra Umberto Boccioni e gli abiti di Francesca Bertei è: vestiti a righe e a scacchi, merletti; oppure pieghe, scolli, orecchini i lunghissimi, trecce che sembrano County invece di essere futurista.  Per poi non parlare dei sandali quasi orientali oppure le scarpe da tennis che le modelle indossavano con un certo orgoglio.

Stravagante è stata anche la celta di Filippo Tommaso Marinetti per l’abbinamento tra arte tessile e parola.

Il Futurismo sintetizza la forma attraverso il colore. Il nero, utilizzato dallo stilita Siro Burini, fa pensare più all’espressionismo tedesco invece di richiamare il Futurismo italiano. Rimane, però, da riconsiderare che il manifesto della moda futurista non prevedeva i bottoni. E lo stilista ha dato voce alle regole dell’eleganza grazie alle tante cerniere degli abiti che si sono sostituite ai preziosi accessori moda descritto anche da Alberto Moravia ne “Gli Indifferenti”.

La collezione più apprezzata è apparsa il “Reciclo”, curata dai giovani designer del 2 anno – Corso Fashion Designer della scuola Politarte. Gli abiti sono messi a confronto con le parole del catalogo dell’Esposizione futurista di Parigi e Londra a cui parteciparono molti artisti vissuti in questo periodo. Belle e stravaganti le modelle di Ascani Nicolò, Barbarossa Viviana, Bellucci Gemma, Bordi Caterina, Cervo Claudia, Crescentini Serena. Tutte con indosso abiti dalle forse geometriche e dai colori in bicromia che erano arricchiti da veli bianchi.
Azzurro… il treno di Adriano Celentano è stato letto per aprire la sfilata quasi tutta maschile con abiti di jeans e stoffe leggere.

Per chiudere l’insolita eleganza anconetana, gli allievi del 3 anno hanno fatto indossare alle modelle abiti dalla foggia post rivoluzione anni ’70. Non sono però mancate delle stonature le labbra ispirate agli anni ’50 oppure un desiderio di patchwork.

Andrea Carnevali

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