venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Novità  su Stalin, sorprese
su Curiel, i conflitti con l’islam 
Pubblicato il 07-07-2016


“La tranquillità del conquistatore richiede la morte dei conquistati”. Questa frase  attribuita a Gengis Khan veniva ripetuta spesso da Giuseppe Stalin, come conferma Oleg V.Chlevnjuk nella recente biografia del dittatore sovietico (“Stalin “, Mondadori). Com’è noto, esiste una vastissima letteratura su Stalin. Non è stato facile quindi per Chlevnjuk (direttore di ricerca all’Archivio di Stato della Federazione russa) trovare qualcosa di inedito. Tuttavia i 25 anni (1929-1953) del “padrone del Cremlino” vengono passati al setaccio con grande rigore scientifico. Il dittatore georgiano era ossessionato dai nemici interni “pronti a tradirlo”. Non si faceva scrupoli quindi nell’emarginare e nell’eliminare tutti coloro che riteneva potessero diventare dissidenti e quindi suoi potenziali nemici. Si calcola che siano stati almeno 60 milioni i cittadini (l’equivalente dell’intera popolazione italiana) che hanno subito discriminazioni, persecuzioni, repressioni, carcere duro, gulag, fino alla pena di morte. Ma vi sono altri studiosi della storia sovietica che fanno salire questa cifra a oltre 100 milioni di persone, Nonostante ciò in Russia sembra alimentarsi il mito di Stalin,banche da parte delle nuove generazioni, incredibilmente definito “un grande stratega militare ”, “un amministratore eccelso “,” una vittima di collaboratori infidi e ambiziosi”. Talvolta anche Putin viene “premiato” sui giornali amici con l’appellativo di “nuovo Stalin”. Chlevnjuk ,considerato il massimo esperto mondiale dello stalinismo,nricostruisce la lunga “carriera” del dittatore, basandosi su testimonianze e documenti, racconta con particolari raccapriccianti gli anni del Grande terrore, con la scia di sangue di milioni di vittime, della collettivizzazione coatta delle campagne e l’industrializzazione a tappe forzate. Un libro di circa 500 pagine sicuramente affascinante che ci aiuta a interpretare in modo approfondito la dittatura sanguinosa del regime comunista dell’ex Urss.

Passando alla storia italiana ci ha positivamente impressionato il saggio di un appassionato studioso, Roberto Gremmo, su Eugenio Curiel (“Eugenio Curiel. Dall’esoterismo all’intrigo funesto”, edizioni Storia Ribelle Biella).  L’autore ha raccontato, con documenti inediti,l’incredibile vicenda di questo antifascista,professore all’Università di Padova, mandato al confino dalla polizia fascista e in seguito (il 24 febbraio 1945) massacrato da una brigata fascista in un attentato a Milano. Infatti, l’obiettivo era il “capitano Neri” (un partigiano molto popolare).   ,che i fascisti cercavano da tempo, ma avevano incrociato casualmente Curiel. Di questo misterioso antifascista si diceva fosse socialista (conosceva bene Pietro Nenni,        era amico di Giuseppe Faravelli,diventato poi direttore di “Critica Sociale” e altri dirigenti socialisti), ma  nella clandestinità frequentava assiduamente anche i massimi dirigenti del Pci. Ora però Gremmo ha fatto un’altra imbarazzante scoperta: Curiel era un seguace delle teorie esoteriche di Rudolf Steiner. Fin’ora non si era mai parlato di questa passione (incompatibile, tra l’altro, col marxismo).b.  Anzi i comunisti hanno sempre minimizzato,parlando solo genericamente di “un martire dell’antifascismo” senza fare mai riferimento ai suoi studi esoterici.

C’è un piccolo libro che mi ha particolarmente incuriosito. L’autore è Arthur Alexanian ,un giramondo di origine armena. Ha vissuto negli Usa, in Canada, in Nord Africa, in Medio Oriente  e, infine, a Firenze. Si occupa di politica ambientale e di poesia ed ora anche di memoria (“Il bambino e i venti d’Armenia”,Ibiskos Ulivieri) .Nel libro si raccontano frammenti di vita del popolo armeno, così come sono stati narrati all’autore sin da bambino. Sono flash di dolore, di gioia, di sofferenze vissute dai parenti, dai nonni, amici, conoscenti. Un modo originale di ricordare lla tragedia di un popolo che ha avuto quasi due milioni di vittime per mano dei soldati turchi e delle bande di criminali al loro servizio.

Infine, due segnalazioni con riferimento all’Islam. Il primo è di un grande esperto di  cultura musulmana,Franco Cardini (“Il Califfato e l’Europa”, Premio “Città delle Rose” 2016).

Cardini ricostruisce mille anni di rapporti tra Islam ed Europa,dal Medio Evo ai giorni nostri. La storia è complessa, in un’alternanza tra pace e guerre: un amore e odio che dura sino ad oggi. Dalla nascita di Israele,all’Egitto di Nasser,alla Libia di Gheddafi ,alla guerra fredda e ai conflitti di oggi, con gli errori commessi dalle nazioni europee e le incerte prospettive  che si presentano,anche per le inquietanti ondate di migrazioni Africa-Europa .E ,con le impreparazioni e le divisioni  del vecchio continente, la “questione islamica” è destinata a durare a lungo.

Infine, “Islamismo e democrazia” di Riccardo Redaelli (edizioni Vita e Pensiero). Redaelli,che è docente di geopolitica all’Università Cattolica di Milano, analizza il fallimento delle “primavere arabe”,approfondendone  le diversità  dell’Islam nelle differenti realtà nazionali, a seconda delle etnie,la storia e le culture . Sono altresì diverse profondamente le concezioni di democrazia,di libertà e di tutela dei diritti umani nei paesi islamici rispetto agli stessi valori del mondo occidentale. Tener conto di queste diversità storiche  e religiose è fondamentale per poter intervenire in modo più appropriato,rispettando tutte le culture e prevenendo più efficacemente  – quando è possibile – la violenza e le guerre.

Aldo Forbice

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